Informazioni su Carlo Congia

Si potrebbe dire molto di me, ma occorrerebbe farlo con parole inutili.

Breve storia del Tutto – Un racconto fantastico

Hotel del Disinganno

I

Nel cielo una lunga scia di nuvole, simile ad una lama insanguinata dal sole al tramonto, invisibile dietro le case, illuminava di una luce irreale la stradicciola e i pochi passanti.

La sera già volgeva alla notte quando il Signor G., come suo solito dal ritorno dall’ufficio, si fermò in una delle bancarelle di libri usati sotto i portici. Per tutta la vita, sin da piccolo, aveva coltivato un’unica passione: i libri antichi.

A questa passione, purtroppo, poteva dedicare solo pochi soldi, e anche questi non senza sacrificio, messi da parte dal suo magro stipendio di impiegato statale. Così, non potendo acquistare i libri in negozi di antiquariato né tantomeno in aste dedicate a ricchi collezionisti, rovistava spesso fra le bancarelle di libri usati con la speranza che qualche raro esemplare, proveniente dallo svuotamento di una vecchia libreria o soffitta, cadesse dentro la sua piccola e malandata rete di…

View original post 8.060 altre parole

Annunci

Macchina per cinguettio

Hotel del Disinganno

Paul Klee: macchina per cinguettare P. Klee: macchina per cinguettare

Importa forse al cardellino
Se la sua gabbia
Ha graziosi capitelli
E la chiudono inferriate
d’oro cesellato?
.
E meno terribile è il suo canto
Se a dissetarlo
È l’acqua attinta
Da una vaschetta di splendido cristallo?

.

View original post

Di uno strano viaggiatore

12670655_1038628926210086_3934672286888792427_n

Se potessi, partirei senza assentarmi

saluterei chi rimane e chi raggiungo.

Respirando l’aria dei moli dal mio letto

le grida dei gabbiani e delle grù

miste al dolce ticchettio della mia sveglia

sarei dove non sono o potrei essere.

 

Partirei per terre selvagge e misteriose

lasciando un biglietto di commiato

che troverei io stesso, l’indomani

appuntato nel frigo con magnete.

 

Leggerei quelle parole di abbandono

e verserei una lacrima di addio

a quel gesto da poeta superato

appoggiato alla spalla consolatrice

del me stesso che è rimasto..

50 sfumature di giallo – (capitolo primo)

Hotel del Disinganno

PROEMIO OMERICO

 

Nella ferace Sardegna, isola cara al dio contrabbandier di droghe, v’è una contrada nomata appo le genti Gonnospè. E genti gonnospediche l’abitano, famose nel mondo per l’odoroso formaggio e la sagace andatura. Ivi s’erge una torre che uom vede da lungi, a meno che la vista non abbia monca e bisogni di sagge lenti molate in quel d’Olanda, o RayBans poggiati su naso aquilino a dimostrar conoscenza dell’ avvenenza maschile.

Ivi i possenti morti hanno riposo, che furono santi e nobili gesta fecero apostolicamente di Dio spargendo buona novella. E fra dessi il Santo patrono, Gonario da Torres, che meraviglie fece fra i gentili e sommi miracoli sparse pel mondo: moltiplicar di pani, di pesci e di spermatozoi, sermoneggiar sermoni a miscredenti, dare da bere ai ciechi, guarire gli assetati, risollevar pulzelle disfiorate, mettere carri davanti (ma financo dietro) ai buoi.

Tale turrita torre è sita in…

View original post 609 altre parole

Shopping

Hotel del Disinganno

Il giovane entrò nel negozio con la testa china. Si avvicinò al banco, dietro il quale troneggiava un uomo grosso quanto un armadio, vestito di un camice unto, con le maniche arrotolate sino ai gomiti e le braccia pelose conserte nel vasto petto. L’uomo guardava il ragazzo come dall’alto di un pulpito, quasi in attesa della sua ammissione di colpa.

Il ragazzo si fece ancora più piccolo e si strinse nel misero cappotto. Non alzò neanche lo sguardo quando parlò. Le sue parole erano sommesse come il sospiro di una corrente che trapassa una soglia socchiusa.
– Vorrei del silenzio
– E quanto ne vorresti? – chiese l’uomo del banco
– Non so… ho solo queste…
E nel dirlo trasse dalla tasca un piccolo fagotto, formato da un fazzoletto, neanche tanto pulito. Lo svolse con cura, sempre col viso chino.
Sollevando la mano rovesciò il contenuto del fagotto. Sul piano…

View original post 124 altre parole

Il retrobottega dell’universo

retrobottega

Il maestro lo guardava
Ma come guardando le nuvole
Attraverso di lui.

E appese alle nubi tutto il corteo
Dei sogni inespressi
Quelli che il Mondo
Non avrebbe mai potuto permettersi.

Il maestro lo guardava
Ma come si guarda il ricordo di un fiore

Con le palpebre chiuse
Col respiro che lento
Partoriva universi
Lui ricordava quel sogno:
Quando un tempo, forse
Era stato vivo fra i vivi.

#