È andata com’è andata

Dicevi che io
avevo arricchito
la coppia
e lei
equilibrato
il rapporto con me:
prima unica, adesso
sorella.

Certo, poi è successo
quello
che è successo,
non subito però,
eh no, all’inizio no.

Dopo, una volta successo,
le cose sono andate
un po’ tutte
così, in generale
diciamo è andata
com’è andata.

E com’è andata
esattamente, mamma?
Vorrei chiederlo
con occhi puliti
di meraviglia,
vorrei ascoltarlo
con la voce
di chi ancora non parla
e dopo il tuo racconto
dire: Ah
di di di
tate
e battere le mani.

Perché è andata
com’è andata
ma noi, accidenti,
siamo stati bravi:
bravissimi.

 

 

 

 

non ci riconosciamo

Il mio sguardo alle vostre mani
si sfiorano sulla scala mobile
della vita e il vostro sguardo
impaurito le fa lontane, di nuovo
non ci riconosciamo, ma come voi
anch’io amo quell’amore dei vuoti
d’attenzione e degli sguardi distratti
come voi sono una preziosa esistenza
resistente, ma non ci riconosciamo
mai complici, freddi come l’acciaio
di questa scala alla fine del giorno.

crittografica

 

Era il giorno prima della festa, andavano i passi soli, sull’asfalto
caldo della sera accesa, da lontano gli sguardi incrociavamo,
quanti sguardi e fra tutti noi, gli sguardi nostri ancora incontro.
Ed erano negli occhi già persi gli anni silenziosi, nelle braccia
cinte il sorriso arreso. Agli anni non contati, alle parole
risparmiate, arreso alla comoda pigrizia dei giorni.
Ci allontana un abbraccio, sotto il ferro del silenzio le grinze
di un tempo accartocciato, il nostro tempo in un angolo,
rappreso.
E uno sfondo senza lettere, sorvolano le dita senza impronta,
segni che da tempo non leggiamo, muti come ombre di cartone
nel libro della nostra negazione, in un saluto che promette
la distanza, la mancanza conferma, il destino rimanda ancora
nell’assenza.

Preghiera delle madri che perdono

Preghiera delle madri che perdono
la pazienza:
è un attimo, dopo
notti
lotte contro
indomabile appiccicosa
stanchezza come polpa di pesca.

Preghiera delle madri che perdono
l’amore
solo un istante
di sfogo, che paura
quel tono
quella durezza, pietra senza
muschio né cuore
di mamma.

Preghiera delle madri che perdono
la fiducia
di essere – nonostante e ancora –
madri
sufficientemente buone.

Che possiamo sentire
una tenerezza nuova
e cullarci avvolte
al di là dei meriti
delle colpe.

Deserto

Dormo meglio con te

Dormo meglio con te
appiccicato
col respiro pieno
di catarro
e le braccia
allargate a croce.

Dormo meglio con te
scomoda
con la paura
di schiacciarti
stretta su un fianco
a trattenere la tosse.

Anche i grandi
vedono mostri notturni
ombre lunghe
come pensieri
nei giorni non ancora.

Stammi vicino
tu che sei piccolo
e ti basti
con la tua mamma.

baščaršija

 

momenti in viaggio fluido i pensieria3ad00da2764b853f1dc3a5d5686cad7
tra terre dogane di tempo mai perso
scenografie di memorie sulla fiamma
eterna porta di confine e abbraccio

marmi e minareti profumo di passato
splendore madido di vite nello scorrere
splendore di rame e diavoli di miele
un fiume di ponti e fango dalle colline

il timido sorgere dopo la pioggia

Il dio dei credenti

Il dio dei credenti
non è
come noi
che dopo un certo
tempo
imploriamo una svolta
una fine
basta.

 

 

Lui invece
non si stanca
di aspettare
di guardarti
e nota la prima
piccola curva
all’insù.

Seme d’un sorriso.

Foto: Danimarca 2010

Sconosciuto

Non capisco perché non riesco a fissare il tuo volto nella mia mente e, perché, giuro, non ricordo se hai la barba oppure no.
Perché non riesco a far decelerare i miei battiti e perché cerco di capire se hai gli occhi buoni.
Perché continuo a voler venire io da te come a voler proteggere qualcosa.
Perché hai potuto farmi perdere il sonno con un battito di ciglia.
Perché? Bisogno? Ma di che?
Paura? Di tutto

 

Foto Serena S.

 

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Lasciarsi toccare

Come molti neo-genitori, ho seguito un breve corso di massaggio infantile.
Ecco qualche appunto sparso sul tema.

I neonati integrano più facilmente nel proprio schema corporeo le parti che vengono toccate, nude. E se anche per noi grandi funzionasse un po’ così? Forse anche nel nostro caso esistono soltanto le parti di noi che lasciamo – almeno ogni tanto – esposte allo sguardo altrui, e al contatto. Le parti che invece teniamo sempre nascoste, sempre protette a un certo punto smettono di esistere perfino per noi stessi.

Toccare è sempre reciproco: chi tocca è anche toccato, inevitabilmente. Se massaggio il mio bimbo, la sua pancia è toccata dalla mia mano, e la mia mano dalla sua pancia. E’ dunque un’esperienza intima per entrambi, ché anche toccare espone, non solo lasciarsi toccare.

Il contatto è generativo: una mano e una pancia che si toccano sono qualcosa di nuovo e di più della mano e della pancia prese singolarmente. Allora occorre curare sia il momento dell’avvio del massaggio (chiedendo il permesso prima di massaggiare) sia il momento della fine (staccando delicatamente e lentamente le mani, in modo che la transizione sia graduale).

Il massaggio produce sempre un effetto, anche se non immediato. Più una pancia (o una gamba, o una schiena…) è massaggiata, più – in qualche modo – “matura”.