A volte

A volte come se la vicinanza
fosse solo materiale,
come se le nostre anime
provenissero da galassie diverse.

Come se la vicinanza
fosse solo fisica,
come parlare due lingue differenti
le tue parole mi scivolano via.

A volte come se la vicinanza
fosse solo casuale,
come mettere nello stesso vaso
un fiore vero e uno di plastica.

A volte mi chiedo,
altre i sensi di colpa,
altre ci provo, mi sforzo,
altre mi viene naturale:
mi sto lentamente abituando.
Non so più ormai
dove comincia la recita e dove finisce.

Primavera – Inverno

Non sono bravo,
davvero un po’ goffo,
cerco, ci provo,
vorrei farti capire
che è primavera,
ma finisce sempre
che le parole son troppe
o troppo poche.

Fa ridere che quando è inverno
diventano magicamente giuste,
solo che sono gli alberi
che non germogliano più.

Anni dopo

Di notte i vagiti del bimbo
lasciato solo nella sua stanza,
anni dopo la sua paura inconscia,
la sfiducia nelle persone,
qualsiasi cosa per un istante di pace.

Di notte i vagiti del bimbo
che implora lacrime d’affetto,
anni dopo la sua paura inconscia,
l’insofferenza, l’ansia di unirsi:
unico modo per ricomporsi.

Di notte i vagiti del bimbo
che dispera il suo abbandono,
anni dopo la sua paura inconscia,
l’ossessività e le dipendenze
una vita ricoperta d’iridio.

Malinconia

Momenti in cui:
malinconia.
Passato,
attaccamento,
e poi emergono
antiche emozioni,
Immagini
di un cielo stellato:
l’infinito correre sulla mia pelle
come fosse vento…
…forse…
…forse è il cielo
la mia nostalgia ancestrale,
quando il suo blu
si fonde, laggiù in fondo
con l’oceano,
e respirando l’eterno,
seduto sul muretto del porto,
mi ritrovo oltre il mio corpo,
divento cielo, divento mare,
assaporando per un’istante
la pace di essere,
finalmente,
a casa.

Spietata unicità

Mi è bastato un assaggio
per rimanerne stregato,
eppure la bellezza di quel fiore
l’ho conosciuta, forse appena,
esplorata assieme
al fiore stesso mentre mi si apriva,
e conosceva se stesso
attraverso i miei occhi,
quel profumo inebriante
che ho potuto sentire
per quel momento infinito
finchè è durato, ed ora,
ora non ne accetto l’impermanenza,
l’amarezza di quella verità
spietata di ciò che è unico
e non ne esiste copia
nè v’è modo che ritorni.

Sangue e spine

Ho un sasso incandescente nel petto
un peso che brucia
come un pugno nello stomaco,
spiantato straniero
senza radici a casa mia,
non c’è più scopo alla mattina
se non gioisco più al tuo fianco.

Eppure il tuo amore era un rovo
che più m’avvicinavo più mi ferivo,
ho scelto così triste l’addio,
la sopravvivenza del vuoto
al sangue delle tue spine.

Giacomo

separazione

Devo oggi alzare gli occhi
ed osservare l’orizzante,
che la speranza mi viva
lontano da questa palude.

Ogni passo una conquista,
ogni metro sprofondo,
ho un fango che mi lega
come l’amore triste il cuore.

Non c’è oggi rondine in cielo
nè fiore nei prati,
c’è solo un vuoto assordante
l’urlo di un’anima costretta al silenzio.

Mi scrivo solitario dal mare
– vedo riemergere i ricordi dall’acqua –
mi chiedo perchè ritornino spettri
i dolori che ho sepolto ancora vivi.

Non c’è acqua che sciolga davvero
la salsedine della sofferenza,
non c’è lacrima che svuoti serena
l’amarezza di un amore appassito.

Così il richiamo del pianto
è come la morte per il suicida:
ciclica irresistibile condizione
il terrore di abbandonarmi ad esso.

Giacomo

Inverno

Maelstrom di lancette,
minuti come secondi,
fiori di croco tra la neve,
ed è già passato un anno

Quattro stagioni come se fosse sempre primavera,
poi quattro parole come mattoni
messi nel fuoco al posto del legno.
Un passo indietro, un altro,
e non si esce più da questo inverno.