Lui

“Ciao! E allora? Ieri sera siete rimasti tanto dalle amichette del bar?!”
“Cazzo, siamo rimasti così tanto che mi hanno ritirato la patente!”
“Dai!!!! Non prendermi in giro. Non ci credo!”
“Non sto scherzando. Me l’hanno fottuta quei maledetti sbirri…”

Ci sono rimasto male. Lui è un uomo molto difficile, e non piace a tutti. Beh, non c’è neanche da meravigliarsi… Però da quando l’ho conosciuto i suoi occhi mi hanno incuriosito. Dietro quel mantello da duro e burbero, in realtà credo che si nasconda il ragazzo incompreso, la paura dell’altro, il bisogno di sentirsi, di essere qualcuno.
Eh, sì. Il mio amico appena compiuta la maggiore età inizia subito con gli stadi, ma in curva. Sono gli anni ‘liberi’, quando nessuno controllava quello che gli ultrà portavano in curva. Il periodo delle guerriglie dentro e fuori i campi da calcio. Lui ne ha viste di tutti i colori: autobus incendiati, treni carichi di tifosi senza biglietto, risse, pestaggi, scoltellate, lacrimogeni…
Insomma, il meglio che il calcio italiano ha prodotto negli ultimi decenni.
Ma di tutto questo zaino esperienziale, Lui ne è uscito solo più indurito e scettico…

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Lui lavora in una piccola azienda come operaio: il suo lavoro gli piace, ed è contento di alzarsi tutte le mattine. E’ fiero di farsi il culo 9 ore al giorno.
Odia invece chi non ha voglia di lavorare. Odia chi non ha un lavoro. Odia i piccoli delinquenti di cui parlano spesso i giornali. Odia gli extra-comunitari. Odia i partiti di sinistra. E odia soprattutto gli uomini e le donne che non hanno il colore della sua pelle. Se non comprende, Lui odia.

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Ma gli occhi di Lui mi trasmettono solo paura. Lui non fa paura. Ha talmente paura che non riesce a sostenere neanche il mio sguardo. Lui quando parla diventa rosso e guarda in aria; non ce la fà a guardarti dritto negli occhi.

Credo invece che come tutti ricerchi solo la comprensione di qualcuno, ricerchi uno sgardo autentico, una parola piena, un sorriso vero. Qualcuno che non abbia paura di Lui.
Ma là fuori queste cose sono perle sempre più rare. Nessuno ha tempo di ascoltare, nessuno ha la pazienda di allacciare una qualche relazione che vada un pò oltre l’ordinarietà o il ben pensare.
Apparenza, superficialità, perbenismo, morale e tornaconto personale sono gli dei dell’Olimpo di questa civiltà.
Massimizzazione della propria utilità come insegna l’economia del benessere che si studia nelle univesità di economia.

E’ per questo che sono contento di avere come amico Lui…

Demetrio

The secret garden

Bisogna imparare a gustare una buona tazza di tè bianco al gelsomino seduti per terra; allora qualcosa cambia. Si prende tempo, si evade dalla gabbia della meccanicità quotidiana e lo sguardo si spinge lontano, dove osano solo le aquile.
Questo è un rito che ci aiuta ad evolvere verso la semplicità.
Significa sapersi fermare, donarsi spazio per incontrare sè stessi in compagnia di un fiore che ha incantato i giardinieri di tutto il mondo, nell’eleganza di quattro petali dal candore immacolato, nella fragranza di un profumo mite.
Il rito del tè, proprio alla tradizione nipponica, è un mezzo abile che ci può avvicinare alla percezione di “esserci” e tale rito, collegato alla mente ed al cuore dell’uomo, può vivere anche nella gestualità quotidiana, conoscendone il segreto.
Ci stanno rubando il tempo. Ci dicono che non c’è tempo.
Che non abbiamo più tempo.
Innanzi al fantasma di una mente tradita, noi moriamo lentamente.
Il ritmo frenetico dell’ attuale civiltà ipertecnologica ci ha negato il giardino segreto fatto di intimità pensante, ostacolandoci così nella possibilità di forgiare noi stessi, di modellarci nella fucina di un divenire percepito, osservato.

