Abbraccio

Il capo, testa dura, il mio,

sulla tua spalla,

un pizzico di sale, zucchero e noce moscata,

nell’incavo del collo,

il capo, il mio, il tuo,

si molge.

Chiudo gli occhi

e tu come un esile velo m’avvolgi,

come un agile drappo danzante,

 mi dai senso nuovo:

tra le tue mani intrecciate

sono un’opera di Christo e Jeanne Claude.

Museo

Guardo.

Guato.

Loro guardano opere d’arte,
io li guardo guardare opere d’arte.
Seduto con la mia seggiola nera
ad un angolo del salone.

Il primo giorno sedevo
davanti ad un Matisse,
anch’io,
come loro,
ero concentrato,
attento,
anche se non ho studiato.

Niente.

Io le tele non le capisco.

Ma poi osservo le persone, i loro volti
che si colorano, illividiscono, si fanno cupi,
come invecchiano, avvampano,
tutto d’un colpo ridono.
Allora tutto si fa più chiaro,
e forse capisco.