Default, capitalismo, povertà,

Dal feudalesimo al colonialismo.
Dall’imperialismo al capitalismo.

Oggi direi che viviamo nell’economismo.
L’economia comanda e le sue leggi governano tutto. Le scelte politiche sono estremamente influenzate dai loro risvolti economici, tant’è che i politici sono uomini d’affari, gestori di appalti, imprenditori, e scambiano favori con altri imprenditori, fanno leggi ad hoc, e si favoreggiano l’uno con l’altro. E così dal grande al piccolo nella vita di ogni persona le scelte vengono fatte in misura del rendiconto economico e sempre più la morale e l’etica vengono calpestate dalle leggi dell’economia. L’economia permette sovrabbondanza e sprechi in certe nazioni e povertà fame malnutrizione in altre. Le guerre nascondono tutte macchiavellici scopi economici e non è raro scoprire la multinazionale che fa i soldi da uno scontro piuttosto che da uno sterminio. L’inquinamento ambientale è una voce di spesa valutata e predetta  sui conti economici delle più grandi aziende. Ci siamo talmente abituati a questo sistema che ci sembra normale che in inverno un manichino vestito di tutto punto stia al caldo dietro una vetrina e un barbone malconcio muoia di freddo sul marciapiede davanti.  Esiste persino un libro che conta le morti causate dal nostro sistema economico.

A me sembra che i segnali d’allarme che il sistema non funzioni più sono tanti, troppi.

Gli stati ricchi fanno default.
E’ partita l’Islanda, poi la Grecia è stata salvata da un miracolo e continua a chiedere maxiprestiti per sopravvivere. L’Irlanda è messa malissimo, l’Ucraina molto male, Portogallo e Spagna pure, Slovenia e Slovacchia a seguire. E solo per citare alcuni tra gli esempi più gravi.
L’Italia ha appena avuto una crisi recentissima durante la settimana scorsa e ci siamo salvati dal default per un soffio, gli USA hanno un conto alla rovescia con scadenza il 2 di agosto per risolvere la questione e mettersi d’accordo sul tetto del debito se no faranno default pure loro.

Cosa sta accadendo?
Siamo giunti al termine?
Il sistema non funziona più?

Sto aspettando un cambiamento radicale, su vasta scala, che sconvolgerà le vite di tutti. E’ finita l’era del capitalismo. Oggi occorre rimboccarsi le maniche e studiare un nuovo modo di vita, sostenibile, equo, giusto, da capo, dal principio.

Non è possibile che accada questo:

Mentre noi pensiamo a questo:

Giacomo

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Cocaina e Viagra, così si combatte la vecchiaia!

Oggi tuo nonno, invece che fare il nonno, può continuare a lavorare meglio di un quarantenne, sentendosi ancora un leone nel pieno  della forza (e col piffero che se ne va in pensione!). Può occupare posti di lavoro importanti, e impedire ai giovani di cominciare a farsi una vita, può farsi di cocaina perché tanto c’è la pillola del cuore, e scopare come un ventenne perché c’è il viagra o l’iniezione magica simile a quelle che si fa il premier sei volte la settimana.
Così la società che già gira su sesso-droga/viagra-cocaina continua come una trottola, con i giovani che sono disoccupati e i nonni che invece di dare consigli e starsene buoni fanno gli irriducibili come se la potenza sessuale e i soldi fossero gli unici valori in cui investire, unici valori che rendono la loro vita ancora vivibile.
D’altronde se il cervello si ferma a 30 anni e rimane lo stesso senza mai crescere in saggezza allora non ci stupiremo se oggi possiamo vantare un parco trentenni ampissimo, solo che l’età anagrafica risulta essere piuttosto variabile (dai 30 ai 90).
Consiglio vivamente alle donne tutte di non trovarsi di notte, assolutamente e per nessun motivo, in un vicolo buio in compagnia di un anziano signore, specie se ha una pillola blu in mano e il naso infiammato. Il panorama di quello che potrebbe accadere è che leggeremo sui giornali scandali di stupri da parte dei nonni o, per chi se lo potrà permettere, fiumi di prostitute anche minorenni e cosche di favoreggiamento alla prostituzione, come quelle a palazzo Chigi.

