Poesia

UN POETA

Il Sig. G. si dichiarava poeta-consumatore. E motivava la sua identità sostenendo che non intendeva fare a meno dei vantaggi delle due posizioni. “Chi dice che la poesia non può andare insieme con il consumo?” diceva spesso.
Nacquero così i suoi “Sonetti da Discount”, il poema “3×2” in esametri con in regalo alcuni endecasillabi, I romanzi autobiografici “Vita da Saldi”, “I Supermarket dell’anima” e l’ultimo indimenticabile “L’amore in offerta speciale”.
Il consumo è poesia, sosteneva. Il consumo ci rende uomini.
Morì giovane, consumato dalla tisi.

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CITTA’ E CAMPAGNA

– Lei viene dalla campagna vero?
– Da cosa si vede? – domandò il giovane poeta posando a terra il forcone che teneva in bilico sulle spalle.

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CITTA’ E CAMPAGNA – 2

Il giovane scrittore T. veniva dalla campagna. Ecco perchè entrando nel salotto del Cav. D. lasciava sempre intere zolle di terreno sui preziosi tappeti di damasco.

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La tremenda omelia di Don Putzu

Immagine

Don Putzu si avvio verso il pulpito in un silenzio irreale e si accinse a salire i macilenti scalini che portavano alla gabbietta destinata all’omelia appesa all’ultimo pilastro della navata di sinistra. Una scaletta di legno con adeguata balaustra tarlata gli girava attorno. Sotto, attonite e basite, alzavano gli occhi le pie vecchierelle gonnospediche. Ad ogni passo scricchiolava il legno quasi funebre lamento all’anime peccatrici.

Arrivato in cima, qual falco pronto a piombare sulla preda che pascola in basso, scrutò ancora una volta il suo gregge e, dopo aver aperto il libraccio che si era portato dietro, lo aprì spargendo polvere sulle pietose animucce delle vecchiette ai suoi piedi; si scatarrò giusto il tempo necessario ad assumere una voce da angelo dell’apocalisse e, rivolti gli occhi al cielo della chiesa, mentre sputacchi iridescenti uscivano dalle sue labbra profetiche e dietro, nella pala d’altare, tutti i santi sembravano trattenere il fiato alla prossima rivelazione divina, prese tonante a dire:

“Spesso la gente credono che sono salvi”.

Accompagnò con un sorrisetto beffardo queste parole e sollevò Leonardescamente un dito verso il soffitto a mo’ di monito. Dopo aver lasciato un breve spazio alla speranza piombò su di loro invece con artigli dialettici:

“ E invece NO! Come ci dice Gesù! Specie quelli che sparlano e seminano zizzania. Che cos’è infatti la zizzania?

Lasciò passare un secondo convinto che nessuno sapesse rispondere a quella domanda di botanica. “Avete mai visto una pianta di zizzania voi peccatori?”

Alcune vecchiette si guardavano in cerca di suggerimento le une verso le altre e scuotevano la testa.

“Stttttttt, le zittì il parroco. Che volete saperne voi di zizzania? Voi siete bravi solo a dire caz… ehm sproloqui.”

“Ma qui…” e col dito picchiava sul libraccio sollevandone una piccola nube di polvere, “Qui, dicevo, c’è la risposta ai vostri peccati. Qui è scritta la vostra condanna ir-re-ver-si-bi-le.

“Littera enim occidit, spiritus autem vivificat” Che significa, pressapoco: “Non insuperbirti, non credere di essere furbo perchè il tuo parroco è più furbo di te”.

“Che forse Nostro Signore Gesù Cristo Onnipotente, quando rivelò ai discepoli i sacri misteri della fede, si aspettava che essi non opponessero resistenza e andassero in giro a dire fregnacce? O forse, quando fece il discorso della montagna non ebbe rogne dai farisei benché sicuramente gli si fossero gelati i piedi a salire nel monte?

