Voglio scrivere dei tuoi occhi

 

 

img_6597.jpgVoglio scrivere dei tuoi occhi,
i tuoi occhi oggi, amica mia,
sotto a questi tronchi lunghi
e foglie aperte come mani,
a proteggere la nostra pelle
bianca (cielo d’inverno).

Ho visto rami rossi
attorno all’iride,
rami spogli, senza:
anche se domenica, anche se
qui,
dove ancora si vive,
non ci sono ripari per te.

Tutto brucia, in Grecia
stanno bene ma
sempre peggio:
se non hai soldi, se non paghi
la chemio
muori.

Dici, poi: “Basta”.
E’ domenica,
siamo qui: basta.

 

Foto: Barcellona 2017

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Niente, ancora

Niente, ancora
giocano i bambini, loro
è la piazza e non ci sono
calde giornate a fermare
il pallone ovale, a noi
il torpore sudato, il futuro
degli anni passati, già
la nostalgica pigrizia
dei ricordi, della vita
che non abbiamo saputo
scegliere, che vogliamo
sciogliere in un calcio
bambino

Alla mia rabbia

E va bene: ti ho vista, ti ho sentita,
adesso però
smetti di correre intorno:
siediti.

Come devo fare con te?
Arruffata con i pugni serrati,
il broncio e gli occhi scuri,
come posso
cullare il tuo morso?

Vuoi addormentarti con una parola
per immaginare
cose lontane, non queste,
cattive
così dentro, incastrate a stare.

 

 

 

 

 

 

L’odio è nelle tue lacrime
appuntite
che nascondi,
non sai nemmeno perché
ma cresce
tutta questa, e ancora
paura.

Nessuno verrà
a salvarci.
Siamo e saremo insieme
io e te:
meglio allora che ti sieda.

Parliamo.

Foto: Iran 2017

Sulla dimenticanza

Sorvolare vorrei10463785_514081818726244_373363809816620035_o
imenotteri
in un deserto verde
d’erba cieca
deserto d’erba di silenzio
silenzio senza sosta
sosta senza fiori.

I giorni passano a coppie
uguali a due a due
mentre alcune domande
mollemente s’abbandonano
appassiscono
smarriscono.

Così ti ritrovi nell’ombra
della tua ombra,
e tu là fuori che guardi
qualcosa di te o del paesaggio
sbiadire
tramontare
dimenticare.

Fino al momento in cui l’io
e l’oggetto della dimenticanza
coincidono.

 

Giulio

Il punto in cui fa male

C’è un punto, da qualche parte,
qui con me, in cui
ti sei accoccolato
ti sei acciambellato
hai fatto il nido
hai fatto la tana
te ne stai lì, fermo
a tremare di paura
a piangere di rabbia
per il dolore del mondo
che ti attraversa come spilli.

Restiamo appiccicati, a premere
forte
le nostre parti morbide, aperti
come ferite, ad ascoltare
il suono delle mie mani
che ti accarezzano i capelli:
fruscio di vento tra le foglie.

 

Foto: Nadia Lambiase

 

Femminile

Guarda intorno:
m’appartiene l’albero, l’uccello
lo steccato e il rivo ombroso
e più in fondo l’orizzonte
ed il sole sulle messi.
Per tutta la vita ho lavorato questa terra che oggi
mi appartiene di dirtto
di sudore, d’amore di uomo.
Ma tu che non hai nulla
la notte
t’addormenti in ogni luogo
tu che trapassi me e la mia terra
col tuo zaino di niente
e ti scaldi ad ogni fuoco
ad ogni sogno,
tu che del grano hai fatto rame
e poi rugiada
tu che mi attraversi trasformandomi
e mostrandomi le labbra
le tue, le mie labbra di donna
finalmente dopo
tutta questa fatica
tutto questo sudore
tutto questo reame
finalmente donna
tana di conigli
nido di passeri
ventre estivo
alcova di sorriso.
Quel sorriso anche tuo
che m’ha fatto primavera
ed ora ho mille nomi
e non ho terra
non ho regno
e spoglio prendo commiato
nudo come vento
taluni sogni, alcune nuvole.

maschile-e-femminile

Giulio

Beata ignoranza

Quando sono stanca
della densità
dei nostri spigoli, quando
sul tram affollato
uno scroscio di voci,
allora
ringrazio
la mia ignoranza
delle cose animali.

Il canto degli uccelli è per me
musica
senza parole.
Forse questo trillare melodioso
il promemoria
per la dichiarazione dei redditi
e il cinguettio di rimando
un rimprovero rabbioso
per dimenticanze
distrazioni
errori.

Forse, soltanto forse:
posso stare
e non capire.

Foto: Essaouira 2016

 

La tua stanza

La vita, questo palpitare
di cellule permeabili,
non è certo cosa
ordinata.

A volte l’immagino
come la tua stanza:
certo, quegli orecchini
di carta, e i libri, i bracciali
che negli anni
ti ho regalato; però anche
altro, a coprire,
a stare stretto
a mucchi, a stropicciarsi
con gli angoli dei diari.

C’è molto e vorrei,
a volte, fuggire
via, dentro cose
morte:
la prevedibilità
di atomi cristallizzati.

IMG_7225.JPG

Foto: Iran 2017

Meteo

Eppure davano bello
le previsioni del giorno prima
(le più affidabili) sbagliano:
non è possibile sapere
con anticipo
cosa avrai negli occhi
e nelle mani, nella voce.

Avevano ragione, invece:
fuori, nella famosa
“realtà condivisa”
– lì dove le parole dette
le sento anch’io –
c’è il sole.

Allora
vado, rimango
vicina ma
esco: voglio piangere
stretta
in un nodo di luce.

Foto: Valgrande 2016

Breve storia del Tutto – Un racconto fantastico

Hotel del Disinganno

I

Nel cielo una lunga scia di nuvole, simile ad una lama insanguinata dal sole al tramonto, invisibile dietro le case, illuminava di una luce irreale la stradicciola e i pochi passanti.

La sera già volgeva alla notte quando il Signor G., come suo solito dal ritorno dall’ufficio, si fermò in una delle bancarelle di libri usati sotto i portici. Per tutta la vita, sin da piccolo, aveva coltivato un’unica passione: i libri antichi.

A questa passione, purtroppo, poteva dedicare solo pochi soldi, e anche questi non senza sacrificio, messi da parte dal suo magro stipendio di impiegato statale. Così, non potendo acquistare i libri in negozi di antiquariato né tantomeno in aste dedicate a ricchi collezionisti, rovistava spesso fra le bancarelle di libri usati con la speranza che qualche raro esemplare, proveniente dallo svuotamento di una vecchia libreria o soffitta, cadesse dentro la sua piccola e malandata rete di…

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