Giardinaggio di emozioni

Dentro di te cresce ciò che coltivi.

Come un bel pezzo di terra fertile, se vi coltivi le erbacce e le innaffierai sicuro che diventeranno più forti e resistenti e si riprodurranno. Se innaffierai invece la frutta e gli ortaggi, e se ti occuperai di estirparne le erbacce, quelle piante cresceranno tanto più velocemente e tanto più sane quanto maggiore sarà la dedizione e l’amore che ci hai profuso.

Questo scritto mi ha fatto a lungo riflettere, e lo posto perché mi ha lasciato dei bellissimi spunti di riflessione. In effetti ritrovo nella mia vita l’esempio di quanto dice. Più volte mi sono crogiolato in pensieri negativi, preoccupazioni, paure, e più le pensavo più davo potere a questo stato interno spiacevole e sofferto. In effetti gran parte dei problemi persero molto del loro potere nel momento in cui smisi di focalizzare tutta la mia energia mentale sul problema stesso.

Giacomo

Come ragni nei buchi

Scrivere. Di questo e di quello. Le parole sono immobili, i pensieri scappano davanti alla pagina come ragni, si rifugiano nei buchi, lasciano spazio all’incerto. Nell’incerto è difficile scrivere. Nel non sapere bene: meglio non pronunciarsi, meglio attendere di sapere meglio.

Il sogno. Realizzare un sogno, realizzare il proprio sogno. Il mondo che va a rotoli. Perché a rotoli? Mi ricorda i rotoli della carta igienica: il mondo va a rotoli di carta igienica morbida, a cinque strati di morbidezza. Non siamo ancora con le pezze al culo. Si parla molto, di cambiare le cose, ma non si sta ancora abbastanza male. E’ illuminante quando mi ha riferito un amico pochi giorni fa rispetto alla sua situazione abitativa. Mi diceva: stare con i miei presenta grossi svantaggi, tuttavia andare a vivere da solo, in queste condizioni (senza lavoro) presenta delle incognite ancora maggiori, quindi fino a quando quegli svantaggi non saranno insormontabili resto a casa loro. Lo stesso vale per la rivoluzione: stiamo ancora troppo bene.

Se stessimo peggio, molto peggio, forse avremmo la forza di scegliere le incognite al posto degli svantaggi. Più avremo svantaggi, più saremo prossimi a scegliere le incognite del cambiamento.

Ma chi vuole cambiare? Tu vuoi cambiare? Io ho i miei dubbi. Non ti vedo davvero convinto, nei fatti. Ti lamenti, si, ma cosa fai? Rimani nella teoria del cambiamento, bella forza! Mio padre diceva che ero un teorico, da piccolo. Mi ha salvato. Sono diventato un pratico: della teoria del cambiamento non me ne faccio niente. Nessuno vuole cominciare? Si, io! Ma da dove? Da te stesso! Da lì non ho voglia e dall’esterno è troppo difficile, troppo grande. Lo dicevo: nessuno vuole cambiare.

Occupy. Occupy Wall Street. Occupy WS = Occupy OS. Occupy Our Selves. Occupiamoci. Espugnamo noi stessi, manifestiamo contro quello che di noi non ci va. Indignados. Indignamoci verso noi stessi e le aberrazioni che conteniamo. Sennò, quale valida alternativa avremo da proporre al sistema dell’egoismo e dello sfruttamento? Andremo all’estero?  All’estero di noi stessi?

Ancora una volta, i pensieri scappano come i gatti per i vicoli, si nascondono dove non possono essere trovati.

Dentro, covo la rivoluzione. Ma sarò davvero il 99% di me stesso?

Giulio

Perchè scrivere poesie è poesia

La poesia,
scrivere una poesia,
vedo la poesia,
come sintesi suprema di un’emozione,
come tela su cui dipingere,
come fotografia di un frangente della nostra anima,
come musica che accompagna e fa sognare,
come un fiore da osservare e poi annusare,
come l’acqua sullo sporco che lo prende con se e se ne va, lasciando tutto pulito,
come un frammento di te che si allontana,
come un amico che ti dice addio per sempre,
come strapparti un pezzo di carne,
come toglierti il sangue a volte,
come lasciare la tua sincerità nelle parole e vederti dall’esterno,
come stare nudi davvero davanti ad una platea,
come uno specchio,
come un atto di amore,
come un atto di creazione suprema, quasi fossimo Dio,
perché scrivere poesie
è Poesia
Leggerle e basta
è come ammirare la luna riflessa in uno specchio d’acqua
senza mai poterla toccare.
La mia poesia è la mia luna,
se vuoi puoi vederla riflessa,
ma se la vuoi toccare non puoi,
devi cercare la tua, dentro te stesso, per forza.
Forse sarò troppo severo,
troppo categorico,
troppo rigido,
ma davvero mi dispiace
che si paragoni la poesia ad un libro,
sarò sincero,
perché è come dire
che la luna è in realtà solo il suo riflesso,
per quanto bello sia.