Che forse andò a mettere manifestini contro i Farisei nelle mura di Gerusalemme incitando le vecchiette del posto? Dobbiamo smetterla di mercificare dinanzi al sacro Tempio della Rivelazione! Dobbiamo smetterla di seminare zizzania per il paese. Che forse Giovanni non sapeva , come voi, che cosa era la zizzania? Lo sapeva eccome!. E per questo fece battezzare in fretta e furia Gesù, facendo venire Giordano da tanto lontano.

Ma l’animo del peccatore è sempre pieno, come le edicole di questi giornaletti con nudità vituperose (questa parola gli piaceva assai). Vituperio a voi, dice Marco, e io lo dico a voi solo per farvi del bene, perché io sono il vostro pastore e non mi va di avere delle pecore vituperate.

Che forse il diavolo non cerca di tentarvi tutti i giorni? Come fece con Gesù, quando stanco arrancava nel deserto,  e si vide innanzi una meretrice? Ma Egli rifiutò la carne vituperosa  e misericordioso, si mosse a sedere alla destra del Padre. Non dico ora che anche voi dovete sedere lì ma, Iddio Onnipotente, e questo lo dico ai giovvvani, almeno qualche volta vi potreste sedere in chiesa, che è sempre vuota e io recito messa alle pietre e ai quadri di San Gonario Benedetto.

Ma poi non lamentatevi se, QUEL GIORNO, al cospetto dell’Onnipotente, le pietre entreranno in paradiso e a voi vi sarà consegnato solo un misero album di figurine e march… all’inferno.

Ecco che mi sovviene una parabola sul nostro grande santo.” lndicò con una mano una figura offuscata in un quadro antico alla sua destra, appena visibile fra le incrostazioni fumose che i ceri avevano depositato sulla vernice, col passare dei secoli.

”In quel tempo Gonario fu tentato dal diavolo che andò nella capanna che si era costruita con le sue mani nel deserto. E il diavolo sapeva che l’uomo era accanito fumatore e cercava inutilmente di smettere. Per non cadere in tentazione fumava dunque lattughe o cardi selvatici ma non c’era molto gusto. Allora il diavolo, sapendo della sua debolezza, lo tentò offrendogli una stecca di Malboro.

Ma il santo lo allontanò dalla propria capanna dicendo:

Beato l’uomo che non cammina

secondo il consiglio degli empi,

dei fornicatori e dei venditori di enciclopedie

che non si ferma nella via de’ peccatori;

o chiede sconti alla cassa o al ristorante;

né si siede sul banco degli avvinazzati;

ma il cui diletto è nella legge dell’Eterno,

e su quella legge medita giorno e notte,

e si alza solo se ha fatto tutti i compiti

e non va a letto con bambole gonfiabili e

e non sparge manifestini in giro

Mentre il prete inanellava siffatti moniti allucinati,  il manipolo di vecchine che tentava (del tutto invano) di rintracciare le redini del sermone moraleggiante, fu colpito dall’irrefrenabile istinto di abbandonarsi anima e corpo al pisolino pomerdiano. Niente poté la foga del prete dinanzi al cospetto dell’abiocco.

Così, simile a un capo branco di lupi ammutinati, il guerriero, stringendo fieramente il Sacro Libro sotto la religiosa ascella, si ritirò nelle segrete stanze, maledicendo l’ottusità del gregge, ormai del tutto prossimo alla dannazione eterna.

La montagna

La montagna.
Cos’è la montagna?
Muovere i primi passi, appena scesi dalla macchina, al parcheggio.
Sentire i muscoli ancora intorpiditi che si scaldano, il corpo riprendere vita, adagio, e diventare caldo, pronto, presente.
Sentire un’emozione al petto, che cresce, più ci si guarda attorno.
Che paesaggio!
Sembra che sia rimasto intoccato nel corso dei secoli.
Qui, tra queste rocce, mi sento davvero abbracciato dalla natura.
Le appartengo già.
La montagna è un posto unico.
Puoi sentire la freschezza dell’aria.
Respirare, a pieni polmoni, il cielo.

