di stanza

Nel tracimare dell’ora

il sangue non rapprende,

la falena non si cheta,

sboccia il nasturzio

della nostra stagione inquieta.

Annunci

Meno quattro gradi

 

Per un istante ho sperato che il gelo

cristallizzasse le mie labbra sulla tua guancia,

lasciandoci uniti così

a battere i denti,

morti d’ardore

morti di stenti.

 

Dasht-e Kavir

Lo sguardo si allunga ad abbracciare

paesaggi di polvere, pietre, sterpi.

Si allenta la morsa che sentiamo dentro,

siamo superficie e limite,

orizzonte di noi stessi.

Profumo di rose selvatiche portato dal vento.

La caduta

Seduta sul divano mi guardi
con occhi dal passo incerto,
incespicanti,
chiedi
Sono caduta come cadono i vecchi,
sono vecchia?
Domandi e affermi,
cercando di colmare
quel tratto di futuro sdrucciolevole:
spazio vuoto, gradino, inciampo

Box

Questa mattina ho incontrato m1776io padre
Per caso
Giù nel box
Ed è accaduto qualcosa:
Ho riscoperto il suo odore.
Il suo odore è una mano sui capelli
che mi sveglia al mattino,
Il suo odore è un abbraccio

Pep

Foto: Gegio

Abbraccio

Il capo, testa dura, il mio,

sulla tua spalla,

un pizzico di sale, zucchero e noce moscata,

nell’incavo del collo,

il capo, il mio, il tuo,

si molge.

Chiudo gli occhi

e tu come un esile velo m’avvolgi,

come un agile drappo danzante,

 mi dai senso nuovo:

tra le tue mani intrecciate

sono un’opera di Christo e Jeanne Claude.

Museo

Guardo.

Guato.

Loro guardano opere d’arte,
io li guardo guardare opere d’arte.
Seduto con la mia seggiola nera
ad un angolo del salone.

Il primo giorno sedevo
davanti ad un Matisse,
anch’io,
come loro,
ero concentrato,
attento,
anche se non ho studiato.

Niente.

Io le tele non le capisco.

Ma poi osservo le persone, i loro volti
che si colorano, illividiscono, si fanno cupi,
come invecchiano, avvampano,
tutto d’un colpo ridono.
Allora tutto si fa più chiaro,
e forse capisco.