Giallo

Mi hai aiutata ad uscire e così ho visto il giallo delle foglie mentre cercavo il calore del sole ad una fermata del tram.

Sono uscita nel giorno più difficile della settimana: la domenica.

La domenica perché è il giorno della famiglia, del pranzo dalla nonna o della chiesa per chi crede. È il giorno dove le mancanze o le rabbie ti inchiodano al divano o ti fanno entrare in una tv.

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foto: Serena

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Fotografia

c’è  un uomo che aspetta immobile fuori dalla porta un uomo che questa sera non gli aprirà.

c’è un altro uomo che trova riparo in cortile e nell’alcol.

questi due uomini non hanno un tetto, li vedo spesso in zona e li osservo, ma loro non sanno di me.

guardo in alto dove so che c’è un altro uomo che ha trovato una donna che si prenderà cura di lui.

è per me necessario essere presente e aprirmi per vedere storie, è necessario guardare altrove per sperare in altro o distrarmi.

foto: Serena

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Fumo

Il mio cuore accelera ogni volta che ti sento e la mia temperatura sale.

io fumo mentre i tuoi polmoni bruciano.

sei delle urla in ospedale con la tua solitudine che ti inchioda in una verde astanteria.

non sei padre ed io non sono figlia.

sono figlia e tu sei mio padre.

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Gioia Mia

Mi chiami “Gioia Mia”, mi aggiusti il colletto e mi chiedi se ho mangiato e cosa.

Silenzi, parole e passi scandiscono la nostra ora giornaliera che riusciamo a concederci ormai da tempo.

Ti chiedo di abbracciarmi e quel giorno lo fai più forte.

Era l’ultimo giorno in cui queste cose potevano accadere.

Mancano quelle piccole mani non curate, tu che fumi una sigaretta, tu che sorridi come una bambina e mancano le tue uniche e solite domande.

Manchi tu.

IMG-20171118-WA0006[1] Foto: Serena S.

La piega della tristezza

Milano, lunedì mattina, tram 14.
Umanità schiacciata e infastidita dal contatto reciproco, ciascuno pensando allo spazio che vorrebbe prendere, e allo spazio occupato dagli altri.
Tra una fermata e l’altra, un signore calvo con gli occhiali si mette a sbraitare contro il vicino: “Se non ti piace tornatene nel tuo Paese! Caproni! Puzzate come dei caproni, ci mettete il profumo sopra per coprire la puzza… fate schifo!”.

Mentre mi unisco al coro dei “Basta! La smetta!”, cerco il viso dell’uomo a cui sono rivolte quelle parole. Ma vedo soltanto la nuca, il collo, dove una piega, di colpo, profonda: la piega della tristezza.

Vai

Vai pure verso il mondo

esplorando l’abito della Terra

tu che adorna di nulla

hai mosso quest’oggi il tuo primo passo.

Solo, di tanto in tanto

torna a riposare sotto l’ombrello

arboreo del mio cuore

dove l’ombra chiara rinfresca a tratti

dove il sole trapela

quando si muove un sorriso di vento.

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Giulio

Autunno

2313

Potessi inzuppare il cielo
come un biscotto nel tè
lo farei gocciolare
su questo filo d’erba,
giallo di sole.

Siamo venuti a vedere
l’autunno, marrone
con rosso:
a Milano arriva in gola
a grattare, a chiedere
miele.

Siamo venuti a fare fatica
nelle caviglie,
nelle ginocchia, nel fiato corto
necessario
a ogni passo.

Siamo venuti in salita,
a sentire la sete,
la fame, il sonno
che non puoi rimandare.

Siamo venuti a farci piccoli
tra le rocce e i castagni,
a spingere dentro
l’aria sottile, qui
sopra il nero,
denso di città.

Siamo venuti
a sdraiarci,
a guardare tra i rami
secchi,
a stare fermi,
a pregare la pioggia.

Foto: Gegio