Giacomo

Regola N.1 : Ottimizzare il proprio tempo

Mi chiedo talvolta perché si tenda a vivere a scatti, come una macchina fotografica, perdendo il tempo che trascorre tra una fotografia e l’altra.

Mi chiedo perché questo vivere così violento e innaturale che invece di scorrere si blocca e riparte di continuo.

Mi chiedo perché accade di essere in una successione interminabile di azioni, di eventi, di cose da fare, di cose che si fanno o che si vogliono fare, che terminano e cominciano, una in fila all’altra, ripetutamente, come un interruttore impazzito. Mi chiedo perché  invece non si viva un fiume d’acqua, che mai comincia e mai finisce.

Mi chiedo perché si viva così rudemente a pezzetti, dove ogni pezzetto è collegato al successivo da un tempo morto, che è tristemente chiamato sprecato. E ci si convince, ne si ha davvero la certezza, che quel tempo è proprio morto, è un tempo inutile, indegno di essere vissuto, di cui si farebbe volentieri a meno -se solo potessimo minimizzarli! se solo potessimo eliminarli!! se solo potessimo sradicarli per sempre dalla nostra vita!!!-

Come se esistesse un tempo migliore e uno peggiore, come se solo alcuni momenti diventassero la nostra vita mentre gli altri ne facessero appena la cornice, il tempo necessario affinché accada questo o quello.

Così il ritrovarsi in fila allo sportello diventa un momento inutile, il tempo che impieghiamo per muoverci da un posto all’altro tempo perso, il traffico che ci rallenta tempo morto, i 10 minuti che aspettiamo il nostro amico in ritardo tempo buttato via, e la nostra vita prende una forma spaventosa, surreale, orribile. Della vita ne accettiamo solo alcune parti, e costruiamo così un grande, immenso collage, e nella nostra testa prende così forma ciò che abbiamo costruito e ritagliato dai tempi morti. -Cos’hai fatto oggi? -Nessuno ti risponderà che ha vissuto camminando 15 minuti spostandosi da casa all’ufficio postale, o che ha vissuto quei 15 minuti di tempo in cui ha aspettato il suo turno, ti risponderà piuttosto con ciò che ha ritagliato, ossia che ha finalmente pagato il bollettino!

Stiamo vivendo l’illusione di una vita-mosaico, dove è dipinto solo il colore dei singoli pezzetti mentre lo strato sottile di calce che li congiunge diventa l’errore da eliminare, il tempo morto che non si vorrebbe vivere, e che in effetti, se guardi da lontano, scompare.

Giacomo

Desidero, desideri, desidera, desideriamo, desiderate, desiderano.

Non so, più si va avanti più mi sembra vera la frase che si desidera sempre ciò che non si ha dando per scontato ciò che si ha, dall’amore alla salute, dalle esperienze agli oggetti.

A ragione posso dire che è sbagliato, che si dovrebbe fare questo e quello, che la felicità sta dentro e non fuori, e tutte queste belle cose che ci insegnano i libri dei saggi o chi per loro. Solo che mi sentirei un ipocrita a raccontarmela così platealmente, io vivo sulla mia pelle costantemente questo desiderio continuo di fare, avere, essere più di quello che faccio, che ho e che sono.

A questo punto vorrei smettere di desiderare, e basta. Sono abbastanza stufo di questa qualità insoddisfatta che accompagna il mio vivere, sempre rincorrendo qualcosa. Mi sembra di correre e correre per niente, perchè tutto cambia ma non cambio io e il mio stato interno. Mi piacerebbe poter vivere tranquillo, finalmente, senza desideri.

Giacomo

Did you know?

Prendo spunto da questo video per partire con un ragionamento più vasto.

Si diceva…
Gli stati in via di sviluppo…blabla…paesi come la Cina, l’India…blabla
Oggi si crede che siano ancora in via di sviluppo…
Ma sono più sviluppati di noi.

L’evoluzione è in atto e sta subendo un’accelerazione fortissima, esponenziale.

A cosa rimanere aggrappati per non essere disarcionati via da questa forte spinta?

Non c’è più un angolo del mondo, oggi tutto è centro e le distanze non contano più.

