Valzer dell’omertà a puntate (6 di 6)

La furca è pri lu poviru, la giustizia pri lu fissa.
La forca è pel povero, la giustizia pei minchioni.

Epilogo. Dopo alcuni giorni incontro A. A ha delle medicazioni sommarie al braccio buono e alla gamba. Gli chiedo e lui mi dice, E’ successo di nuovo sai, ho fatto ancora un casino e mi hanno cacciato definitivamente da lì, Capisco A, capisco, ma i bendaggi, Ma quelli me li ha fatti F, sai lo stesso del braccio, con un coltello…me lo voleva mettere alla gola, ma nel difendermi mi sono tagliato la mano. Hai 19 anni, A, cerca di stare attento, alla tua vita, soprattutto.

Povero poviru, povero fissa.

Giulio

Valzer dell’omertà a puntate (5 di 6)

Carzari, malatii, e nicissità provanu lu cori di l’amici.
Carcere, malattie e disgrazie provano il cuore degli amici.

B incontra A dopo la dimissione dall’ospedale e con aria sorpresa fa: A! Ciao bello, ma che hai fatto? Che è quel gesso? A abbassa lo sguardo e si chiude nelle spalle, rispondendo, Mah sai, quel casino dell’altro giorno, non so come, mi sono ritrovato così in ospedale, con il braccio rotto. B non si scompone nemmeno di una virgola e dice, Davvero? Cristo A se mi dispiace, chissà com’è successo. Io che assisto, me ne vado disgustato.

Giulio

Valzer dell’omertà a puntate (4 di 6)

La tistimunianza è bona sinu a quannu nun fa mali a lu prossimu.
La testimonianza è buona finchè non fà male al prossimo.

C arriva la sera, zoppica visibilmente e ha un occhio nero pece. Ha quarant’anni circa, beve ma con moderazione. C, ciao, ma che succede che zoppichi (mentre si avvicina), ma cos’è quell’occhio nero, Non mi stringere la mano, ho il pollice gonfio e mi fa ancora male.

Ma che è successo?

Le ho prese, ecco cosa è successo, sai a mettersi in mezzo tra amici, ecco il risultato alla fine, ma con me quello lì ha chiuso, Ma da chi le hai prese, Da uno, Da uno, Sì da uno, insomma fatti miei, Va bene C smetto di chiederti se preferisci.

Giulio

Valzer dell’omertà a puntate (3 di 6)

Zoccu nun ti apparteni nè mali, né beni.
Di ciò che non t’appartiene non dir né mal, né bene.

Incontro E. Ciao E, Weh Giulio, tutto bene, Ma io sì, tutto bene e tu come stai, io bene grazie, non c’è male anche se con questo caldo. E ha cinquant’anni.

Come va, giù alle tende?

Bene dai, è un periodo strano ma in generale bene, Come mai strano, Ma sai, così, a volte i rapporti non sono sempre facili, Ma è successo qualcosa in particolare, Ma no, così, sai, cose normali, la convivenza, E quindi, E quindi niente, dicevo per dire.

Giulio

Valzer dell’omertà a puntate (2 di 6)

Cappeddu e malu passu dinni beni e stanni arrassu
Cappello (per galantuomo e funzionario) e mali passi, dinne bene ma stanne lontano.

Arrivo in ospedale. A è nella stanza 14 del terzo piano. Ha 19 anni, è in strada insieme alla sua ragazza, insieme si fanno le pere. Ciao A, Ciao Giulio, Ma come stai, che è successo, Eh, un casino guarda, Ti hanno ingessato fino alla spalla, però, sarà stato un casino doloroso. Sì…sai, mi hanno rotto il braccio con un colpo di spranga.

Con un colpo di spranga?

Mah sì, eravamo lì tutti insieme, ho fatto un casino sai e mi hanno picchiato, Ma chi è che ti ha rotto il braccio? Mah, non so, ero fatto di rivotril e bevuto, non ricordo, E adesso, E adesso niente, mi han chiesto se voglio sporgere denuncia ma non mi ricordo niente se non io che corro in mutande per strada, con il braccio che mi fa male.

Giulio

Valzer dell’omertà a puntate (1 di 6)

A cu ti leva lu pani levacci la vita.
A chi ti fa perdere il mezzo di vivere (qualsiasi) levagli la vita.

Prologo. Accampamento delle tende. Pranzo tutti insieme, per una volta. Cibo sgraffignato da due o tre in qualche supermercato di periferia. Molti ubriachi, alcuni impasticcati. Chiameremo A e B e C e D e E le persone. A, dopo aver finito di mangiare, vuole mangiare ancora. B, che ha procurato la roba che A sta mangiando, sta per mangiare pure lui. A è fatto, non ci vede e sputa nel piatto di B. B prende una spranga e spacca il braccio ad A. C si mette in mezzo senza esito alcuno, se non di prenderle. D prende un bastone e pur se mingherlino e bonaccione lo da in testa ad A, che come un cane scappa lontano, in strada. Ferma una macchina, arriva l’ambulanza.

Giulio