In una classe.
Magari il tema di matematica non è la prima ora.
Così hai tutto il tempo di agitarti per bene.
Per quanto si studia, si ha sempre quel dubbio, inespresso, nascosto dentro di noi, che il professore chieda cose strane, che abbia dormito con un tricheco che continuava a girarsi e svegliarlo, o che gli sia andato il dentifricio di traverso la mattina mentre si lavava i denti…
Così, tè, te ne stai là, seduto su quella sedia, che ha vent’anni e scricchiola quando ti muovi, che ha visto generazioni di studenti prima di te, e che ora sente quel tuo sedere agitato spostarsi in continuazione -stai fermo!- vorrebbe gridarti, -non hai rispetto per gli anziani?- e tu, sopra, nemmeno ci pensi alla sedia, -povera sedia!- te cerchi di pensare ad altro facendo finta che vada tutto bene, con la faccia sgraziata di chi è al patibolo e vede la scure del boia pronta a calare…
…e anche se ci riesci per qualche manciata di minuti…
…quell’agitazione non passa.
E’ no! che non passa!
E allora non ce la fai più.
Devi parlarne con qualcuno, cerchi rassicurazione!
E cosa fai?
Eh, cosa fai?
Gomitata al compagno di banco!
…che inizialmente vorresti anche chiamarlo dolcemente, col ditino sulla spalla, ma te, che ti senti maschio, che devi e vuoi affermarti maschio, non resisti alla tentazione di farti sentire col tuo gomito pungente e tutto ossa tra le sue costole.
Scossone.
Ti aspetti la faccia di chi ti vorrebbe dire:” Che male, brutto…dopo te la rendo.”
E la sua invece ti coglie alla sorpresa, ha due occhietti piccoli piccoli, che ti stanno chiedendo “stavo dormendo, cosa vuoi?”
Allora lo guardi fisso due secondi negli occhi, e poi, come uno spietato spadaccino che dà la stoccata finale, gli infili la fatidica domanda: “Tei, Luca, hai studiato per la verifica te?”
Meccanicamente risponde : “mmmm?”
Frase dalla duplice interpretazione.
Che può voler dire: “Di cosa stai parlando? Quale verifica?”
Oppure: “Ma certo che ho studiato!”
(attimo di silenzio)
I suoi occhi parlano chiaro però, propendi per la prima ipotesi, e gli sorridi soddisfatto.

In uno sperduto villaggio.
Oggi è stata una giornata diversa da tutte quelle che ho vissuto.
Sono arrivati dei ragazzi, con la Jeep che passa il primo di ogni mese, ed erano vestiti in modo strano. Avevano pantaloni blu, lunghi fino alle scarpe, e poi delle magliette colorate come non ne avevo mai visto. E le scarpe erano alte e tutte chiuse con delle corde, che se avessero voluto toglierle avrebbero dovuto slacciarle una ad una, facendo una gran fatica. Ad accoglierli è andato Barroso, il capo villaggio, con un sorriso talmente grande che era la prima volta che gli vedevo così tanti denti. Sembrava che li aspettasse.
Hanno parlato un po’ mentre arrivavano anche Norberto e Salim, a dare una mano a scaricare quelle grosse borse. Evidentemente si sarebbero fermati da noi per un po’.
Io comunque ero là – non voglio mai mancare quando arriva la Jeep – e mi trovavo in prima fila con tutti gli altri bambini del villaggio.
Uno degli stranieri aveva anche degli occhiali scuri scuri sugli occhi che mi sono chiesto come faceva a vederci attraverso. Ho provato ad avvicinarmi e prenderli per capire come era possibile una cosa così, come avesse fatto a non inciamparsi in continuazione. Lui allora si è girato e ha alzato la voce e ho preso paura. Poi, vedendomi là semiparalizzato, ha sorriso leggermente con la bocca, e mi ha messo in mano un pezzo della cioccolata che stava mordicchiando, un goffo tentativo per scusarsi della sua reazione esagerata. Non che a me non piaccia la cioccolata, eh, intendiamoci, ma darmi un pezzo di quella che stava mangiando lui, con il segno dei suoi denti, che schifo! Non volevo mangiarla, davvero, e sono rimasto bloccato in questa situazione che si faceva via via più imbarazzante. Quel tipo mi guardava e mi sorrideva come un pagliaccio, e io guardavo la cioccolata che non volevo mangiare, e quella ovviamente cominciava a sciogliersi, e lui ha cominciato a farfugliare, moccolata, moccolata, mangiare, bona, come se fossi sordo o non avessi capito cos’era. Allora ho alzato gli occhi verso Barroso, cercando di esprimere nello sguardo tutto il mio bisogno di essere salvato ma nei suoi lessi ciò che già il mio cuore sapeva: dovevo accettare quel dono. Non si rifiutano mai i doni. Così ho dovuto mettermela in bocca, controvoglia, gli ho sorriso giusto per cortesia, con la bocca ancora piena, e sconfitto e rassegnato mi sono girato e allontanato da lui il più velocemente possibile. Era un tipo pericoloso!

