Basta poco

2012-06-16 09.18.30

Ho scoperto che basta poco
basta pensare di saperne di più
(a volte basta anche meno)
basta averne già abbastanza
basta credere che hanno sbagliato
– ché sempre il merito è dei belli, dei sani, dei ricchi –
basta farsi assorbire da piccoli mondi
basta respingere la sofferenza che non ci è capitata
basta tacere, parlare, fissare o distogliere lo sguardo
basta cambiare discorso.

Arianna

Foto: Nadia Lambiase

Museo

Guardo.

Guato.

Loro guardano opere d’arte,
io li guardo guardare opere d’arte.
Seduto con la mia seggiola nera
ad un angolo del salone.

Il primo giorno sedevo
davanti ad un Matisse,
anch’io,
come loro,
ero concentrato,
attento,
anche se non ho studiato.

Niente.

Io le tele non le capisco.

Ma poi osservo le persone, i loro volti
che si colorano, illividiscono, si fanno cupi,
come invecchiano, avvampano,
tutto d’un colpo ridono.
Allora tutto si fa più chiaro,
e forse capisco.

Melina (terza ed ultima parte)

Parte terza  

Era proprio vero. La stanza brillava della luce del mattino e Melina non poteva più dubitare di quel che vedeva riflesso di fronte a sè.

“Sono diventata una bambina colorata, caspitina!”

Effettivamente la pelle di Melina era tutta un intrecciarsi di colori caldi e luminosi, che si modificavano continuamente; a tratti sembrava fosse immersa in un mare di coriandoli, altre volte i colori si disponevano in losanghe e bandeggi più ampi (come il costume d’Arlecchino).

Melina sorrise contenta e lo specchio le restituì un sorriso arcobaleno.

Corse subito in cucina.

“Ta-dàn!”

Bi, Bo e Bu alzarono lo sguardo dalle tazze e rimasero esterrefatti.

“Sei bellissima” disse Bi.

“Sì” annuì Bo.

“Ng-ng-ng” fece loro eco Bu.

“Sì, sono bellissima” affermò radiosa Melina.

Mentre andava a scuola pensò un po’ spaventata a come l’avrebbero accolta, ma quando arrivò:

–        Gino il bidello le sorrise

–        Quelli della prima, seconda, terza A, B e C le sorrisero

–        Il maestro di matematica le sorrise

–        Praticamente fu accolta con un sorriso da parte di tutti quanti

–        E quando la maestra le chiese come stava, la risposta non fu il solito “Così così” ma “Molto bene, grazie, maestra”

Sembrava proprio che oltre ai colori avesse ricevuto in dono la capacità di rallegrare e rasserenare, forse i colori emettevano dei raggi magici, una cosa così insomma.

Fu ricevuta dal Presidente della Repubblica che le disse:”Brava figliola, continua così”.

Melina divenne più indaffarata di una rock-star: ogni lunedì andava a trovare i bimbi negli ospedali, il martedì parlava con un gruppo di nonnini, il mercoledì…

e poi ricevette inviti da tutti i paesi del mondo,

e poi organizzarono un grande incontro a cui parteciparono tutti i pittori più famosi, dentro il Louvre, per ammirarla e trarre ispirazione.

E poi il famoso pianista Mussorggisky compose una sinfonia che si chiamava “Colori ad un’esibizione”.  E così insomma.

Ho incontrato Melina qualche settimana fa, stava danzando, mi ha riconosciuto, mi ha sorriso e mi ha detto “Saluta tutti quelli che leggeranno la mia storia” e poi, leggera, ha ripreso il suo giro di valzer.

Qualche giorno fa ho scoperto che Melina si è sposata col Clown Masino, il figlio di Arlecchino.

Fine

Melina (parte II)

Parte Seconda

Erano le otto. La sveglia suonò, faceva il rumore di un picchio che becchetta la corteccia di una sequoia canadese (così le aveva detto la nonna Ba regalandogliela).

