Sulla dimenticanza

Sorvolare vorrei10463785_514081818726244_373363809816620035_o
imenotteri
in un deserto verde
d’erba cieca
deserto d’erba di silenzio
silenzio senza sosta
sosta senza fiori.

I giorni passano a coppie
uguali a due a due
mentre alcune domande
mollemente s’abbandonano
appassiscono
smarriscono.

Così ti ritrovi nell’ombra
della tua ombra,
e tu là fuori che guardi
qualcosa di te o del paesaggio
sbiadire
tramontare
dimenticare.

Fino al momento in cui l’io
e l’oggetto della dimenticanza
coincidono.

 

Giulio

Il punto in cui fa male

C’è un punto, da qualche parte,
qui con me, in cui
ti sei accoccolato
ti sei acciambellato
hai fatto il nido
hai fatto la tana
te ne stai lì, fermo
a tremare di paura
a piangere di rabbia
per il dolore del mondo
che ti attraversa come spilli.

Restiamo appiccicati, a premere
forte
le nostre parti morbide, aperti
come ferite, ad ascoltare
il suono delle mie mani
che ti accarezzano i capelli:
fruscio di vento tra le foglie.

 

Foto: Nadia Lambiase

 

Beata ignoranza

Quando sono stanca
della densità
dei nostri spigoli, quando
sul tram affollato
uno scroscio di voci,
allora
ringrazio
la mia ignoranza
delle cose animali.

Il canto degli uccelli è per me
musica
senza parole.
Forse questo trillare melodioso
il promemoria
per la dichiarazione dei redditi
e il cinguettio di rimando
un rimprovero rabbioso
per dimenticanze
distrazioni
errori.

Forse, soltanto forse:
posso stare
e non capire.

Foto: Essaouira 2016

 

La tua stanza

La vita, questo palpitare
di cellule permeabili,
non è certo cosa
ordinata.

A volte l’immagino
come la tua stanza:
certo, quegli orecchini
di carta, e i libri, i bracciali
che negli anni
ti ho regalato; però anche
altro, a coprire,
a stare stretto
a mucchi, a stropicciarsi
con gli angoli dei diari.

C’è molto e vorrei,
a volte, fuggire
via, dentro cose
morte:
la prevedibilità
di atomi cristallizzati.

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Foto: Iran 2017

Meteo

Eppure davano bello
le previsioni del giorno prima
(le più affidabili) sbagliano:
non è possibile sapere
con anticipo
cosa avrai negli occhi
e nelle mani, nella voce.

Avevano ragione, invece:
fuori, nella famosa
“realtà condivisa”
– lì dove le parole dette
le sento anch’io –
c’è il sole.

Allora
vado, rimango
vicina ma
esco: voglio piangere
stretta
in un nodo di luce.

Foto: Valgrande 2016

Deserto

Dopo tutta
questa strada sotto il sole,
sull’asfalto rotto,
eccolo: il deserto.

Siamo arrivati ma
rimane lontano, altrove, qui
solo rocce,
arbusti radi e alcuni
sacchetti di plastica
a sventolare come bandiere.

Ancora una terra
conquistata.

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Foto: Iran 2017

E’ primavera, mi commuovo

E’ primavera, mi commuovo:
senza sapere
che tempo farà
gli alberi mettono fuori
le loro foglie
più tenere
verde chiaro chiaro
così piccole

proprio adesso
che non sappiamo
quasi niente.

Foto: Hoi An, Vietnam 2016