Global warming explained

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Giacomo Cestari

imprescindibili

Medici in prima linea, medici dell’urgenza, medici nelle zone di conflitto del pianeta; medici ricercatori, pionieri di scoperte a volte sensazionali; chirurghi e rianimatori, che salvano, a volte miracolosamente, vite umane; oncologi, che ci provano; ginecologi, che accompagnano nuove vite; medici naturopati, medici orientali, medici omeopati.
Infermieri in prima linea, infermieri dell’urgenza, infermieri nelle zone di conflitto del pianeta; tecnici di laboratorio, indispensabile manovalanza di scoperte a volte sensazionali; operatori sanitari; ostetriche, che accompagnano nuove vite.
Uomini e donne a cui la scienza, la vita umana, deve molto.

Ci sono però dei medici, e degli infermieri, che non sono in prima linea. Rimangono nelle retrovie, con un quotidiano e faticoso, delicato, ma prezioso, fondamentale, lavoro. Sono i medici e gli infermieri palliativisti, che convivono ogni giorno con una medicina che non può più trattare attivamente, in una forse laconica ammissione di sconfitta, ma che invece possono offrire – ed offrono – qualcosa di grande, che è assenza di dolore, è dignità, è capacità di congedare, di congedarsi.
Sono coloro che si prendono sulle spalle il carico non solo di chi lascia ma anche, e soprattutto, di chi resta.
Sono uomini, e donne, che sanno ascoltare. Che sanno rimanere in silenzio, anche quando il silenzio attorno è macigno.
Sono medici, ed infermieri, che piangono. E che si sentono liberi di poterlo fare.
Sono medici, ed infermieri, imprescindibili.

parafrasando borges

Uomini che scavano nei meandri più reconditi della materia, alla ricerca dell’infinitesimamente fondamentale, e forse lo trovano.
Una donna che guarda il cielo, e prevede la sua rabbia.
Un uomo che sogna pianeti lontani.
Chi si perde nei viaggi di cellule impazzite, le insegue, le scruta, le riconosce.
Una donna che pretende metodo e accuratezza, che chiede di non dare per scontato, che oggi non significa sempre.
Un uomo che getta un ponte tra miliardi di numeri e la logica dell’architettura umana.
Un uomo che sfida la privatizzazione della conoscenza nella ricerca, e chi lo aiuta a boicottare i giganti.
Chi sfida i limiti, e rischia, per comprendere.
Una donna che dimostra che la parità e la giustizia di genere, nella ricerca, sono ancora lontani, e le chiede con fermezza.
Tutti questi ricercatori, che si ignorano, stanno salvando la ricerca.

Did you know?

Prendo spunto da questo video per partire con un ragionamento più vasto.

Si diceva…
Gli stati in via di sviluppo…blabla…paesi come la Cina, l’India…blabla
Oggi si crede che siano ancora in via di sviluppo…
Ma sono più sviluppati di noi.

L’evoluzione è in atto e sta subendo un’accelerazione fortissima, esponenziale.

A cosa rimanere aggrappati per non essere disarcionati via da questa forte spinta?

Non c’è più un angolo del mondo, oggi tutto è centro e le distanze non contano più.

Con Internet il modo di insegnare potrebbe essere drasticamente rivoluzionato: potrebbe essere molto più utile saper come fare una ricerca su wiki o su google che non sapere direttamente le cose. D’altronde lo scibile è sempre più grande, talmente tanto da risultare impossibile ormai d’apprenderlo. Dico così anche per provocare, e vi chiedo, serve di più dare la conoscenza o dare un modo per poterci arrivare? Sotto un certo punto di vista, con un tablet in mano potremmo rispondere a qualsiasi domanda ci venga posta. Una nuova rivoluzione, come quella della calcolatrice. Da quando esistono le calcolatrici serve veramente saper fare le divisioni a mano? le moltiplicazioni? Le radici quadrate? Ora che ci sono i tablet è così indispensabile sapere cos’è un protone o è meglio sapere che puoi trovare le risposte su wikipedia? Forse dovremmo fermarci un attimo e invece di perdere tempo a insegnare concetti antichi e che non useremo mai dovremmo seguire la tecnologia, stare al passo con questa accelerazione esponenziale tecnologica-informatica con insegnamenti più validi e utili, per esempio dare ai ragazzi di oggi le conoscenze per non perdersi in questo mondo virtuale, che con facebook, myspace…è sempre più facile sbagliare e confondere quale sia la realtà, dove sia il nostro corpo, il nostro cuore, la nostra mente. Forse dovremmo fare un’analisi attenta ed ammettere che prima di geografia, storia, latino, matematica…dovremmo insegnare ai ragazzi a non perdersi in questo mondo,  ad usare lo strumento e a non esserne usati, a trovare sempre la verità e la strada giusta da imboccare per essere felici, sempre.