Melina si destò e prima ancora di aprire gli occhi sentì che c’era qualcosa di strano. “Molto stranissimissimo” pensò.

In genere al mattino si sentiva così così, invece quel giorno avvertiva tutta una energia dentro che la faceva stare bene.

Per andare al bagno passò davanti allo specchio e di sfuggita le parve di avere delle macchie sulla pelle.

“Ohibò” sobbalzò “non mi sarò mica presa il morbillo o la varicella?”
Ma questo pensiero di malattia contrastava col suo benessere (che pian pianino si diffondeva sempre più nel suo corpicino).

Alzò la tapparella e ritornò a guardarsi allo specchio.

“Mah… ma…mah ???”

Melina si stropicciò ben bene gli occhi un paio di volte, poi tornò alla finestra per fare ancora più luce.

“Melina ti sei svegliata? Fai tardi a scuola”, sentì sua mamma Bi che la chiamava, intenta a preparare la colazione.

Tornò davanti allo specchio.

“E’ proprio vero. Mannaggia!” pensò la bimba.

E le sue labbra si schiusero in un largo sorriso che lo specchio le restituì tutto intero.

Fine parte seconda

Melina (parte I)

“La vita è una cosa così”   Clown Masino

Avvertenze per i lettori che hanno più di 10 anni di età (per i più piccoli non è necessario):

–          questa è una fiaba, dunque una storia assolutamente vera, non abbiate paura

–          in questa fiaba ci sono tanti colori, non abbiate paura

–          in questa fiaba succedono cose magiche, non abbiate paura.

–          Insomma, non abbiate paura

Bene, ora possiamo cominciare.

Parte prima

Melina era una bambina di 10 anni, con capelli neri lunghi lunghi ed un colorito della pelle che passava dal bianco marmoreo estivo ad una quasi trasparenza invernale. Alta un metro e una scatola di corn-flakes, portava sempre delle scarpette viola. Viveva in una cittadina in mezzo ad una pianura che non si capiva esattamente fin dove si spingesse, anche perchè spesso le giornate erano appannate da una nebbiolina sottile e tenace, la cittadina si chiamava Qua, ma noi per intenderci meglio la chiameremo Là.

I genitori di Melina (che per praticità chiameremo Bi e Bo) non erano severi (la sgridavano solo se la combinava veramente grossa e questo accadeva raramente) ma non erano neanche dei genitori modello (per esempio, non le raccontavano mai nessuna storia): erano dei genitori così così.

Se incontrate Bo, il padre, per strada lo riconoscete sicuramente perché è arancione, di quella tonalità che spesso hanno i trattori; Bi, invece, è  verde, verde lampione.

La famiglia si completava con Bu, il fratello minore, la cui occupazione principale era rotolare per la casa emettendo strani versi.

Anche Melina era una bambina così così, non si può dire che fosse triste, ma certo non era nemmeno felice. Quando le chiedevano come stava o come andava lei faceva quel segno con la mano rotandola prima in giù e poi in su per un po’ di volte e non c’era bisogno di molte parole.

Una sera Melina, il pigiamino grigiolino indosso, andò a dormire (erano le 22e30 come d’abitudine) e sognò.

Sognò uno strano personaggio vestito in frac, molto ma molto rotondetto.

“Sono il mago Baba”  le disse.

“Babbà?” fece la bimba che non aveva capito e subito le era venuta una golosa acquolina.

“No, Baba.”

“Ah, occhei, scusa”

Il Mago Baba roteò la sua bacchetta magica a forma di baguette e Melina fu catapultata in un congegno che sembrava molto simile a quei tunnel pieni di spazzoloni rotanti dove si lavano le automobili. Inizialmente si spaventò, poi fu tutto un piacevole solletico e uno strofinio e si lasciò cullare…

Melina si svegliò. Erano le 8.00 del mattino.