Con Internet il modo di insegnare potrebbe essere drasticamente rivoluzionato: potrebbe essere molto più utile saper come fare una ricerca su wiki o su google che non sapere direttamente le cose. D’altronde lo scibile è sempre più grande, talmente tanto da risultare impossibile ormai d’apprenderlo. Dico così anche per provocare, e vi chiedo, serve di più dare la conoscenza o dare un modo per poterci arrivare? Sotto un certo punto di vista, con un tablet in mano potremmo rispondere a qualsiasi domanda ci venga posta. Una nuova rivoluzione, come quella della calcolatrice. Da quando esistono le calcolatrici serve veramente saper fare le divisioni a mano? le moltiplicazioni? Le radici quadrate? Ora che ci sono i tablet è così indispensabile sapere cos’è un protone o è meglio sapere che puoi trovare le risposte su wikipedia? Forse dovremmo fermarci un attimo e invece di perdere tempo a insegnare concetti antichi e che non useremo mai dovremmo seguire la tecnologia, stare al passo con questa accelerazione esponenziale tecnologica-informatica con insegnamenti più validi e utili, per esempio dare ai ragazzi di oggi le conoscenze per non perdersi in questo mondo virtuale, che con facebook, myspace…è sempre più facile sbagliare e confondere quale sia la realtà, dove sia il nostro corpo, il nostro cuore, la nostra mente. Forse dovremmo fare un’analisi attenta ed ammettere che prima di geografia, storia, latino, matematica…dovremmo insegnare ai ragazzi a non perdersi in questo mondo,  ad usare lo strumento e a non esserne usati, a trovare sempre la verità e la strada giusta da imboccare per essere felici, sempre.

Giacomo

karma?

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Forse non sono così…dotto per parlarne, però devo ammettere che se il karma esistesse e avesse le sue leggi davvero la loro conoscenza varrebbe tutto l’oro del mondo.
Forse mi sbaglierò, ma ogni volta che qualcosa non funziona come dovrebbe non posso fare a meno di chiedermi quale strana ruota di causa-effetto ho avviato senza rendermene conto o a quale io stia partecipando inconsciamente, chi ho fatto soffrire, quali mie azioni, paure, emozioni possono aver ingenerato tutto questo dolore, ferita che provo o che ho fatto provare. E quando mi riconosco causa o fautore del probabile innesco non posso fare a meno di addolorarmi profondamente.

Giacomo

La vita? me la vivró più avanti, se avrò tempo, ora ho da fare.

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Cera una volta un pescatore. Si alzava molto presto per andare in mare, gettava le sue reti e pescava. Faceva una vita modesta, riusciva sempre in qualche modo a pescare ció che gli serviva per vivere e mantenere la sua famiglia. Ogni giorno, al mattino, tornato in porto vendeva il suo pesce e trascorreva poi il resto della giornata prendendo il sole, leggendo, giocando con i suoi bambini, stando in compagnia di sua moglie. Non era ricco, ma nemmeno povero, era felice.
Un giorno un uomo d’affari venne in città e incontró il pescatore, così, dopo essersi conosciuti l’uomo d’affari esordí:
-Perchè se la pesca va bene non provi a risparmiare un poco? In breve tempo potresti permetterti altre reti, con le quali prendere più pesce e guadagnare di piú. Poi potresti comprare una barca più grande, altre reti, permetterti un paio di persone che ti aiutino. Dopo dieci anni, diciamo, potresti essere diventato abbastanza importante da comprare altre barche, ed espanderti in altri mari, avresti una compagnia bella grande e dopo, diciamo, altri vent’anni potresti ritirarti poco a poco, essere capo di una compagnia che funziona da sola, trovare un buon amministratore, e avere tempo libero per fare quello che tutti vorrebbero e goderti finalmente la vita.
-Dimmi, cosa potrei fare nel mio tempo libero allora? Come mi godrei la vita?
-Mah, vedi, potresti per esempio leggere un libro, avere tempo di stare con tua moglie, giocare con i tuoi nipoti tutto il pomeriggio, stare un po’ al sole…

Giacomo

Prescrizione?

Voglio chiedere che cosa ne pensate, chiamare in causa gli esperti, i giuristi, e farmi spiegare la prescrizione, perché proprio non capisco.

Trovo assurdo che non si possa piú punire perché è passato troppo tempo, trovo assurdo che, anche se il reato sussiste, non si possa procedere.

Trovo assurdo che i tempi di prescrizione siano piú lunghi in campo civile che non in penale, ma come ho già detto, l’assurdo é che esista proprio la prescrizione.

Qual é il senso? Perché esiste?
Spiegatemelo voi, io non ci arrivo.

Giacomo