Autunno

2313

Potessi inzuppare il cielo
come un biscotto nel tè
lo farei gocciolare
su questo filo d’erba,
giallo di sole.

Siamo venuti a vedere
l’autunno, marrone
con rosso:
a Milano arriva in gola
a grattare, a chiedere
miele.

Siamo venuti a fare fatica
nelle caviglie,
nelle ginocchia, nel fiato corto
necessario
a ogni passo.

Siamo venuti in salita,
a sentire la sete,
la fame, il sonno
che non puoi rimandare.

Siamo venuti a farci piccoli
tra le rocce e i castagni,
a spingere dentro
l’aria sottile, qui
sopra il nero,
denso di città.

Siamo venuti
a sdraiarci,
a guardare tra i rami
secchi,
a stare fermi,
a pregare la pioggia.

Foto: Gegio

Annunci

Ricordi secchi portati dal vento

Camminavo da un po’ di tempo fuori dal sentiero che solitamente battevo.

Sotto i miei piedi foglie secche cadute copiose dal mio passato formavano un morbido tappeto colorato che ricopriva ogni cosa attorno a me. Mi sentivo perfettamente solo, nonostante la mia mano fosse tenuta stretta da un’altra.

In quel periodo la mia solitudine era rotta da frequenti apparizioni di pensieri che mi turbavano la mente, già avvolta da quella nebbiolina sottile che sale spesso dal fondo del bosco al mattino. Non comprendevo ancora che dovevo aprire un altro sentiero, anziché cercare di ritrovare quello ormai perso per sempre. E ciò mi turbava l’anima perché non avevo più alcun punto di riferimento.

Durante il breve sonno notturno mi aggiravo attraverso strani sogni che mi nascondevano qualcosa che non riuscivo ad afferrare. Desideravo ardentemente che accadesse qualcosa, uno shock che mi scuotesse dal quel torpore.

Ma niente.

I giorni passavano e a me sembrava di continuare a girare attorno, senza giungere mai da nessuna parte.

E allora, in un preciso istante, decisi con volontà di fermarmi.

Stop.

Tutto sarebbe stato diverso da prima.

Cambiamento.
Nuovo.
Vita.

Demetrio

Immagini del mio autunno.

Circa tre settimane di minuscole riprese con il cellulare di momenti della mia vita di tutti i giorni: la mia città, il mio lavoro, la mia casa.

La stampa internazionale si è divertita a commentare in tutti i modi quest’opera: dalla “suprema lode al quieto lirismo del quotidiano” del Journal Of Poetical Arts fino al “vomitevole melenso esempio di attaccamento borghese ai piccoli e meschini piaceri della vita” del Kill Capitalism Now.

Lo dedico a chi ama le piante, i biscotti e la musica acustica.

-Niccolò

Autunno di carezze

Ho sempre malvissuto l’arrivo dell’autunno, quando i giorni si accorciano ed il crepuscolo s’affretta alla sera e coglie le persone ancora fuori, sorprese in un bar o per le strade, che viene buio e tutti si chiedono – di già? – . Eppure quest’anno nell’aria d’autunno trovo una poesia ancora più raffinata di quella delle foglie che s’abbandonano e scivolano via, una poesia che ha il passo delle stagioni, della Terra che va e che viene, che gira e si sposta intorno al suo astro, là dove la nostra mente non arriva. Trovo una poesia senza pretese, sussurrata non solo dalla natura, ma anche dalle cose umane, dalla pietra del selciato e dalle luci della città che s’appresta all’inverno. Venerdì ritornerà il bel tempo, eppure il primo autunno sta accarezzando ora i nostri volti, sta sciogliendo i sogni d’estate nelle sue gocce di pioggia, lusinga le coppie, permette al passero di bagnarsi in una pozzanghera, scappare quando un uomo passa lì vicino, e riprendere subito dopo. E’ un autunno di pace, dove come per le piante, la linfa della vita inizia a scorrere più lenta. Anche il tempo del riposo è un tempo bellissimo, come quando, dopo il lavoro, si trova rifugio tra le coperte.

Un amico oggi mi ha detto: non cedere all’idea della copertina… eppure io ho già rimesso la trapunta invernale sopra il lenzuolo.

Giulio