Nocche bianche

Interrompo un attimo il mio silenzio (ma ieri notte ho avuto qualche idea, vedrete) e faccio pubblicità al nuovo video degli Ok Go e riporto anche questo commento trovato su YouTube, davvero conciso e che centra il segno:

“if only all music videos were this awesome, had my attention 100% of the time, and there wasn’t 1 half naked prostitute in the whole thing.”

Ecco, io avrei detto “girl” invece di “prostitute”, non (solo) per essere sempre politically correct ma perchè il punto non è la maggiore moralità del video, bensì la maggiore fantasia e creatività di questo gruppo che ha fatto una serie di video semplici, geniali, divertenti, capaci di attirare l’attenzione e di mantenerla evitando la scorciatoia del sesso. Trovo che questo video stia bene qui, pubblicato in un blog di creativi e di critici della mercificazione della sessualità femminile.

Niccolò

La rivoluzione in ballo

Non sapeva ballare la samba. Proprio no.
Non che sapesse ballare il tango o la mazurca, del resto: non sapeva ballare.
Però la samba… era proprio un peccato, accidenti.
E guarda come si divertono!
Ma lui non poteva: era ideologicamente contrario. Si era costruito le sue argomentazioni e la conclusione logica, tra le altre, era quella: il ballo era nemico della rivoluzione. La samba, poi, non ne parliamo.
E guarda come se la ridono!
Il ballo sottrae energia al conflitto di classe, esaspera le vanità e gli appetiti carnali dei singoli, dunque non serve la rivoluzione, dunque la ostacola, dunque…
E guarda come si scatena!
Le braccia, le gambe, i piedi, persino la testa. Il suo corpo si muoveva a ritmo di musica. Avvenimento che i più definiscono “ballo”.

Lorenzo (musica) e Arianna (testo)

 

Parole in musica

Chi parte, come chi arriva, non è in nessun luogo. Non più là e non ancora qua. Non ancora là e non più qua.
C’è chi parte con lo sguardo pieno di domande: arriva per cercare una risposta.
C’è chi parte convinto di conoscere le risposte. Sembra non cercare nulla, ma spesso non è così: cerca una conferma. Parte per arrivare e dire “Avevo ragione”.
C’è chi parte senza sapere che cosa lo spinge a partire, e forse arriva per cercare le domande. Domande che lo faranno partire di nuovo, per cercare una risposta.
Infine, c’è chi parte con il vuoto dentro: niente domande, niente risposte. Una pagina bianca su cui non è neanche certo che si scriverà qualcosa. Magari una pagina che diventerà una pallina stropicciata. E poi sarà presa a calci dai bambini durante la ricreazione. Così, per gioco. Apertura totale, nessuna possibilità esclusa.
Sono questi i viaggiatori che partono e arrivano davvero?
O forse chi parte e chi arriva per davvero è chi sa essere a volte interrogante, per far parlare la realtà, a volte giudicante, per prendere posizione, a volte confuso, per potersi godere la chiarezza, a volte accogliente, per comprendere.

Arianna