In autostrada, tra Verona e Trento.

Quando ho guardato fuori dal finestrino mi sono sentito strano.
Non avevo mai visto le montagne.
Abituato alle pianure, dove vedi il cielo dappertutto, guardare una montagna ti fa impressione. Sono grandissime, sembra che tocchino il cielo. E ti fanno sentire piccolo, piccolo, come se tu fossi una formica. Devo dire che ho fatto fatica ad abituarmi, perché spesso mi chiedevo, dov’è il sole? E non lo trovavo perché era già dietro la montagna. Mentre da noi il sole scende piano, e tu lo puoi guardare fino a che diventa rosso e scompare in fondo in fondo. Adesso invece mi sono abituato, forse troppo, perché quando vado a Verona per esempio, sento che mi mancano le montagne, come se mi mancasse la terra sotto i piedi, diventano certezze che spariscono, perché tu ormai sei abituato ad alzare gli occhi e vederle di fronte a te, mentre là se li alzi non le vedi più, ti vien quasi da perdere l’equilibrio.

Davvero l’aria in montagna ha un profumo tutto suo, e si sente che non è inquinata.
Fiori, pascoli, mucche, erba, cielo, nuvole, marmotte, caprioli…
Quassù: un altro mondo; libertà.
Andare in montagna vuol dire anche camminare.
Vedere posti diversi, svoltare una curva e trovarsi davanti una cascata.
Bagnarsi i piedi, rinfrescarsi, ripartire.
Pausa merenda, pausa panini, pausa acqua.
Fermarsi e ripartire.
Camminare, salire, avvicinarsi alla vetta, a una mèta.
La montagna è anche fare fatica, perché prima di arrivare spesso c’è una salita tremenda, e la si deve affrontare. Allora andare in montagna vuol dire anche fare una conquista, combattere e vincere la propria stanchezza, superare i propri limiti.

Il tema di matematica è il mio limite!
Solo ieri ero in montagna e oggi sono invece qui, con la penna che suda nella mia mano, e continua a scivolare.
La fronte è corrucciata.
L’altra mano gioca nervosamente con una ciocca di capelli.
Dovete sapere che il tema comincia un mese prima, quando la professoressa inizia un nuovo argomento. Se paragonassimo il compito in classe di oggi con la montagna di ieri potrei dire che l’introduzione al nuovo argomento sarebbe l’inizio del sentiero, quando ancora è pianeggiante.
Poi cominciano i primi compiti a casa, i primi esercizi, che diventano man mano più difficili, e il sentiero si inerpica, giorno dopo giorno, tra massi di numeri, alberi di angoli, cascate di potenze.
Poi la studiata per il tema.
Quaderni, formule, esercizi…
La sera, stanchissimo, chiudo gli occhi e vedo triangoli e poligoni in fila, che come pecorelle saltano steccati fatti da radici quadrate, alte almeno un metro, tutte in fila indiana.
Così, arriva il grande giorno, mi sveglio salutando con nostalgia i magici reami dei sogni, e mi appresto alla scalata finale, il tema.
E’ l’ultima rampa prima della vetta.
E la mano che stringe la penna comincia a scrivere, lentamente, con grande sforzo, su quel foglio protocollo.

