A piedi nudi

Cammino in un giorno di pioggia nella mia città.
L’acqua entra nei sandali e penso a come sarebbe camminare a piedi nudi.
Probabilmente sceglieremmo dove è meglio mettere i piedi, un po’ come fanno i cavalli quando escono in passeggiata e forse strade e mari sarebbero più puliti.
Porremmo più attenzione ai nostri passi, con meno distrazioni, meno telefoni alla mano ma solo presenti a sentire il terreno, la temperatura e a guardare la nostra strada.

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Cose perse

Milano è piena di cose perse, di guanti, elastici e capelli.

Indago sulla felicità del fatto che diventino miei.

Ho un cappello grigio, uno nero, uno a righe, un berretto e dei guanti caldi. Ho un bellissimo quadro e una sfilza di sciarpe.

Ho perso l’abbraccio di mia madre e non ho chiaro cosa sia l’amore di un padre.

Mi piacerebbe un giorno smettere di cercare.

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foto: Serena S.

Giallo

Mi hai aiutata ad uscire e così ho visto il giallo delle foglie mentre cercavo il calore del sole ad una fermata del tram.

Sono uscita nel giorno più difficile della settimana: la domenica.

La domenica perché è il giorno della famiglia, del pranzo dalla nonna o della chiesa per chi crede. È il giorno dove le mancanze o le rabbie ti inchiodano al divano o ti fanno entrare in una tv.

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foto: Serena

Fotografia

c’è  un uomo che aspetta immobile fuori dalla porta un uomo che questa sera non gli aprirà.

c’è un altro uomo che trova riparo in cortile e nell’alcol.

questi due uomini non hanno un tetto, li vedo spesso in zona e li osservo, ma loro non sanno di me.

guardo in alto dove so che c’è un altro uomo che ha trovato una donna che si prenderà cura di lui.

è per me necessario essere presente e aprirmi per vedere storie, è necessario guardare altrove per sperare in altro o distrarmi.

foto: Serena

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Fumo

Il mio cuore accelera ogni volta che ti sento e la mia temperatura sale.

io fumo mentre i tuoi polmoni bruciano.

sei delle urla in ospedale con la tua solitudine che ti inchioda in una verde astanteria.

non sei padre ed io non sono figlia.

sono figlia e tu sei mio padre.

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Gioia Mia

Mi chiami “Gioia Mia”, mi aggiusti il colletto e mi chiedi se ho mangiato e cosa.

Silenzi, parole e passi scandiscono la nostra ora giornaliera che riusciamo a concederci ormai da tempo.

Ti chiedo di abbracciarmi e quel giorno lo fai più forte.

Era l’ultimo giorno in cui queste cose potevano accadere.

Mancano quelle piccole mani non curate, tu che fumi una sigaretta, tu che sorridi come una bambina e mancano le tue uniche e solite domande.

Manchi tu.

IMG-20171118-WA0006[1] Foto: Serena S.