5 luglio

Era di pomeriggio
d’estate
un lunedì perfetto
sereno non afoso
piacevole perfino
in città.

E proprio quel giorno
hai deciso
ma forse no
non sei stata tu:
qualcosa ti ha spinto
da dentro
ti ha buttata
precipitata e questa volta
è andata a finire
così.

Un anno fa
un anno senza
però c’è stata
speranza
di trovarti in qualche modo
salutarti e sentirti
comunque sorella.

Mi sei apparsa in sogno
nel solstizio di quest’altra
estate
un abbraccio pieno
solo d’affetto:
nient’altro.

Di te rimane

Di te rimane
qualche capello
scuro lunghissimo
tra le pieghe
dei maglioni.

Rimangono poi
mozziconi di sigaretta
bianchi con filtro
nelle tasche
dei pantaloni.

Rimane dentro
nello sguardo
nelle notti senza
sonno
questo dolore
ancora appuntito
vivo nei capricci
negli spigoli.

Rimaniamo noi
con la pelle
troppo sottile
a farci ferire
dal buio e dalla luce
dai mali del mondo
e dalla gioia
che non ci appartiene.

Come me sei nata

Come me sei nata
con tanti capelli neri
con me sei cresciuta
hai imparato le cose
di tutte le bambine.

Poi è successo
qualcosa
oppure da sempre
e non l’abbiamo capito.

I nostri destini
(è stato questo?)
le nostre vite
hanno smesso di parlarsi.

In base a cosa
oggi festeggio
il mio compleanno
e tu invece per sempre
rimani altrove?

Ma la tristezza non è arrivata subito:
ci sono voluti i primi messaggi
per farla salire dal petto
agli occhi, per ricordarmi
che no, il tuo augurio
non ci sarà
non sei più
nei desideri.

Chissà perché non me l’aspettavo
questa tristezza di oggi
mi ha colta di sorpresa.

Bellissima

Non ti ha protetta
la bellezza
né il viso né gli occhi
il tuo corpo perfetto
per i canoni
della nostra società.

Non ti ha protetta
il talento
nella musica, nel disegno
né tanto meno io
sorella maggiore
in tante cose a te
inferiore: neppure io
neppure noi.

C’è una foto
in cui ti appoggi
al mio petto
(quattro anni, io sei)
il volto metà
in ombra:
sembri chiedermi sostegno.

Ma son pensieri di adesso
con lo sguardo
impastato di tristezza
leggo e cerco.
Piango.

Eravamo bambine

Eravamo bambine
due
sorelle, in casa
c’erano bambole,
Lego e pennarelli,
urla, morsi e pomeriggi
a guardare i cartoni.

Adesso che sono
rimasta unica
sopravvissuta
ti piango con rabbia
ancora incredula.

Veniamo al cimitero
e parliamo di rose,
vasi e marmi
per non dire
quanto fa male
la tua tomba perfetta.

Lettera

Non erano morte, sai, le piante sul tuo balcone. Papà ha iniziato a bagnarle ogni tanto, e loro hanno messo fuori foglioline verdi. Tutte.

Con la mamma stiamo sistemando i tuoi vestiti, quelli che possiamo tenere, quelli da dare via. Ho ritrovato tutti i miei regali per te, perfino la maglietta rossa che ti avevo portato da Malta, a 15 anni. Quelli li conservo, come hai fatto tu.

Ti ho pensata quest’estate in Provenza, nel profumo del rosmarino selvatico. Inaspettato come il tuo sorriso, a illuminare un cielo che ci eravamo abituati a vedere buio, e minaccioso.

Ti ho pensata stamattina nelle gocce di rugiada sulle foglie di ippocastano, tappeto giallo nel giardino della nostra infanzia.

Ti penso e ancora non trovo
un modo
per salutarti.

Blue marble

Su questa terra meravigliosa
corroborata da prove scientifiche inconfutabili
le nuvole si spengono come sigarette
nel posacenere del cielo.
Aria di vetro
terso dopo la pioggia
tra queste strade alberate
invase dal suono del traffico
e di una chitarra lontana.
Tu vieni al mondo.
È un bel giorno per nascere:
metti occhi e radici
su di un pianeta quasi perfetto
anche col suo frastuono di strade
anche col suo contraltare di merli.

Stanca e scomparsa

Delia è una giovane madre
arriva al bar trascinando
il passeggino come un sasso.
Depone il gran peso da parte
e stanca s’arrende alla sedia.
Infermiera nei modi
la cameriera s’affretta a servirla
ché sono coetanee e quel volto
somiglia a una supplica.
Delia è stanca di notti
a singhiozzo e svuotate
di pianto e di seno.
Si sente sparire
e anche lei piange
ma a casa e da sola:
qui al bar solamente una pista
di nero ne parla negli occhi.
Accanto a una vita che inizia
e venendo
adombra la prima
Delia si sente
stanca e scomparsa.
Gli anni di Delia e del bimbo
gli anni trascorsi e quelli davanti
una vita che oscura una vita
e i conti che tornano male.

Dopo spremuta e caffè
pare un po’ meglio.
La cameriera sorride
lei prende coraggio e risorge
e adesso il bimbo da pietra
si fa nuovamente respiro
e la guarda.
Anche Delia lo guarda.
E’ ancora infelice
ma il peggio per oggi è passato.

Avevi i capelli corti

Avevi
i capelli corti
le mestruazioni
quando sei partita
sei saltata
e abbiamo imparato
la discrezione
degli angeli.

Non è venuto nessuno
a prenderti in braccio
invertire la rotta
oppure infilare
qualcosa di morbido
tra il tuo corpo e
l’asfalto.

Di te è rimasta
una macchia
scura, poi
ti ho rivista
ferma e fredda
con la pelle liscia
da accarezzare, come
non facevo da tempo.

Mi mancavi anche prima
era difficile
vederti altrove, solo
adesso
non torni.

Non torni più.