Informazioni su Giulia Maria Miscioscia

Cantante ed attrice. Sito web personale: www.giuliamariamiscioscia.it I'm a soprano, biography on my personal web site: www.giuliamariamiscioscia.it

Spirito vivo che si rivela in una forma

Il compito dell’artista non è di scrutare in cerca di una lontana vita moribonda, il suo compito è la creazione vitale. Non fa per lui un lavoro con espressioni a malapena comprese, senza contenuto; deve piuttosto lavorare con sicurezza, esprimendo se stesso chiaramente ed in modo distinto all’interno del mondo delle forme della propria arte. A questo fine egli deve guardare nel cuore di questo mondo e possederlo interamente. […]

L’essenza caratteristica dell’arte sta precisamente nella rivelazione di un contenuto spirituale – l’Idea – attraverso un’incarnazione nella materia. […]

Senza la calda luce di un cuore infiammato d’amore non c’è arte. Ma ardore senza luce, passione senza avvedutezza, azione senza chiarezza – ciò può solo consumare e mai creare. L’arte vera non è mai il prodotto di una fredda officina, ma nemmeno il frutto di una incandescenza demoniaca. Arte è ragione in apparenze sensibili; la ragione è la sua premessa ed il suo contenuto.

Adolf Bernhard Marx

Adolf Bernhard Marx (1795 - 1866)

da “Die Lehre von der Musikalischen Komposition, Praktisch-Teoretisch”, Leipzig, 1868 (7a edizione)

P.S. Ringrazio il mio professore di armonia per averci proposto questa splendida lettura.

Giulia

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1540: La lista della spesa della Confraternita del Santissimo Crocifisso in Roma

“Baiocchi ventuno sono per tanto vino compro per li frustatori; e più, baiocchi quindici sono per una libra di confecioni compri per li frustatori”

(da: Lino Bianchi, Carissimi, Stradella, Scarlatti e l’oratorio musicale)

Ecco la lista della spesa che nel 1540 faceva la Confraternita del Santissimo Crocifisso a Roma in occasione delle processioni di Pasqua. Il che significa che durante le processioni del Venerdì Santo la confraternita sosteneva gli uomini che si frustavano in pubblico, appoggiandoli economicamente con cibo e medicinali.

Il vino serviva infatti per medicare le ferite al termine della giornata e le confecioni (confetture di frutta ricche di zuccheri) per dare energia ai flagellanti, certamente scelti tra i massimi professionisti del settore, durante il cammino e farli resistere più a lungo.

F.Goya, Flagellanti (particolare)

In questo modo la prestigiosa confraternita poteva offrire la processione più sensazionale, mantenersi i favori delle famiglie papaline che le elargivano ampie donazioni, nonché fare un figurone col popolo suggestionabile e con i turisti, tranne però con Michel de Montaigne, che, sconvolto, osservava nel suo diario di viaggio:

“Ogni sodalizio comprende un coro numeroso che non cessa di cantare per tutto il percorso, e in mezzo alle file una schiera di penitenti che si fustigano con delle corde: ce n’erano almeno cinquecento con la schiena tutta scorticata e sanguinante da far compassione. E’ un enigma che non riesco ancora a spiegarmi”.

(M. de Montaigne,  Journal de voyage en Italie, 1580-1581)

La Confraternita del Crocifisso nacque a Roma nel 1521, in un momento di massima necessità, quando Roma era invasa dalla peste. L’immagine semplice di un crocifisso ligneo sopravvissuto ad un incendio era per il popolo, disperato e superstizioso, motivo di speranza e culto.

Come al solito alla Chiesa Cattolica bastava poi pochissimo tempo per incastrare ogni  pericoloso moto di fede semplice e spontaneo nella macina implacabile dei suoi interessi privati, rendendolo estremo, spettacolare e falso.

Giulia

La monnezza del pensiero che genera poesia

I rifiuti sono negazioni che rimuoviamo volontariamente dalla nostra vita; o anche involontariamente, per superficialità, inerzia, dimenticanza, paura. Oggetti che riteniamo di non poter più utilizzare, scarti della vita, marcescenze che ci infastidiscono, scomodo surplus che ingombra il cammino e sporca la vita.

Questo avviene anche con il pensiero: ci insegnano oggi che per vivere bene occorre sbarazzarsi delle riflessioni scomode e compromettenti, responsabilizzanti, scandalose, vergognose, depressive. E’ fastidioso guardare in faccia le parti più brutte nostre e del nostro mondo, ci vuole un gran coraggio, ed è più comodo evitarle facendo una strategica pulizia o lasciare che siano gli altri a smaltirle.

Eppure la poesia e la speranza per me nascono soprattutto da qui, dal rifiuto, dallo scarto, dal rigurgito, dalla smorfia di disgusto di dolore di rabbia nei confronti del presente:

1967 – Dino Buzzati, Urlo

Grazie allora a chi parla di mafia e narcotraffico,  dell’isolamento dei portatori di handicap, di immigrazione e razzismo, di tossicodipendenza, di eutanasia, aborto, omosessualità, di un’Italia indebolita da un cattolicesimo inutile; grazie a chi denuncia la propria condizione di lavoratore precario o di disoccupazione, a chi si sdegna dell’attuale immagine della donna e dell’abuso dei minori,  a chi comprende e rende noto che se gli studenti in manifestazione agiscono con violenza fanno solo il gioco voluto dai nostri politici al governo.

Parliamo assieme di tutto questo, parliamone a lungo. E poi ripartiamo da qui: perché da qui nasce l’idea di un sogno comune di poesia, da qui nasce lo sforzo per riproporre la dignità nostra e del nostro paese. Se non prendiamo coscienza del mostro che ci vive ogni giorno accanto nelle nostre vite quotidiane, esso ci ingloberà nelle sue viscere più profonde. Lentamente la nostra vita di persone alienate diventerà un’abitudine e per sempre ci abitueremo alla pubblicità battente degli schermi televisivi nelle stazioni dei treni e delle metropolitane, allo spaccio nel parchetto dietro casa, alle pasticche in discoteca, all’ubriaco lasciato solo il sabato sera accasciato per terra, ai cinquecento euro di stipendio mensili. E se lentamente un pomeriggio d’inverno ci scenderà una lacrima di malinconia sulla guancia, non sapremo nemmeno più ricordare che cos’è che ci manca.

Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale
siccome i ciottoli che tu volvi,
mangiati dalla salsedine;
scheggia fuori del tempo, testimone
di una volontà fredda che non passa.

Altro fui: uomo intento che riguarda
in sé, in altrui, il bollore
della vita fugace — uomo che tarda
all’atto, che nessuno, poi, distrugge.

Volli cercare il male
che tarla il mondo, la piccola stortura
d’una leva che arresta
l’ordigno universale; e tutti vidi
gli eventi del minuto
come pronti a disgiungersi in un crollo.

Giulia

Poesia di Eugenio Montale