Informazioni su Niccolò

Non prendersi sul serio è il primo passo verso la saggezza.

Ospedale di S.Chiara.

Nella migliore tradizione del surrealismo boicotto-kabulliano (i soprannnomi storici mio e di Stefano), la storia de “L’autunno di sbieco” prende vie sempre più assurde e così all’Ospedale Santa Chiara di Trento si svolgono una serie di scene strampalate di pianti collettivi e di battaglie campali fra i carabinieri guidati da Alberto Tomba e un manipolo di Schutzen a difesa dell’autonomia tirolese contro le ingerenze statali.

Mitteleuropa e Balcani.

Decisamente due ambientazioni geografiche che sono sempre state fonte di ispirazione del mio amico Stefano. Il caro buon vecchio Cecco Beppe e la Sarajevo del 1914 rientrano quindi perfettamente nell’immaginario che sta dietro a “L’autunno di sbieco”. E visto che razionalmente non c’entrano una cippa deve intervenire l’elemento magico, che non guasta mai.

Il dottor Ottobrunn

Il dottor Ottobrunn, personaggio viennese ottocentesco trasportato a viva forza nel 2012 de “L’autunno di sbieco”. Per gli abiti mi sono ispirato ad alcune foto di Hermann Hesse e di Bertrand Russell, per la sua follia da invasato invece mi hanno dato spunto alcuni incontri fatti da me e amici con vari appartenenti a sette religiose con cui ci siamo trovati a chiacchierare per strada o a casa.

Piega

Ed ecco Piega, l’amico del protagonista de “L’autunno di sbieco”, che in effetti da anche il nome al racconto stesso, visto che il suo soprannome gli deriva dai racconti più o meno credibili di pieghe estreme eseguite con la sua Kawasaki sulla strada che va al passo del Cimirlo. Primi esperimenti di disegno di motociclette (un dramma, al pari degli aeroplani del Barone Rosso che mi hanno fatto momentaneamente desistere dal disegnare il seguito delle sue avventure) ma anche di ritrattistica ad acquerello.

Il berretto di volpe.

Questa è la prima illustrazione de “L’estate di sbieco”, un surreale racconto a puntate che sto scrivendo a quattro mani sull’onda de “L’estate dei mughi smarsi”, pubblicato anche qui.

Il personaggio è la voce narrante, non nominata (solo in seguito si verrà a scoprire il suo nomignolo “Natica”), che in una calda giornata di inizio settembre si mette senza alcun senso cappotto e berretto di pelo di volpe per uscire a passeggio.