Fotografia

c’è  un uomo che aspetta immobile fuori dalla porta un uomo che questa sera non gli aprirà.

c’è un altro uomo che trova riparo in cortile e nell’alcol.

questi due uomini non hanno un tetto, li vedo spesso in zona e li osservo, ma loro non sanno di me.

guardo in alto dove so che c’è un altro uomo che ha trovato una donna che si prenderà cura di lui.

è per me necessario essere presente e aprirmi per vedere storie, è necessario guardare altrove per sperare in altro o distrarmi.

foto: Serena

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Fumo

Il mio cuore accelera ogni volta che ti sento e la mia temperatura sale.

io fumo mentre i tuoi polmoni bruciano.

sei delle urla in ospedale con la tua solitudine che ti inchioda in una verde astanteria.

non sei padre ed io non sono figlia.

sono figlia e tu sei mio padre.

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Denti

Mi sono accorta
di avere due canini
scheggiati
i molari usurati lisci
come pietre
di mare.

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Ho addentato
il mantello nero
della notte
per tenerlo più corto
impaziente
del tuo risveglio al mattino
quando ascolto e tocco
che ci sei
ancora.

Ho masticato cose
dure
così come sono
crude e taglienti
le ho rigirate in bocca
a consumare smalto
sanguinare gengive
riaprire cicatrici
bianche e vive
come un’assenza.

Ho strappato a morsi
pelle e unghie
giorni d’ansia
da tirare a sera
quando il sole fuori
e i buchi più bui
del poco che mi sento.

Ho triturato
interi bocconi
di non voglio
schiacciati e rivoltati
nello sforzo di sentirli
docili e molli
d’altro impasto.

Arriva però il momento
di deglutire
mandar giù
dentro oltre i denti
con testa e coda
che scivolano
anguilla di fiume
e nel mezzo qualcosa
testardo
rimane.

 

Foto: Lisbona 2017

Perché piangi

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Perché piangi?
Scusa ti ho svegliato
proprio tu
che domani sarai
a trattenere il respiro
a contrarre la spalla
destra, piango
perché ho sentito Salvini
dire chi muore
non è vivo non c’interessa
perché ho visto il sorriso
odioso di Berlusconi
di nuovo sicuro
piango
perché ho toccato
le pieghe
sulla tua fronte
fatica e commozione
un soffio appena.

 

 

E’ anche che ho aspettato
mezz’ora il tram
stasera, sono stanca ma
un amico parte, un altro
ancora la Svizzera
e un contratto
che lascia aperta la fine.

Scusami, amore, scusa:
non riesco
adesso
a piangere piano.

 

Foto: Islanda, 66° Nordur 2.0

Gioia Mia

Mi chiami “Gioia Mia”, mi aggiusti il colletto e mi chiedi se ho mangiato e cosa.

Silenzi, parole e passi scandiscono la nostra ora giornaliera che riusciamo a concederci ormai da tempo.

Ti chiedo di abbracciarmi e quel giorno lo fai più forte.

Era l’ultimo giorno in cui queste cose potevano accadere.

Mancano quelle piccole mani non curate, tu che fumi una sigaretta, tu che sorridi come una bambina e mancano le tue uniche e solite domande.

Manchi tu.

IMG-20171118-WA0006[1] Foto: Serena S.

La piega della tristezza

Milano, lunedì mattina, tram 14.
Umanità schiacciata e infastidita dal contatto reciproco, ciascuno pensando allo spazio che vorrebbe prendere, e allo spazio occupato dagli altri.
Tra una fermata e l’altra, un signore calvo con gli occhiali si mette a sbraitare contro il vicino: “Se non ti piace tornatene nel tuo Paese! Caproni! Puzzate come dei caproni, ci mettete il profumo sopra per coprire la puzza… fate schifo!”.

Mentre mi unisco al coro dei “Basta! La smetta!”, cerco il viso dell’uomo a cui sono rivolte quelle parole. Ma vedo soltanto la nuca, il collo, dove una piega, di colpo, profonda: la piega della tristezza.