la prima volta

cocayenneLa prima volta in cui sono salito su di un SUV, da passeggero, è stato ieri sera, per un passaggio di ritorno a casa.

Sì, so che può sembrare strano che la prima volta sia stata alla veneranda età di chi associa la propria adolescenza ai Duran Duran (sottolineo: esclusivamente per concomitanza di tempi e non per interesse, vorrei mai esser frainteso), ma tant’è.
Insomma, la prima volta è stata ieri sera. A fianco ad un guidatore che, per la verità – unica nota di consolazione – ne era stato frequentatore per ben poche altre occasioni, non essendone il proprietario ma unicamente il fruitore. A esser sincero non ricordo nemmeno il modello della vettura, era l’ultima delle mie preoccupazioni tenerne memoria.
Chiudo la portiera, mi siedo sul sedile di pelle tirato come una striscia di bianca illegalità, mi volto verso la “plancia di comando” illuminata come un alberello decembrino e rimango basito di fronte all’immagine proiettata sul computer di bordo, acquisita dalla videocamera posteriore ad alta risoluzione per guidare la retromarcia e prevenire l’impatto con eventuali ostacoli. Fermo i pensieri, non voglio sapere oltre della tecnologia né dei consumi del veicolo che mi sta ospitando.

Mi limito ad una semplice riflessione: la mia prima storia con la fidanzatina fu con una vecchia Cinquecento. Il mio primo bacio fu con una Panda trenta. La prima volta in cui sperimentai la sensualità del corpo fu con una Renault 4 bianca con disegnato un’aquila sul cofano e la sagome dei Beatles sul didietro (se ci ripenso, ancora mi commuovo). La prima volta in cui feci l’amore, in realtà, non fu a quattro ruote, ma a due: una bici da corsa anni settanta, bianca e rossa; non era mia, e questo la rese ancora più desiderabile. E poi, sempre a due ruote, la prima storia seria con una Atala azzurra, la prima relazione importante con una bici da trekking rossa in alluminio e la storia della maturità con una contropedale rossa.

Ecco, ieri sera fu la volta in cui persi l’innocenza. Con una nera prostituta d’alto borgo.

Poesia

UN POETA

Il Sig. G. si dichiarava poeta-consumatore. E motivava la sua identità sostenendo che non intendeva fare a meno dei vantaggi delle due posizioni. “Chi dice che la poesia non può andare insieme con il consumo?” diceva spesso.
Nacquero così i suoi “Sonetti da Discount”, il poema “3×2” in esametri con in regalo alcuni endecasillabi, I romanzi autobiografici “Vita da Saldi”, “I Supermarket dell’anima” e l’ultimo indimenticabile “L’amore in offerta speciale”.
Il consumo è poesia, sosteneva. Il consumo ci rende uomini.
Morì giovane, consumato dalla tisi.

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CITTA’ E CAMPAGNA

– Lei viene dalla campagna vero?
– Da cosa si vede? – domandò il giovane poeta posando a terra il forcone che teneva in bilico sulle spalle.

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CITTA’ E CAMPAGNA – 2

Il giovane scrittore T. veniva dalla campagna. Ecco perchè entrando nel salotto del Cav. D. lasciava sempre intere zolle di terreno sui preziosi tappeti di damasco.

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Il pittore

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Che io sia un pittore, lasciatemelo dire, è quanto meno esagerato. Non ho idea di chi abbia messo in giro una simile voce, tanto più che la pittura è qualcosa che non ho mai compreso. Tanto che provo persino una certa soggezione a passeggiare fra le sale di una pinacoteca. Se poi vogliamo essere precisi e puntuali occorrerebbe aggiungere che sono cieco dalla nascita.

Questo, direte voi, non è un elemento che incide visto che l’importante per un artista, non è tanto l’occhio mortale, quel globo acqueo che ciascuno di noi possiede, funzionante o meno, bensì l’occhio critico, il cosiddetto occhio d’artista. Chiunque sa che gli artisti guardano più con quegli occhi che con i corrispettivi anatomici.. Guardano col cuore, potremo dire.
Ecco allora che, per non mortificare tale diceria con noiosi sofismi, vado in giro con pennelli che fuoriescono dai taschini e, ad accentuare il ritratto che di me si vuole avere, ho persino comprato una vecchia tavolozza che, con l’aggiunta di una tracolla fatta da me, porto a mo’ di borsa.

Dipingere i ritratti che mi vengono commissionati non è poi lavoro così difficile come potrebbe apparire a prima vista (mi si scusi il termine). Piazzare una tela a qualche distanza; assicurarsi che dietro di voi ci sia lo spazio sufficiente a compiere mezzo passo a ritroso per guardare l’effetto complessivo del lavoro fin allora svolto. Già questo è metà dell’opera.