Fine parte prima

Chi siete – il pubblico del nostro blog

Carissimimissimissimi lettori, oggi vi dico chi siete. Non chi siete voi, ma chi siete qui, sul blog. Oggi vi racconto la statistica, quello che wordpress mi fa capire di voi, le vostre debolezze e i vostri punti di forza. Ogni giorno, alcuni tra i nostri autori  e io per primo, passano interminabili secondi a guardarsi la statistica, a capire quante visite giornaliere abbiamo fatto, quale articolo è piaciuto e quale meno, a cercare di scervellarsi per raccogliere i vostri consensi e al tempo stesso non annoiarvi. La statistica ci fa riflettere.

Innanzitutto vi dico come ci trovate. Nell’ultimo mese 77 persone hanno digitato in Google “aironi di carta” segno che, almeno in parte, preferite continuare a trovarci con il motore di ricerca piuttosto che salvarvi il nostro link tra i preferiti. Arrivate da noi anche dopo aver ricercato parole come “chiave di violino” o “cacca elefante” o “strafiga” o “chefchaouen hashish”. Mi fa ridere pensare che uno arrivi da noi nella speranza di vedere una donna nuda e incappi invece in un torrone sull’estetica femminile.

Poi c’è facebook: da quando abbiamo aperto la pagina facebook almeno quaranta visite al giorno arrivano da qui, da quei messaggini sparsi tra altri mille nelle vostre notizie. Alcuni a voce mi hanno detto “prima di fb non venivo mai a vedere il blog!”.

Clikkare non vi piace. In generale. Non cliccate tanto sui link del blogroll, non cliccate per vedere i commenti degli articoli e non cliccate “invia” per mettere i vostri. L’utente mediamente dà un’occhiata alla home page e poi si perde in chissà quale altro affare. Grazie agli interessi morbosi di molti internauti, il post più letto negli ultimi tre mesi è “La cacca: storia di un uomo e le sue feci“, con 313 visite singole.

La cose che più mi offende: non venite a trovarci di vostra spontanea volontà. Se per un giorno non pubblichiamo qualcosa di nuovo e non ci super-sponsorizziamo in facebook le visite calano drasticamente da 250 a 100 al giorno, vi dimenticate di noi. Vi piacciono invece parecchio i contenuti scomodi, forti, quelli in cui ci incazziamo di brutto. Sono i post più letti, quelli in cui Gianmarco si ribella al suo destino di stagista, quelli in cui io dico che vorrei stroncare su due piedi la generazione che ci precede. Oppure vi piacciono quelli pieni di commenti con i botta e risposta.

Non ho ancora capito se vi piace la poesia, perché le leggete, ma le commentate raramente. La capite o non la capite? La preferite con i disegni o le immagini o senza? Mi rendo conto che non siamo abituati alla poesia, a leggerla ed amarla, però dopotutto cerchiamo di restare vicini ai temi quotidiani pure con quello.

Quali contenuti vorreste? Di cosa vi piacerebbe leggere? Se ci scrivete, anche un commento qui sotto, ne possiamo parlare. Adesso con Arte sotto il Tetto ci stiamo spostando anche nella realtà fisica, oltre il virtuale. Avete visto il nuovo progetto, avete letto il bando? Magari a qualcuno può interessare o conoscete qualcuno che disegna benissimo. Dalle statistiche vedo che 56 persone hanno dato un occhiata alla pagina progetti nell’ultima settimana, di cui però 21 hanno aperto il bando.

Drogato di statistiche come sono, non so più nemmeno se sia o non sia un buon risultato. E soprattutto, con questo post, aumenterò le visite?

Giulio

Vento nuovo

Aria stantia
che ammorba la mente,
puzza di vecchio
che sgretola il cuore,
rancido odore di sporco
viscido marcio tumore
che alberga
nell’anima nostra.

Nauseabondo disgusto
conato di vita
mi prende,
quando improvvisa
dall’insperato cielo
una brezza di lavanda
speranza di viola
mi raccoglie e carezza.

Evaporo
e perdo il mio volto,
mi unisco ai profumi
del manto dei fiori
ed io anche
nei refoli marzolini
sussurro
soffia il vento nuovo.

Giulio