Nascita (7)

 

Stella Morra  scrDSC_0198ive che noi non nasciamo noi stessi. Se siamo fortunati moriamo noi stessi. E la vergogna che sovente ci capita di provare è la cifra della distanza tra noi e noi stessi. Questa è la prima conseguenza del peccato: la fatica di diventare se stessi. Ma Dio ha detto una Parola di benedizione. Non è opera impossibile diventare sé, e sposare la propria vita.

Nadia

 

 

Foto: Parigi 2013

Nascita (6)

Lasciar spazio all’inatteso come una cicatrice di 12 punti

Naturale violenza primordiale

In precario equilibrio tra la vita e la morte

DSC_0243_2Scoprirsi genitori non per atto di volontà ma per accettazione

Scoprirsi genitore e riconoscersi intimamente figlia

Lasciarsi nascere nuovamente

Accogliere il limite della vita

E di questo farne la propria felicità.

 

 

Nadia

 

La vita altrove

Ieri mattina, entrando in ufficio, mi sono accorta che hanno violato la mia identità, il mio profilo virtuale, la mia pagina yahoo. Ci sono entrati dentro e hanno disposto della mia rubrica. Oltre a violare me hanno cercato di fregare i miei amici, usando la mia identità. Hanno sorpassato indebitamente un confine, di fatto, inesistente, che non esiste da nessuna parte nella realtà reale, ma esistente in una realtà virtuale. E mi sono sentita violata nell’intimo di me medesima corporale. Ho cambiato password. E cambiando password, improvvisamente, si è cancellata la mia identità passata. Tutti i miei contatti perduti, tutta la corrispondenza persa. Come se fossi rimasta sola al mondo, come se fossi sparita per il mondo. Mi è mancato il respiro e mi sono sentita letteralmente venire meno. Eppure respiro, eppure fisicamente sto bene. Eppure gli amici non sono spariti, anzi!!

Nadia

To shoot

Scattare delle foto è definitivamente come sparare. Silenziosi, spesso si “attacca” alle spalle, all’insaputa della preda. O anche frontali, se, disponendo di un buono zoom, la distanza nasconde la presenza. Si prende la mira, a volte si attendono secondi, con l’occhio nel mirino, poi, all’improvviso, si spara. Ora o mai più. O la si sa cogliere, o la si perde, l’immagine in strada, già divenuta altra immagine. E l’ebrezza di aver centrato l’attimo esatto è quella del cacciatore che ha colpito al cuore l’uccello in volo. In quell’unico sparo, la potenza della verità, che annienta, che immortala, che cristallizza il presente, aldilà del tempo. Perchè fotografare uno, soprattutto a sorpresa, è un po’ come ammazzarlo. E’ come appropriarsi indebitamente di un segreto intimo altrui. Come credono gli indigeni, che quando scatti una foto a una persona, le rubi l’anima.

Nadia

L’abito, il velo

Tessuto croccante, fresco,

sporco di antico,

di armadio in cui lungamente ha riposato,

leggermente rigido

come a sostenere dame e principesse di castelli lontani.

Fili leggeri di cura ricamata,

come a coprire, velare e infine rivelare

la grazia che sul capo si posa,

sposa, discende.

Storie e passati che diventano presente,

due vite che si annodano, si aprono, si parte!

Nadia

Notte prima, prima notte

In attesa

spalancata sul vuoto

sull’abisso

in attesa del giorno nuovo

che giungendo

supera ciò che era

e indica ciò che sarà

nello spazio di una promessa

lunga un soffio di sì

ed è già la prima notte.

Nadia

Famiglia

Quando uno di casa, intimo, viene a mancare, muore,
crea un vuoto così grande e naturale
che chi resta, per forza di cose,
è come attratto da una forza centripeta
su quell’assenza.
La mancanza svela il possibile,
mostra l’insperabile.
Su quel vuoto ci si riconosce famiglia.

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In coda,
per entrare all’interno del Giardino del Requiem eterno.
Come quando c’è la coda al supermercato.
Come quando in ospedale c’è sovraffollamento per le nascite.
Cappotti grigi e neri in attesa tra auto e corone di fiori,
ciascuna che racchiude un dolore privato,
una mancanza,
un vuoto che non si colmerà più.
E sulla soglia di ingresso,
tra chi entra e chi esce,
l’incrocio di sguardi tra sconosciuti
portatori di dolori diversi
abitati dall’unico dolore.
Ci si riconosce famiglia.

Nadia

Dolore a metà

Fino a ieri mi era indifferente.
La sua storia non tangeva la mia.
Poi la notizia.
E’ abitato da un dolore.
Si squarcia il velo, che scopre
la carne viva.
Che riconosco carne mia.
Ma nello squarcio l’abisso:
il dolore degli altri
è dolore a metà

nadia

Stella

Il viso toccato dalla luce
poi adombrato
poi ancora inondato di luce.
Gli occhi, mentre parla, che brillano.
E’ bella.
La guardo.
Vorrei scattare una foto
e trattenere tutta quella grazia di luce.
Lei, che è tanta,
e solo uno sguardo disattento
direbbe grassa.

Nadia