Non sono passati tanti anni da quando andavo a scuola anch’io, ed ora eccomi qua, invece, in viaggio, a scoprire il mondo. La vita mi ha portato a San Caetano in una valle vicino a Pimenteiras, in Piaui, uno stato del nord-est Brasile, dove una nuvola di bambini è venuta ad accoglierci, al termine di un viaggio infinito, come se fossimo delle rockstar. Alla loro età facevo le medie e mi ricordo che durante i temi di matematica mi sudavano le mani, e la penna mi scivolava come fosse una saponetta. Chissà se questi ragazzini hanno la fortuna di andare a scuola! Ed io che mi lamentavo! Se l’alternativa è andare a lavorare tutto il giorno nei campi andare a scuola diventa un lusso. Appena arrivati sono sbucati da ogni posto e ci hanno circondato, erano tantissimi! Probabilmente per loro siamo un’attrazione irresistibile. Non avranno mai visto uno straniero, e non stento a crederlo, è piuttosto difficile raggiungere questo villaggio! Uno di questi ragazzi era stranamente interessato ai miei occhiali da sole. Si è persino arrampicato sul camion per essere alla mia altezza e cercare di prenderli. Ho pensato me li volesse rubare, così gli ho urlato e quello si è immobilizzato, evidentemente colto sul fatto. Però, vista la povertà in cui è vissuto ho capito che non lo aveva fatto con cattiveria, e mi sono dispiaciuto per la sgridata così gli ho dato un po’ della mia cioccolata e lui l’ha tenuta in mano, come fosse un tesoro. L’ha guardata per un pezzo, non capiva che cos’era! Così ho cominciato a spiegargli come meglio potevo che era una cosa da mangiare e che era molto buona! Solo quando ha cominciato a sciogliersi nelle sue mani ha alzato gli occhi e ha deciso di fidarsi e provare. Che dolce! Poi ha sorriso, con la bocca ancora piena, e tutto contento è corso via con un suo amico. Sicuramente tornerà coi suoi amici per volerne dell’altra! Barroso, il nostro contatto, ci è venuto incontro ed è stato gentilissimo, ci ha salutati con un accento particolarmente marcato, e io non ho capito granché ma Giorgio parla un poco di Spagnolo e in qualche modo si sono intesi, e alla fine ci ha ospitati a casa sua. Staremo qui qualche settimana con loro, semplicemente a vivere e a imparare ciò che noi, in Italia, abbiamo invece dimenticato.

La vita è davvero incredibile.
Ho conosciuto un amico in Brasile che è venuto da poco a trovarmi. Vital mi ha scritto, l’ho aiutato a comprarsi il biglietto aereo, e mi ha finalmente raggiunto. Rimarrà in Italia per un po’ di anni, e noi gli daremo una mano a pagarsi gli studi.
La cosa che l’ha colpito di più, mi ha detto, sono state tutte queste montagne. Ancora quando le ha viste durante il tragitto in macchina ne è stato rapito e ho voluto allora organizzargli una gita. Così l’altro giorno l’ho portato dove andavo da piccolo, sulle Dolomiti.
Aveva gli occhi lucidi, emozionati, e continuava a guardarsi in giro, come un bambino, stupefatto da ciò che vedeva. E quando siamo giunti alla cascata è rimasto a bocca aperta.
Vital mi ha detto che a casa sua sarebbero stati più intelligenti però, che così era uno spreco, che loro avrebbero costruito qualcosa per contenere tutta quell’acqua, come una grandissima buca, così nel periodo della secca ne avrebbero avuta in abbondanza. E’ stata dura spiegargli che qui la secca non viene mai.

