Come si fa (per Irene)

Come si fa
a lavarsi i denti
allacciarsi le scarpe
apparecchiare la tavola
salire e scendere
le scale.

Come si fa
a sopportare la bellezza
che ostinata esiste
a perdonare le cose
rimaste in piedi
e i bambini
nati
proprio adesso.

Come si fa
a stare
in tutte le prime volte
senza di te.

 

Irene se n’è andata, non sappiamo dove ché altrimenti l’andremmo a cercare.
Non c’è più ma c’è stata, anche qui, su Aironi di carta, come zampine.
Un motivo in più per pensarla da questi cieli

Ciao, Irene.

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Non mi avevano avvisata

Non mi avevano avvisata
che avrebbe fatto male
una puntura, qualcosa
di sottile e tagliente
a lacerare tessuti
le nostre ultime difese.

Non mi avevano avvisata
che saremmo sprofondati
nel tuo bozzo primitivo
di necessità e urgenza
nudi come
animali selvatici.

Non mi avevano avvisata
e ora che ci sei
abbiamo tutto
da perdere.

Foto: Iran 2018

A piedi nudi

Cammino in un giorno di pioggia nella mia città.
L’acqua entra nei sandali e penso a come sarebbe camminare a piedi nudi.
Probabilmente sceglieremmo dove è meglio mettere i piedi, un po’ come fanno i cavalli quando escono in passeggiata e forse strade e mari sarebbero più puliti.
Porremmo più attenzione ai nostri passi, con meno distrazioni, meno telefoni alla mano ma solo presenti a sentire il terreno, la temperatura e a guardare la nostra strada.

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Un amore imperfetto

Ti amerò
d’un amore imperfetto
condizionato senz’altro
dalla stanchezza
dall’umore

vorrei promettere
cose impossibili
come “sempre”
“mai e poi mai”

invece so
non basteranno
le mie mani zoppicanti
a colmare la distanza
contenere i vuoti.

Che tu possa trovare
la strada
verso un mondo più grande.

 

Foto: Lisbona 2017

la felicità non appartiene

Al caldo si scioglie
la colla che tiene
i frammenti delle nostre
intenzioni, cede fragile
la tela delle nostre felicità
pensate, l’orizzonte stabile
nella distanza, nel mezzo
tra essere e avere resta
fare, abbandonare il pensiero
alle nostre attività, vita.

g.

Alla fermata del tram

Alla fermata del tram
aspetto, mi preparo
al contatto
rabbia con rabbia
bisogno schiacciato
contro urla
di cellulari.

Semplicemente allora faccio
come dice mio papà:
la strada lunga
per vedere i fiori.

Foto: Anghiari 2018

 

Che paura, m’hai vista


Che paura, m’hai vista
più brutta ancora
nuda come
una gallina spennata.

M’ero coperta
nascosta fino a non
sentire e invece
ecco: sono anche così.

 

E tu m’hai vista
e mi guardi
con insistente amore.

 

Foto: Lisbona (Alfama) 2017

Come quelle palle cólla neve

Se potessi scuotere la terra

come quelle palle cólla neve

fatte per diletto o nostalgia.

Se potessi veder uomini

come fiocchi cadere

nello scompiglio dei colori

vicini ai prima lontani, occhi

negli occhi d’altri sguardi

finalmente simili e straniti

e soprattutto

senza maggioranza né bandiera.

Giulio