Giacomo

karma?

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Forse non sono così…dotto per parlarne, però devo ammettere che se il karma esistesse e avesse le sue leggi davvero la loro conoscenza varrebbe tutto l’oro del mondo.
Forse mi sbaglierò, ma ogni volta che qualcosa non funziona come dovrebbe non posso fare a meno di chiedermi quale strana ruota di causa-effetto ho avviato senza rendermene conto o a quale io stia partecipando inconsciamente, chi ho fatto soffrire, quali mie azioni, paure, emozioni possono aver ingenerato tutto questo dolore, ferita che provo o che ho fatto provare. E quando mi riconosco causa o fautore del probabile innesco non posso fare a meno di addolorarmi profondamente.

Giacomo

A contatto con il mistero

A contatto con il mistero

Si parlava davanti ad un fuoco.
Si parlava di come si è abituati a dare per scontate molte cose e di come si è persa “l’abiltà segreta” di credere nelle favole.
P:”Sai, non è difficile, in realtà..”
C:”Di cosa parli? Di proiettarsi un pò più in là del conosciuto?”
P:”Si, non è difficile, C. Guarda questo fuoco, in pochi istanti prende mille strade, ed in questo assomiglia all’universo che noi vediamo. Mille strade in pochi attimi e dove sono collocate, dov’ è questo fuoco? Su pochi rametti di legno. Rametti che a loro volta poggiano su un vasto terreno…”
C:”Si, beh, questo si sa.. che l’universo sia grande..”
P:”Non è solo questione di grandezza, ma anche di “collocazione”, dov’ è l’universo?

Può essere in un punto di qualche cosa? E’ un quesito affascinante perchè non c’è risposta. E’ come se, per forza, la risposta debba trascendere lo spazio stesso. E’ un mistero…”
C:”Io non vedo tutto questo mistero in questo fuoco, è un normalissimo fuoco.”
P:”Ed è questo che frega, caro C, è proprio questo. E’ il dare per scontato che il fuoco ci sia e che danzi come sta facendo anche in questo momento. Capisci? Il fuoco c’è, è qui con noi…. ed è assolutamente incredibile che ci sia!”

C:”Non ti seguo più.”
P:”Perchè viviamo nell’illusione di credere come funzioni il mondo. Ma non lo sappiamo. Abbiamo scoperto alcune leggi scientifiche che ci aiutano a preverede gli spostamenti della materia, ma non sappiamo da dove arriva la materia e così da dove arriva anche questo fuoco….. curiosen, no? E guardandolo intensamente è come…. se raccontasse qualcosa in continuazione, è come se continuasse ad esprimersi e soprattutto è come se non avesse bisogno di una legge per farlo… è libero…”
C:”Caro P, non parlarmi di assenza di leggi, lo sai che dal mio principio di causa- effetto non mi schiodo…”

P:”E allora dimmi queal’è la Causa Prima…”
C:”Emhhh…. io?”
P:”ehehe… tu scherzi, eppure può esserci della verità in questo”
C.”In che senso scusa?”
P:”Nel senso che la realtà potrebbe essere molto più simile ad un sogno fatto di favole sognato da un Sognatore e noi…. beh…. siamo i Suoi Occhi, le Sue Mani, le Sue Braccia, cioè la Sua Possibilità per percepirsi.”
C:”Questa è bella: Noi siamo la possibilità di dio di percepirsi. Intrigante!”

