Mi si stringe il cuore

Mi si stringe il cuore
si fa piccolo per far fuori
i non voglio
i non ancora
che però sono dentro
da prima, e lì restano.

Mi si stringe il cuore
proprio adesso
che dovrei allargarlo
per fare spazio
a quel poco
che pure, e invece.

Mi si stringe il cuore
come un lavaggio sbagliato
zuppo e pesante
di tristezza.

Di chi è la colpa

Di chi è la colpa
si capirà, dici
nel delirio cupo
di questo giorno
con luce
senza calore.

E scavi, scavi
la stessa ferita
che si fa nuova
e ancora spruzza
lo stesso dolore
senza riparo.

Restiamo così
tremanti su gambe
a chiederci come
si fa
tutto, un piede
dietro l’altro,
senza sentiero.

22 mesi

22 mesi:
chi mai li conterebbe
se non un genitore?
(né cifra tonda
né tappa significativa
dello sviluppo)

22 mesi
che ti ascolto, ti tocco
ed è cambiato
il mio sguardo:
adesso noto ogni cane
e mi entusiasmo
gioiosa
al passare dei camion.
Cacco!

Sei diventato timido
non lo eri
lo sei: quindi?
Distogli lo sguardo,
ti nascondi,
afferri i giochi
desiderati, solo
con la mia mano.

Sento crescere
ombre dense
dentro:
il passato che dice
del futuro, ma questo
è un pezzo
tutto mio.

Una cosa invece
vorrei dirti
nella timidezza
di questi due anni
non ancora.

Non si vive di lato
e neppure prima
neppure dopo
o, meglio, sì
però meno
e si perde tanto
a non prendere
il volo
una mano tesa.

Sotto casa

Il bacio si sa è dei ragazzi

che incuranti del mondo

nel bacio ne prendono parte.

Il lavoro è duro la sera

con la bici e nel freddo

con lo zaino quadrato

e la paga da poco

per arrotondare.

Coi minuti contati, le consegne da fare

è bello a vent’anni

trovare un minuto

appoggiare la bici alle scale

e salire un istante alla porta

per lasciare al piano un pacchetto

di labbra, fretta ed eterno.

Lei chiude gli occhi

prende in consegna l’amore

ché si vede

è tutto in quel bacio

e rientra di corsa alla casa.

Lui rimette il caschetto

inforca la bici e riparte

due pizze tra poco

e chissà

più tardi una cena di sushi.

Non ti ho amato

Non ti ho amato
stanotte, è successo
all’improvviso
rabbia
e ti ho visto
come nessuno
dovrebbe sentirsi:
un ostacolo
da rimuovere.

Volevo dormire,
solo questo,
e sono diventata
stanza spoglia
tutto buio
di là il tuo pianto
e io ferma.

La cosa più difficile
è stata la tua fiducia
ostinata
nel chiamarmi mamma
è stato il tuo amore
semplice
nel calmarti al mio arrivo.

È durato poco
è durato troppo?
Stamattina il tuo sorriso
non ricordava
insegnami, piccolo,
a perdonare.

La cosa più coraggiosa

La cosa più coraggiosa
è stata guardarti,
oggi, scendere da solo
tre gradini
e sentire il vuoto
e tacere l’urlo.

La cosa più difficile
è stata desiderarti
dire la mancanza
e lasciare spazio
e tenere aperto.

La cosa più vera
è stata pensarti
capitato, come tutto,
e questo mondo che spaventa
e io che fatico
non sono pronta.

La cosa più bella
è stata nascerti
qui, con me.

È possibile, quindi

È possibile, quindi,
udire
le sirene delle ambulanze
e insieme
il tuo trillo gioioso
nel gioco del cucù.

È possibile, quindi,
non dire
la paura
che prima o poi
né il sollievo,
inaspettato,
quando infine.

È possibile, quindi,
lasciare la presa
smettere ogni sforzo
e lasciarsi accadere.