La vita è davvero come una camminata in montagna.
Sarebbe un peccato viverla parlando di questo e di quello, a testa bassa, guardando solo i nostri piedi invece che il paesaggio e tutta la bellezza che ci circonda. Vivere la vita solo nei weekend sarebbe uno spreco, sarebbe come andare in montagna e gustarsi solo i momenti in cui ci si ferma un attimo a riposare, a prendere fiato, a guardarsi intorno. Vorrei avere gli occhi di Vital e guardare alla vita come una cosa sempre nuova, così non ci sarebbe più un momento brutto, e ogni attimo sarebbe vissuto con curiosità.
E come mia nonna mi ha sempre accolto con il sorriso e un abbraccio ogni volta che l’ho visitata, anche questa immensa piramide di pietra mi ha sempre accolto e sempre mi è stata vicina, aiutandomi a capire quale strada dovevo percorrere, a trovare il coraggio per alcune scelte che dovevo prendere, a ritrovare i miei pensieri più importanti.
E’ come se quassù, essendo più vicini al cielo fossimo anche più vicini a Dio, e nel silenzio della montagna potessimo addirittura sentire quello che ha da dirci.

Quassù: un altro mondo – libertà
Abbracciami Natura
Busso alla porta del tuo giardino
mi tolgo le scarpe per entrare.

Le nuvole le mie sorelle,
il sole mio Padre
Respiro, a pieni polmoni, il cielo
sono vicino a Dio.

scritto da: Giacomo Cestari

An Inconvenient Claus

Chiude la “trilogia delle festività” l’ultimo lavoro di Al Gore: An Inconvenient Claus.

La nuova icona dell’ambientalismo istituzionale capitalista ci conduce per mano nelle devastazioni compiute dal simpatico ciccione nelle pinete della Svezia e della Finlandia per ampliare le proprie fabbriche di giocattoli, aggirando ogni normativa nazionale e comunitaria sulla conservazione del patrimonio forestale. Agghiaccianti le interviste con i ragazzini impiegati nelle catene di montaggio, inseriti in azienda come “elfi” per sfuggire all’accusa di sfruttamento minorile e non dover nemmeno applicare il contratto nazionale collettivo. Sconvolgenti le intercettazioni degli incontri segreti con Marchionne in cui si parla di un progetto di produzione di slitte per conto della Fiat, che in tal modo potrebbe chiudere diversi stabilimenti in Brasile. Il regista ha già ricevuto diverse minacce e intimidazioni prima dell’uscita nelle sale e la sua auto è stata ripetutamente imbrattata con frasi ingiuriose in lappone, ma la battaglia non si ferma.

Niccolò

Ugly Old Witch

L’atteso film denuncia sulla Befana è finalmente disponibile per il noleggio in DVD e Blu-Ray.

Dal matrimonio milionario con Babbo Natale al divorzio del secolo, conclusosi sette anni dopo con l’assassinio dei testimoni e l’incendio doloso della loro casa in Costa Rica. Tutti i retroscena della scalata della vecchia alla Calze da Nonna S.p.A., dell’inchiesta per falso in bilancio e della condanna per turbativa d’asta. Nei contenuti speciali la versione integrale dell’ultima intervista per il Gazzettino di Albano Laziale: “Ma quale Ruby, Silvio amava solo me, ma a letto è una frana”.

Niccolò

Financial Lucy

A Gennaio 2012 esce nei cinema “Financial Lucy” il film-denuncia sui loschi traffici di Santa Lucia!

Dalle celebri frolline alle recenti accuse dell’anti-trust, un viaggio nella frenetica vita della santa non vedente, ma che ha un buon occhio per gli affari (specie se poco puliti)! Reportage sui luoghi topici della dama dell’asinello: il domicilio in Svezia, la residenza a Montecarlo e la sede legale nella City di Londra, dove è amministratore delegato della famigerata “Castaldo Ltd”, già sotto l’occhio dei riflettori per lo scandalo dell’esportazione di mitragliatrici in Angola. Appuntamento nelle migliori sale con “Financial Lucy”, per aprire gli occhi.

Niccolò

Presse engagée

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M.

L’amour du travail bien fait

Le chercheur professionnel, publiant et reconnu, a refusé de lire le révélateur article Preuve définitive que le malheur des chercheurs augmente avec la spécialisation parce qu’il ne relevait pas de son domaine.
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Il ricercatore professionista, che pubblica ed èapprezzato, si è rifiutato di leggere l’illuminante articolo Prova definitiva che l’infelicità dei ricercatori aumenta con la specializzazione perché non rientrava nel suo ambito.
M.
Foto: Nadia Lambiase