Il modello o la modella, poi, sono del tutto ininfluenti sul processo creativo. Quando mai lo furono del resto? Un ritratto che si rispetti non deve fermarsi all’epidermide, ma essere un ritratto INTERIORE. Non nasi o orecchie dipinge un vero artista, ma ANIME.

Del resto all’anima dei miei committenti importa solo la mia firma, ben visibile in calce al dipinto, in modo che possano esporre la propria possibilità economica nei muri del proprio salotto.

I minuti spaccati

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Quando c’era LUI tutti i treni spaccavano il minuto. Il Paese era pieno di minuti spaccati, tanto che ingombravano le strade e occorreva un gran numero di persone per liberarle. Allora prendevamo i minuti spaccati e, con delle carrette, li portavamo in campagna, dove costruimmo dighe di minuti spaccati. Tutti gli abitanti dell’estero venivano ad ammirare questi cumuli. Alcuni erano disposti persino a pagare pur di portarsi a casa come souvenir qualche minuto spaccato dai treni, ma LUI disse che era facile prendere i minuti spaccati dai treni degli atri e poi vantarsene.
Queste parole, riportate ai loro Capi, suscitarono grande sdegno e fu così che le altre Nazioni ci dichiararono guerra. Non sopportavano l’onta di non essere in grado di far spaccare i minuti ai treni come invece sapeva fare LUI
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Persiane

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Mi sveglio. Vedo la luce filtrare dalla persiana. Con un balzo sono fuori dal letto

La apro pregustando già il tepore del vento e della primavera. Ma appena scosto le due ante non vedo il panorama, ma un’altra persiana, con le sue lamelle da cui sembra traforare la luce.

Apro già queste seconde persiane con un triste presentimento ed ecco che, quasi il mio fosse stato un gesto incompiuto, nuove persiane frapporsi fra me e l’esterno. E dopo esse altre persiane ed altre ancora…

E’ sera ormai. Ho passato tutto il giorno ad aprire persiane. Come sfogliassi un libro, ad ogni persiana ne seguiva una nuova, simile alla pagina di un lungo romanzo.

Ora sto qui a chiedermi se ancora debba proseguire questo stupido gioco.

Già guardo il letto con bramosia, le braccia a pezzi e le palpebre che pian piano si chiudono.

frasi

Alcune frasi che non vorrei sentire (ma che temo non potrò esimermi dal subire) nel duemilatredici.

E comunque ormai a andare in pizzeria spendi come al ristorante, eh. L’altra sera, io, una pizza una birra media e un caffè, venti euro. Ma ti pare?”

Si avvisano i signori viaggiatori che il treno regionale 9224 diretto a Milano viaggia con un ritardo imprecisato a causa di un guasto sulla linea presso la stazione di Bovisa-Politecnico

Tanto comunque, chiunque vai a votare, sono tutti uguali, soooono tuuuutti uguaaaali” (da leggere con intenzione, n.d.r.)

Giovanotto, non si va in bici sul marciapiede” (doverosa spiegazione: provatevi voi ad andare in bici a Milano sul pavée, tra binari del tram, strade sconnesse, scooter impazziti come schegge e SUV impazziti per natura, con manco uno straccio di pista ciclabile, poi ne riparliamo, n.d.r.)

Ma voi ricercatori, precisamente… cosa ricercate?

Per il resto, dite quello che vi pare. Però ditelo, che un duemilatredici di maggioranza silenziosa non so se lo sopporto.

Libretto d’istruzioni

1. Tirare il filtro verso l’alto (fig. 3).

Il reale è ben pietosa cosa
lo avverti tutte le volte
che per un caso o l’altro
ti accade di morire
(ucciso o di pertosse poco importa)

2. Aprire il filtro come illustrato (fig. 4).

Poi i filosofi fan cappannello
le barbe che s’incastrano
sbrodolano del caso o delle cause
come fossero vecchietti
intenti a scavi comunali

 3. Rimuovere delicatamente le filacce con la punta delle dita o aiutandosi con uno spazzolino morbido.

Possibile che il mondo ancora
non ne abbia avuto a sufficienza
del nostro vano cicalare?
e con un leggero scrollo
si sia liberato di questa
ciarliera famigliola di pidocchi?

 4. Richiudere il filtro e reinserirlo in sede.

Se la biancheria non si asciuga
verificare che il filtro non sia intasato
o che – maluaguratamente
nel frattempo non siate inavvertitamente morti

Il lamento sull’anticipo IVA

 

 

 

 

Immerso da una marea

di pratiche procrastinate

in questa sera di tramonti,

primaverile, il mio ufficetto

affonda lentamente.

 

Aspetto che l’onda arrivi

sopra la gola per versare

l’ultima calda lacrima

di vuota tenerezza

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