Come si fa (per Irene)

Come si fa
a lavarsi i denti
allacciarsi le scarpe
apparecchiare la tavola
salire e scendere
le scale.

Come si fa
a sopportare la bellezza
che ostinata esiste
a perdonare le cose
rimaste in piedi
e i bambini
nati
proprio adesso.

Come si fa
a stare
in tutte le prime volte
senza di te.

 

Irene se n’è andata, non sappiamo dove ché altrimenti l’andremmo a cercare.
Non c’è più ma c’è stata, anche qui, su Aironi di carta, come zampine.
Un motivo in più per pensarla da questi cieli

Ciao, Irene.

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Un amore imperfetto

Ti amerò
d’un amore imperfetto
condizionato senz’altro
dalla stanchezza
dall’umore

vorrei promettere
cose impossibili
come “sempre”
“mai e poi mai”

invece so
non basteranno
le mie mani zoppicanti
a colmare la distanza
contenere i vuoti.

Che tu possa trovare
la strada
verso un mondo più grande.

 

Foto: Lisbona 2017

Che paura, m’hai vista


Che paura, m’hai vista
più brutta ancora
nuda come
una gallina spennata.

M’ero coperta
nascosta fino a non
sentire e invece
ecco: sono anche così.

 

E tu m’hai vista
e mi guardi
con insistente amore.

 

Foto: Lisbona (Alfama) 2017

Ho ferito chi amo /2

Val Sessera 2017

Ho ferito chi amo.

Non amassi, forse,
chissà, non so
dunque
amare senza?

Ho ferito per rabbia,
per abitudine,
per farti sentire
quanto fa male.

Ho ferito per vedere
se resti, se davvero
puoi
amarmi, anche così.

Ho scoperto che sì:
tu, ma io?

Influenza

Anche quest’anno
inizia l’autunno e io
a Milano, mi ammalo
stupita, quasi
offesa: ma come,
così, senza preavviso,
con tutte le scadenze,
i lavori da finire!

“Cosa posso fare?”
chiede la mia impazienza
e tu, saggio, pieno
d’amore, dici la verità:
“Niente, aspetti”.

Foto: Nadia Lambiase

 

Ho ferito chi amo

Ho ferito chi amo.

È stato
facile: avvicinarsi,
aprire la bocca,
spingere fuori
una manciata di parole.

È stato
veloce: in tutto,
credo,
pochi secondi.

E ora che è passato
un giorno
siamo qui,
con gli occhi umidi
a fissare quelle parole.

Cinque parole che stanno.

IMG_8058

Foto: Lisbona 2017

Il punto in cui fa male

C’è un punto, da qualche parte,
qui con me, in cui
ti sei accoccolato
ti sei acciambellato
hai fatto il nido
hai fatto la tana
te ne stai lì, fermo
a tremare di paura
a piangere di rabbia
per il dolore del mondo
che ti attraversa come spilli.

Restiamo appiccicati, a premere
forte
le nostre parti morbide, aperti
come ferite, ad ascoltare
il suono delle mie mani
che ti accarezzano i capelli:
fruscio di vento tra le foglie.

 

Foto: Nadia Lambiase

 

Di te amo

Di te amo
il respiro
dentro e poi
fuori: è tuo
il fiato che mi calma.

Di te amo
la rosa dietro,
sulla nuca, segno
di tempi che non ricordo
e solo ora tocco
come sei
piccolissimo.

gattino-marocchino

Di te amo
quando mi guardi e stai
tutto
con me.