P:”Quello che voglio dire caro amico mio è che siamo immersi in un profondo mistero le cui verità ci danzano intorno e respirano insieme a noi. Dovremo piantarla col dare per scontato anche il filo d’erba, anche la più insignificante delle cose, per non parlare delle emozioni….. e di tutto ciò che non si vede.”
C:”Ahhhh, con te non è mai finita P, vedi aperture dappertutto, e mondi, e …”
P:”Vedo poco C, ma ne sono consapevole”.
“Vedo quanto mi basta per credere che ci sia molto di più.”
“E amo, amo follemente questo brodo in cui siamo immersi e che ci invita… a…”
C:”Alla ricerca..”
P:”Alla ricerca…. e a non dare per scontate le cose, gli eventi e le persone”
C:”Mi piace parlare con te P”

  • P:”anche a me piace parlare e stare con te C”.

    Raji

Cocaina e Viagra, così si combatte la vecchiaia!

Oggi tuo nonno, invece che fare il nonno, può continuare a lavorare meglio di un quarantenne, sentendosi ancora un leone nel pieno  della forza (e col piffero che se ne va in pensione!). Può occupare posti di lavoro importanti, e impedire ai giovani di cominciare a farsi una vita, può farsi di cocaina perché tanto c’è la pillola del cuore, e scopare come un ventenne perché c’è il viagra o l’iniezione magica simile a quelle che si fa il premier sei volte la settimana.
Così la società che già gira su sesso-droga/viagra-cocaina continua come una trottola, con i giovani che sono disoccupati e i nonni che invece di dare consigli e starsene buoni fanno gli irriducibili come se la potenza sessuale e i soldi fossero gli unici valori in cui investire, unici valori che rendono la loro vita ancora vivibile.
D’altronde se il cervello si ferma a 30 anni e rimane lo stesso senza mai crescere in saggezza allora non ci stupiremo se oggi possiamo vantare un parco trentenni ampissimo, solo che l’età anagrafica risulta essere piuttosto variabile (dai 30 ai 90).
Consiglio vivamente alle donne tutte di non trovarsi di notte, assolutamente e per nessun motivo, in un vicolo buio in compagnia di un anziano signore, specie se ha una pillola blu in mano e il naso infiammato. Il panorama di quello che potrebbe accadere è che leggeremo sui giornali scandali di stupri da parte dei nonni o, per chi se lo potrà permettere, fiumi di prostitute anche minorenni e cosche di favoreggiamento alla prostituzione, come quelle a palazzo Chigi.

Giacomo

Chi trova un amico trova un tesoro

Luca giocava a calcio. I suoi amici erano le persone che vedeva più spesso, i suoi compagni di squadra.
Poi venne il giorno in cui Luca decise di provare il tennis, così lasciò il calcio e cominciò il tennis.
Al gruppo di amici di calcio venne automatico non sentire più Luca e non chiamarlo più perché non più parte della squadra, così Luca si ritrovò solo, e dovette di nuovo farsi degli amici e così fece, seppur triste per l’accaduto, tra i suoi nuovi compagni di tennis.
Luca si gettò quindi a capofitto nel tennis, perché gli piaceva e perché era l’unica cosa che gli era rimasta. Così passò del tempo.
Negli anni successivi, ansioso di provare tutto e di vivere tutti gli sport, cambiò ancora e passò al nuoto, alla corsa, agli sci, poi vela e canottaggio, danza e arrampicata, windsurf e parapendio, ballo liscio e pingpong… e ogni volta che cambiava sport, sebbene lui fosse diventato un uomo adulto, si ritrovava nella stessa situazione di quando, da bambino, lasciò il calcio.
La stessa cosa, analoga a quanto gli capitava nello sport, gli accadeva per il lavoro. Ogni volta che cambiava lavoro, senza un motivo perdeva i contatti con i suoi vecchi colleghi.
Ogni volta infatti gli amici lo abbandonavano, ogni volta chi lasciava non si vedeva più, spariva dalla sua vita come un fantasma e lui doveva ricominciare da capo.
Forse, si domandava, se uno con cui hai giocato al pallone per tanti anni decide di cambiare può sembrare che rifiuti non solo il gioco del pallone ma anche te, che ancora ci credi, ti piace e ti senti coinvolto. Allo stesso modo se un collega cambia lavoro forse tu che continui potresti sentirti il coglione che rimane e accetta una condizione che a quell’altro non gli va più bene. Forse ti senti inferiore, perché non hai il coraggio di andartene, o forse ti sembra che chi se ne va sia arrogante e presuntuoso.
Ad ogni modo Luca non capiva perché un’amicizia dovesse essere, per forza di cose, così fragile da rompersi al minimo accenno, così condizionata dall’attività svolta assieme al punto che, mancando quella, veniva a mancare ciò che teneva in vita il legame che si era formato.
Luca si rifiutava di credere che la poesia dell’amicizia fosse dettata solo dal caso e che, sempre per caso, essa potesse sciogliersi, come neve al sole. Fu così che comprese le parole “chi trova un amico trova un tesoro”.