La matrice vivente del nostro futuro è in quel giardino…

Tratto da uno scritto di Paolo Facchini.

Concetto spaziale

Olio su tela (50 x 40 cm)

Massimo Bertoluzza

Ed ora io anche sono isola
e tendo le braccia
e non comunico
e provo, ma
verso il vuoto.
Tutto è remoto.

Ossidiana

Giulio

I particolari di un puzzle

Quando fai un puzzle osservi, stai attento ai pezzi, studi ciò che ti sta di fronte in modo frammentato per poi ricomporre tutto. Ogni singolo pezzetto rimane nella tua memoria così che alla fine sai esattamente dove sono i pezzi che ti servono, quello l’ho già visto, dovrebbe essere qua, e sapere alla fine quante nuvole ci sono, in quello spicchio di cielo sullo sfondo, tra le casa e gli alberi che stanno invece in primo piano. Sai quante finestre, il colore delle imposte e dei fiori sui balconi, quali piante nel giardino, chi è presente nel paesaggio, cosa indossa, cosa fa. Cogli i particolari, con la stessa importanza, indipendentemente che siano dietro, davanti, sopra, sotto, destra o sinistra.

L’altro giorno ho alzato gli occhi e ho intravisto uno spicchio di  cielo tra due case, dove lavoro. Ho guardato quelle nuvole lontane, quel triangolo di cielo che non avevo mai notato sebbene l’abbia di fronte continuamente per 40 ore in settimana e mi son sentito felice di scoprire un particolare in più, qualcosa di nuovo nel quadro di ogni giorno, a frammentare il paesaggio che mi sta di fronte, come se fossi di nuovo davanti ai pezzi di un puzzle, a studiare le forme e i colori di ogni singolo pezzetto e tenerle a mente,  frammentare tutto e ridistribuire gli ordini di importanza e far così soffermare la vista, finalmente, dove non si era mai posata.

Giacomo

Puzzle-art by Kent Rogowsky


Nuove idee artistiche

In tempi di guerra sono state fatte le più importanti scoperte a livello informatico, comunicativo e tecnologico. In tempi di crisi economica sono state fatte le più azzeccate scelte di impresa, sono nate idee e si sono aperti nuovi mercati. Non è un’invenzione che quando si presenta una crisi, sia sociale che individuale, questa metta inevitabilmente ad un bivio, o ti fermi e vieni sconfitto, o ti cambi, innovi, e cominci a crescere.
In quest’ottica il dover affrontare difficoltà è quasi auspicabile, aiuta il genere umano a fare i dovuti “salti” necessari per la sua crescita in tutti i campi e settori immaginabili a seconda di dove colpisca, appunto, la crisi.

Oggi…
beh, oggi ne abbiamo diverse “cose” in crisi.
Economia.
Tutela ambiente.
Politica.
Valori umani, etica.
Religione, fede.
Cultura.
Arte.

Arte.
Siamo in piena crisi artistica.
Ecco, sono arrivato al punto.
Mentre lascio gli altri campi aperti a discussione e dibattito, o a futuri post, mi concentrerei un poco dove questa crisi artistica ci stia conducendo. Ora non vorrei fare un trattato sull’arte contemporanea, non sono ne il personaggio giusto ne avrei lo spazio su un post per scrivere tutto quello che ci sarebbe, ma mi piacerebbe fare degli esempi di come le persone si stiano muovendo.
Stanno nascendo nuove forme di arte, tra l’innumerevole spazzatura prodotta, che contengono idee originalissime che potrebbero davvero essere il nostro futuro per i prossimi decenni.
Invito tutti e incoraggio maggiormente gli esperti in materia a dire la loro e ad arricchire il post con altri link e-o immagini di simili idee originali in tutti i campi artistici di interesse.

Giacomo

Quadri:
Quadro-scultura di Federico M., 2010. Opera appesa all’aperto.
L’opera d’arte non è più perenne e nemmeno mai uguale a se stessa. Opera che in base alle intemperie cambia, si scolora, si rovina. L’opera d’arte ha una durata nel tempo affidata al cielo, ha una vita, una morte.


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