baščaršija

 

momenti in viaggio fluido i pensieria3ad00da2764b853f1dc3a5d5686cad7
tra terre dogane di tempo mai perso
scenografie di memorie sulla fiamma
eterna porta di confine e abbraccio

marmi e minareti profumo di passato
splendore madido di vite nello scorrere
splendore di rame e diavoli di miele
un fiume di ponti e fango dalle colline

il timido sorgere dopo la pioggia

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Il dio dei credenti

Il dio dei credenti
non è
come noi
che dopo un certo
tempo
imploriamo una svolta
una fine
basta.

 

 

Lui invece
non si stanca
di aspettare
di guardarti
e nota la prima
piccola curva
all’insù.

Seme d’un sorriso.

Foto: Danimarca 2010

Sconosciuto

Non capisco perché non riesco a fissare il tuo volto nella mia mente e, perché, giuro, non ricordo se hai la barba oppure no.
Perché non riesco a far decelerare i miei battiti e perché cerco di capire se hai gli occhi buoni.
Perché continuo a voler venire io da te come a voler proteggere qualcosa.
Perché hai potuto farmi perdere il sonno con un battito di ciglia.
Perché? Bisogno? Ma di che?
Paura? Di tutto

 

Foto Serena S.

 

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Lasciarsi toccare

Come molti neo-genitori, ho seguito un breve corso di massaggio infantile.
Ecco qualche appunto sparso sul tema.

I neonati integrano più facilmente nel proprio schema corporeo le parti che vengono toccate, nude. E se anche per noi grandi funzionasse un po’ così? Forse anche nel nostro caso esistono soltanto le parti di noi che lasciamo – almeno ogni tanto – esposte allo sguardo altrui, e al contatto. Le parti che invece teniamo sempre nascoste, sempre protette a un certo punto smettono di esistere perfino per noi stessi.

Toccare è sempre reciproco: chi tocca è anche toccato, inevitabilmente. Se massaggio il mio bimbo, la sua pancia è toccata dalla mia mano, e la mia mano dalla sua pancia. E’ dunque un’esperienza intima per entrambi, ché anche toccare espone, non solo lasciarsi toccare.

Il contatto è generativo: una mano e una pancia che si toccano sono qualcosa di nuovo e di più della mano e della pancia prese singolarmente. Allora occorre curare sia il momento dell’avvio del massaggio (chiedendo il permesso prima di massaggiare) sia il momento della fine (staccando delicatamente e lentamente le mani, in modo che la transizione sia graduale).

Il massaggio produce sempre un effetto, anche se non immediato. Più una pancia (o una gamba, o una schiena…) è massaggiata, più – in qualche modo – “matura”.

Casa

È  molti anni che porto lo zaino in spalla. Zaino per la bici, zaino per l’estate, zaino per la pioggia, zaino per il viaggio. Zaino, di solito mediamente grande e mediamente pesante. Pieno di cose come se dovesse essere casa. È così difficile stare lontani da casa?

oggi ho comprato una borsa, è vintage, non mi piace ma è una borsa. Lo vuoi il mio zaino che io provo ad indossare una borsa?

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foto Serena S.

Preghiera semplice

Dio delle madri
insonni
a vegliare su pensieri
appuntiti e disordinati
come chiodi in una scatola
a vegliare su figli
malati e pieni
di paure
fa’ – ti prego –
che le mie carezze
restino
ingombranti e ostinate
fa’ – ti prego –
che il mio piccolo
ci scivoli sopra, c’inciampi contro
quando tagliente e ruvido
quando buio e stanco
fa’ – ti prego –
che le trovi
senza cercarle.

Per Te, Per Me

Tra la neve e la pioggia, rinuncio alla neve.

Perché se ascolti la prima, qualcosa ti porta via, un battito di troppo, un pensiero, un sospiro.

Perché se c’è, la cerco nel sonno e perché le volte che la guardo mi pare magia. Così fine, così tanta…

Così… la pioggia.

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Foto Serena S.

Emerso e inviolabile

Il vomere delle parole
incide un solco nei tuoi occhi.
Lo vedo mentre
squaglia la brina della notte
rugiada d’un tempo
nell’ascella del tuo stelo.
Il verde si fa
brillante come goccia
su cui prezioso inciampa
il sorgere del sole.
Così dai tuoi nascosti
inviolati spazi
un giglio reciso rimette radici
e quando accade
torna primavera
un po’ per tutti.
Porti un corno di cerbiatto
come ciondolo o segno
del patto segreto col bosco,
di quanto in te
ancora di magico giace
al piede del grande albero
invisibile ai versi
inviolabile al vomere.

Giulio