La sottile linea della banlieu

E’ che a volte uno se lo scorda, di vivire in un frammento di mondo, che guardiamo attraverso una lente d’ingrandimento. Sembra immenso: beh, invece no.
E poi, a forza di vivere nella bolla, uno non ci pensa che non tutti, non sempre, ma ogni giorno, qualcuno in meno.

Dopo una pessima nuotata (troppa gente, come al solito) faccio la coda per asciugarmi i capelli. E’ mercoledì, ci sono diverse mamme con i loro figli in piscina (mai un papà, però…) perché in Francia i bambini stanno a casa da scuola di mercoledì. Si ascoltano parole dolci, qualche affettuoso rimprovero.
Una mamma si distingue per rudezza e cattiveria: sgrida suo figlio con violenza, mi dispiaccio per lui. Lei coglie il mio sguardo e comincia a raccontarmi di sé, in un francese che comprendo malamente, come se fossi la prima persona che vede dopo un lungo periodo di isolamento: “Abitiamo in banlieu, capisci? Veniamo a Parigi apposta per quest’ora di nuoto, è la sua (del figlio) unica possibilità di uscire dalla banlieu, perché noi abitiamo in banlieu… in banlieu! Non come gli altri qui che abitano a Parigi, noi stiamo in banlieu, in banlieu… capisci banlieu? E mio figlio non si rende conto che, se non si impegna, se non impara bene a nuotare, non uscirà mai dalla banlieu. Questa è la sua unica possibilità, la sua chance!”.

Mi arriva l’ansia e allo stesso tempo il desiderio di riscatto sociale. Un corso di nuoto a Parigi, per uscire dalla banlieu.

Arianna

Castelli di sabbia

Occhi persi, o forse ritrovati,
che guardano un punto al cielo
lassù, lontano,
io non capisco dove viaggi
uomo dei sogni.

A volte sembra
che contieni il mondo
che capisci logiche importanti
che carpisci il senso di tutto questo
e penso, che forse,
tutte le mie idee sono come castelli
fatti un po’ di carta e un po’ di sabbia
costruiti là che non stanno:
imperi d’impermanenza
nella terra degli uragani.

Giacomo

Tanta pazienza

Aveva quasi finito di lavorare quella notte, dopo 12 ore di duro lavoro era molto stanco e cominciava a vedere la fine della giornata, le ultime cose da fare, gli ultimi oggetti da ripulire e da mettere a posto. La mente cominciava gia’ a rilassarsi mentre negli ultimi sforzi per tenersi ancora in movimento, in quella fredda notte, attingeva a quell’incredibile forza che sovviene quando ci si dice, tra se e se, ancora questo e poi vado finalmente a casa, doccia calda e letto.

Poi accadde.

Non si capisce come mai ma c’e’ sempre qualcosa che accade quando meno ce lo si aspetta. E fu cosi’ che sconcertato vede arrivare preoccupato il suo collega, con la faccia contratta e due occhi lucidi lucidi che lasciavano intravedere il riposo tanto agognato allontanarsi in un tempo indefinito in un futuro sicuramente non prossimo, nebbioso, dove l’incertezza regna da padrona indiscussa. Due scambi di parole, poi si capisce che saranno alre due ore di lavoro duro. 

Tempo addietro quell’evento inaspettato gli avrebbe fatto ribollire il sangue nelle vene, un travaso di bile e una perdita di forze quasi come quella che segue un attacco di febbre gialla. Tuttavia, con un leggero contrarsi dei muscoli facciali, uno scricchiolio del collo appena percettibile, degluti’ un poco di saliva, fece un grosso inspiro, come se succhiasse l’energia dall’aria stessa e con voce calma e paziente, molto molto paziente, disse di nuovo  a se stesso “Ancora questo, poi posso tornare a casa. Facciamolo.”

Giacomo