Giacomo

Povera Italia…

Come non riflettere su ciò che i riflettori mettono a fuoco in questi giorni? Come non porsi delle domande su ciò che i riflettori non illuminano, ma che tuttavia è possibile vedere con altri occhi?Attraverso il proprio sguardo interiore, che tutti possiedono seppur a differenti livelli.
Leggendo alcuni dei più importanti giornali di questo paese mi è venuto da vomitare. Scorrendo velocemente gli articoli descrivere quanto è accaduto nel Parlamento italiano sono rimasto congelato. Un ministro che manda a vaffanculo il presidente della Camera, il ministro degli esteri che siede in aula per approvare l’inversione di un ordine del giorno, deputati che se la prendono con una collega disabile. E intanto infiamma l’urgenza della crisi bellica nel Nord Africa, e l’emergenza profughi a Lampedusa. E aumentano le ragnatele e la polvere sulle questioni cruciali per il nostro “bel” paese, talmente note che vengono dimenticate.
Tutto ciò per difendere gli interessi di una sola persona.
Ormai la nostra democrazia ha toccato profondità inimmaginabili, e continua quotidianamente a sprofondare nell’abisso scavato da una maggioranza deviata, drogata ed il cui condottiero è ormai in balia di sè stesso. Una maggioranza che stupra quotidianamente l’interesse pubblico in nome di quello personale; che violenta brutalmente le istituzioni e ciò che esse rappresentano.
Questo paese è ormai avvelenato. Anzi è radioattivo di conflitti di interessi, di corruzione, di falsa informazione, di mafia, di faziosità. E’ assai pericoloso avvicinarsi alla centrale nucleare della politica e del potere. Il processo di fusione degli interessi economici con la politica è ormai da lungo tempo fuori controllo. Solo radiazioni e scorie vengono prodotte copiose.
E a poco giova additare quelli o questi come responsabili dell’attuale condizione in cui versa il paese.
La cosa più grave, a mio avviso, è che niente di “ordinario” o di “già noto” potrà risolvere tali problematiche. Non le risolveranno le nuove elezioni, la formazione di un altro governo, e neppure la morte di Berlusconi. La storia insegna chiaramente che né rivoluzioni né lotte portano alla fine a cambiamenti profondi e duraturi all’interno di una società. Perchè semplicemente il problema è radicato nelle cellule della stessa.
Occorre che ogni individuo cresca in autorità in se stesso, lavorando in tal senso.
Il vero potere risiede all’interno di ogni donna e uomo.
Solamente il singolo è potenzialmente in grado di contagiare le cellule del sistema, curare gli organi e condurre infine alla guarigione l’intero sistema. E’ questa la grande sfida dei giovani di buona volontà…

Demetrio

Oggi tirannia, domani quel che sia

Parlavano come tiranni,
si comportavano come tiranni
e governavano come tiranni.
Come facevamo a sapere che erano tiranni?

Mi rimbalza in mente quella canzonetta di Robin Hood, quella mentre sono tutti in prigione dai topolini ai cani. C’è pure Cantagallo, il menestrello con la zampa alla catena. Non voglio scrivervi le parole esatte, guardate il video. Così anche noi ci ritroviamo con la nostra tirannia, una tirannia che non è fatta di olio di ricino, ma di pornografia televisiva, di prostituzione, di storie di mafia vecchie ormai di decenni, che tutti sanno e nessuno mette in conto.

