Che paura, m’hai vista


Che paura, m’hai vista
più brutta ancora
nuda come
una gallina spennata.

M’ero coperta
nascosta fino a non
sentire e invece
ecco: sono anche così.

 

E tu m’hai vista
e mi guardi
con insistente amore.

 

Foto: Lisbona (Alfama) 2017

Annunci

Testarda

E’ che sto ancora lottando
contro
il passato, con la speranza testarda
che magari non è andata proprio così
forse ho capito male
chissà, domani mi sveglio e mi dite:
“Non è vero niente, si scherzava”.

20160803_093313Sono ancora qui che lotto:
tiro calci al presente
mi faccio comandare dalla paura
del futuro, la paura che in futuro
continuerò a lottare.

Lotto ancora:
mi dico “basta” e invece
eccomi qui, che faccio a pugni
per niente.

Foto: Vietnam 2016

Una proposta che non si può rifiutare

Nell’improvvisazione teatrale vige una regola: non si possono rifiutare le proposte. Ciascun personaggio ha un obiettivo ma, per raggiungerlo, deve accettare le situazioni suggerite dagli altri attori. Ad esempio, se qualcuno esclama: “Piove!”, non si può ribattere: “Ma no, guarda che ti sbagli: c’è il sole!”. Piove. Punto. Si parte da lì.
L’evolversi della scena non dipende da un solo personaggio, e nessuno può eliminare i cambiamenti alla situazione condivisa prodotti dalle azioni altrui. Ciascuno può fare la sua parte (e tentare di raggiungere il suo obiettivo) dopo aver accettato le proposte degli altri attori. Inutile sprecare energie sforzandosi di negare che piova, o lamentandosi di quanto sarebbe bello se ci fosse il sole. Piove: su questo, non c’è niente da fare. Soltanto dopo aver accettato la proposta, si potrà cercare riparo sotto un portico, oppure starsene lì, a prender la pioggia.

Arianna

Chiedo un miracolo

Non ci sei.
E’ proprio vero che sei morta, allora. Non è come quando ti arrabbiavi, sparivi per un po’ e poi ti passava. Questa volta è diverso.
Ti cerco, dimenticandomi che non posso trovarti. Ti cerco nei cassetti, non ci sei. “Forse dovrei provare nell’armadio”, penso. Ma niente, neppure lì ti trovo. Ti cerco nei capelli arruffati di una bambina che mi chiede: «Dove dormi?». Ti cerco stasera a teatro, appena prima di commuovermi, e nel riflesso di una candela, diventate due nel bicchiere.
Non ci sei, va bene, lo devo accettare. Ma chiedo un miracolo: sopravviverti senza tristezza. Chiedo di trovarti nel modo in cui puoi esserci e godere della tua esistenza, passata – è vero – però reale. C’eri.

E fanno tre mesi.

Arianna