A volte

E’ che a volte uno parla, ma non c’è niente da dire. Uno dice “dovreste, sarebbe meglio,  bisogna” ma non sa, non può sapere, né un altro, al suo posto. Non si sa. Basta, meglio tacere.

E’ che a volte uno tace, ma una parola salverebbe. Una parola detta facendo astrazione, certo, ma a volte anche una parola qualsiasi. Tipo “ciao”. Oppure un nome, magari proprio.

E’ che a volte uno gliela legge in faccia, alla gente, la vita che gli è capitata: morbida o ruvida, per strada o in appartamento, soli o con amici. A volte uno pensa che le rughe son pettegole, spifferano tutto, e si sta a disagio.

A volte, uno non conosce neppure le persone con cui ha condiviso tanto, tempo, spazio. Uno non ha idea di come stia una persona che pure, non capisce come pensa, come vive, di che cosa ha paura.

A volte, uno si chiede come tante volte così diverse possano stare insieme.

Arianna

Foto: Blog 66° Nordur 2.0