Cartoline dal Cabanyal

Certe storie si assomigliano, quella del Cabanyal ha in comune con molte altre il sapore di una sconfitta preannunciata, e il gusto della lotta di chi ancora spera di poter cambiarne il finale.

Calle de Baler, Edificio interamente occupato da famiglie gitane.

Quartiere di pescatori, cinque vie parallele alla playa della Malvarrosa, case basse, un tempo abitate dagli uomini che rifornivano di pesce fresco i numerosi mercati di Valencia. Ora gli anziani pescatori si mescolano con i  gitani, una comunità fortemente identitaria e attaccata alle proprie tradizioni. La vita si svolge per strada, i bambini giocano fino a tarda sera, tra scambi e traffici più o meno leciti e l’immancabile sottofondo di chitarra con la voce di una donna o di un ubriaco a cantare. Una zona off-limits, dove ormai molte case sono abbandonate o occupate da questa comunità.

Calle Sol, Reabilitacion sin destruccion.

Calle de los Astilleros, Le cicatrici lasciate dalle demolizioni.

Ma i gitani non sono gli unici abitanti del quartiere, ci sono vecchi valenciani, ma anche giovani professionisti e studenti di mezza europa che hanno scelto di vivere a Cabanyal proprio per il suo essere “altro”, una zona al limite, volutamente lasciata implodere.

Cabanyal, Graffiti.

Calle del Progreso, Reabilitacion sin destruccion 2.

Dico volutamente perché da tempo si è smesso di cercare una soluzione ai problemi della zona: spaccio a cielo aperto, furti, bottiglie e immondizie lanciate dalle finestre e lasciate marcire sulla strada. L’amministrazione si limita a guardare o al massimo ad intervenire con arresti e manganelli quando le proteste degli abitanti diventano troppo rumorose.

Calle de los Angeles, Operazione di polizia.

Calle de San Pedro, Vecchia gitana.

Tutto questo fa parte di un piano o meglio, di un progetto: il Cabanyal è un incidente di percorso, un ostacolo al famoso Paseo al Mar, approvato nel 98 dalla giunta Aznar, che prevede la prolungazione dell’Avenida Blasco Ibanez fino al mare. Una strada di 8 corsie ha bisogno di spazio, e questo piccolo nucleo è destinato ad essere completamente abbattuto.

Gli stessi abitanti della zona si dividono, e riempiono balconi e terrazze di bandiere chi contro e chi a favore del nuovo progetto. D’altronde convivere in queste condizioni in un quartiere che assomiglia sempre di più a una “no man’s land” non è facile e qualcuno si lascia convincere dalla promessa di una nuova casa.

Calle de los Pescadores, La strada che porta alla playa de la Malvarrosa.

Calle de las Columbretes, Graffiti

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