Al Capone,  dopo trent’anni di onorata carriera nel crimine, fu condannato nel ’30 per evasione fiscale: un grande criminale messo in gatta buia per la peggio cazzata. Il Silvio adesso rischia di rimetterci i testicoli per aver agito troppo d’uccello, poveretto. Mio padre dice che alla fine se la caverà, un po’ ci spera, mentre per me sarebbe una grande gioia vederlo in galera. Non agli arresti domiciliari, proprio dietro le sbarre. La verità è che non dovrebbe essere condannato solo per concussione e prostituzione minorile, ma anche e soprattutto per essersi succhiato l’Italia come si fa con le mentine, poco alla volta, dal ’94 ad oggi (o da molto prima?). Io non scrivo mai di politica, non me ne intendo. Ma Il Silvio, questo male insanabile del nostro Paese, non è solo politica, è la massima espressione di un potere ormai vecchio, insensato, tutto da cambiare. Possibile che ci siano persone che ancora osano chiamare questa cosa democrazia? Questa specie di aborto di situazione, democrazia. Questa società impazzita, le cui redini sono in mano a un puttaniere. I greci antichi ci riderebbero in faccia, ci sfotterebbero alla grande.

Questa è una tirannia, una forma strana e innovativa, che comprende anche il lavaggio del cervello. Che paura può fare un voto se posso entrarti nella testa e dirti quello che devi pensare? Che paura può fare chi la pensa diversamente se questo pensiero è subbissato da una valanga di cazzate, di notizie fuffa, di servizi tg sugli animali, partite di pallone e veline?

La frase che ho messo all’inizio è una vignetta comparsa sull’Internazionale 11/17 Febbraio 2011, ripresa da El Pais. Mi ha fatto riflettere parecchio. Come facciamo a non sapere che sono tiranni? Come facciamo a non agire contro questa tirannia, che subiamo in modo triste, come i personaggi del cartone animato. Dov’è Robin Hood? Dov’è Riccardo Cuor di Leone? Non sono qui, non in questa realtà. Eppure qualcosa bisognerà pur fare. Da dove ripartiremo quando il Silvio sarà un ricordo? Vorremo davvero un altro ultrasettantenne da votare? Come colmeremo l’enorme vuoto che questo tiranno lascerà dietro di sé? Con chi?

Tutto il villaggio la sta cantando dice quest’attualissimo Sceriffo di Nottingham, ma se tutto il Paese canta e manifesta contro il nostro principe Giovanni, dopo, cosa farà?

Giulio

La frutta

Ci siamo arrivati, alla fatidica frutta. Le parole che corrono sulle prime pagine dei giornali e nei forum di informazione, quelle che suonano più o meno come “Meglio essere uno sporco maschilista che essere gay”. A questo punto, cosa rimane da fare? Non lo sappiamo più, forse. Più che denunciare, indignarci, dire fare baciare lettera testamento, sembra che niente abbia la forza necessaria a far cadere questo soffocante potente che si è nutrito dei bassi istinti, che è stato votato dalle basse emozioni… Questo è il punto: Berlusconi è un’emanazione culturale (lo è sempre stato, lo è diventato?), penso a volte che sia una specie di concretizzazione di alcuni valori culturalmente accettati, un’incarnazione di come l’italiano vorrebbe che sia l’italiano che cerca di essere. Un uomo con una virilità ostentata, detentore di un potere squisitamente economico con cui può raggiungere i suoi obiettivi, raggirare la legge, trovando l’inganno una volta fatta la legge, o facendo una legge con l’inganno, sistemando i propri affari, salvaguardando gli interessi del familismo amorale. Un uomo che, nonostante l’avanzare dell’età, si attornia di gioventù, legittimando la costruzione di mete culturali allineate alla logica del successo e dei quindici minuti di celebrità. E ci sarebbe da dirne ancora: il fatto è che ho l’impressione che ad un certo punto B. sia apparso, come fosse stato creato nel laboratorio della società italiana, come fosse comparso nella forma che conosciamo, cullato e alimentato dalle nostre infime volontà di potere, pompate dal rampantismo degli anni Ottanta e dal modello d’azione sociopolitica che – piccolo incidente di percorso – Tangentopoli aveva mostrato. Che sia apparso come quella frutta geneticamente modificata che non marcisce mai, se non in chi se ne ciba, diventando tumore.

Gianmarco