IL PEGNO

Sono appena uscito dal negozio e conto di nuovo i soldi. Il commesso è stato gentile. Certo ho dovuto piangere un po’ miseria perché alzasse un po’ il prezzo. Ho forse un po’ esagerato sulla qualità, ma del resto il mercato è come la guerra: ci si può salutare da gentiluomini dopo firmato l’armistizio. Del resto non potevo impegnarmi altro. Ho visto la faccia che ha fatto quando li ho tirati fuori dalla busta e con un cenno da intenditore mi sono limitato a disporli nel banco. Lui mi ha fatto notare qualche ammaccatura in uno o nell’altro, sì… ma del resto me la sono cavata narrandogli le traversie trascorse. Siccome lo vedevo titubante sono arrivato sul limite di dirgli: “si metta una mano sulla coscienza”. Mi sono trattenuto e del resto il commercio è commercio. C’è chi ha delle cose inutili (benché di valore) di cui sbarazzarsi e c’è chi mette su un commercio di tali cose. Tutto regolare. Sono forse io ad aver messo su un negozio di sogni usati? No, io mi sono limitato solo a rivendere i miei. Che me ne facevo ora che ho i soldi ?

Carne da statistica

Corpi rotti, scomposti, ordinatamente a pezzi. Attenzione, importante, contare i pezzi, uno per uno: sparsi, va bene, ma non dispersi.

Corpi pieni, stipati d’angoscia, un’ansia antica infilata tra gli arti, la pressione, la pelle secca. E davanti speranze nuove, come nuove le paure.

Corpi fermi, finalmente quieti, niente sorprese. Corpi immobilizzati, temporanea protezione da ulteriori incidenti, da queste ed altre cazzate.

Corpi fatti numeri, a ingrossare le statistiche degli ospedali, finiti ammucchiati in una nota per lo speaker, in fondo alle slides.

Che almeno la voce sia squillante.

 Arianna

Maldestri

Chiusi in una stanza, al buio, cerchiamo l’uscita. Nient’altro.

Ma la stanza è piena, e pure disordinata: mobili, quadri alle pareti, oggetti d’ogni tipo sparsi per terra. Sbattiamo contro gli spigoli, inciampiamo. Ricoperti di lividi, chiediamo scusa alle cose, ci preoccupiamo per gli angoli taglienti urtati per sbaglio, confusi speriamo in un perdono che  – ci sembra – non meritiamo.

Poveri mobili, quadri alle pareti, oggetti d’ogni tipo sparsi per terra! Ah, quanta sofferenza inutile!

Arianna

Punizioni

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Scolaro svogliato ricopio versi di poeti mille volte:
punizione certo alla mia condotta insufficiente.
E dentro gli occhi intanto navigano vele
nel calmo, rosso, immenso palpito del mondo,
dove tutto è mare intorno.
Solo, nella classe ampia, che piano si riempie
dei gridi acerbi dei compagni che giocano in cortile,
con la penna che piaga le dita
ed atrofizza i miei giorni di bambino, ascolto.
E mancano ancora troppe righe da copiare,
troppo inchiostro perchè, infine,
anch’io possa lanciarmi, disperata rondine,
nella luce del mattino, vomitando gioia dalla gola.
 
Troverò allora i miei compagni ad aspettarmi?