Ascolto attivo

Così, mentre studio per un corso di abilitazione professionale, trovo questo argomento: l’ascolto attivo, e leggo..

“Ascoltare correttamente sembra un atteggiamento passivo, invece è eminentemente attivo perchè richiede presenza di sé ed investimento di energie: attenzione mentale, coinvolgimento emotivo, concentrazione, soprattutto nel dover far tacere la propria comunicazione intrapsichica, il proprio vissuto. Infatti è molto difficile far smettere quel chiecchiericcio mentale, colmo di giudizi, di impressioni, che di frequente ci assilla. Spesso, mentre il nostro interlocutore sta parlando, stiamo già pensando alla risposta da dare, senza prestare vera attenzione al messaggio che sta cercando di comunicarci. Chi pensa che l’ascolto sia un’operazione passiva confonde l’ascolto con il sentire, che è qualcosa invece di fisiologico, di meramente meccanico. “

Giacomo

Sogno un ritorno a Pangea

La terra, il nostro pianeta, non ha limiti, non ha bandiere, non ha confini di stato.
La terra ci nutre, ci disseta.
La terra ci ospita, e non ci chiede alcun affitto.
La terra si dona, e non ha un libretto di istruzioni.
La terra è per noi, e non ci dice cosa possiamo fare e cosa no.
La terra si fida di noi…

…e noi?

Noi ci spartiamo i pezzi di terra versando sangue, facendo guerre, noi dichiariamo con non so quale diritto – questo è nostro, quello è vostro, e guai se ci metti piede se non ti ho dato il permesso, piuttosto stai nel tuo paese e muori di fame! –
I più forti riescono a stabilirsi su terre fertili, buone, redditizie. Gli altri…rimangono là come dei fessi. Degli altri non ci interessa, non siamo noi, sono altrove. Peggio per loro. Dimentichiamoli, se nessuno li considera non fanno nemmeno notizia. I nostri giornali non ne parlano, i telegiornali non ne parlano, quindi si dimenticano.
Abbiamo inventato la politica, con la quale decretiamo cosa è giusto e cosa è sbagliato, manco fossimo degli dei. Qualcuno dirà che è necessario avere le leggi perchè l’uomo ha bisogno di essere guidato, perchè senza leggi andrebbe tutto a rotoli. Le leggi le abbiamo nel CUORE e da SEMPRE, e chi dice di non sentirle è un FALSO e mente a se stesso. Non serve scriverle per interpretarle male. Sarebbero troppe, e le parole non basterebbero per esprimere un sentimento di giustizia. Sarebbero sempre insufficienti. Creare le leggi è far sì quindi che esista l’ingiustizia.
I confini di stato sono recinti fasulli e inutili. Manco fossimo delle bestie che devono essere rinchiuse!
Grazie alla loro esistenza persone stanno male e altre stanno bene.
Grazie alla loro esistenza in una parte del pianeta si può inquinare, in un’altra no, dimenticando che l’aria è sempre la stessa e se ne infischia dei confini, lei va dove vuole, dove “tira il vento”.
Confini, limiti.
L’aria non ha limiti, se il mio vicino inquina io respiro la stessa aria.
L’acqua non ha limiti, se il mio vicino inquina un fiume, o un mare, io berrò la stessa acqua, la stessa acqua evaporerà e pioverà sulla mia terra, farà crescere le mie piante avvelenate, fonte del mio cibo.
Che senso ha avere gli stati? Avere politiche diverse?
Che senso ha avere confini di stato?
Che senso ha sentirsi proprietari di fare ciò che si vuole sul “proprio stato”?
L’Italia non è nostra, è del mondo.
L’Australia è anche nostra, come è nostra l’africa intera, con i suoi problemi e la sua fame.
Prendiamone atto, cominciamo a pensarla in grande, da Aironi.
Un unico stato, ritorniamo a Pangea.

Giacomo