Non smettere mai di guardare le stelle…

Oggi il tempo ha rinfrescato. Mi ricorda molto quelle giornate di ottobre, quando alla sera si alza un’aria fresca fresca, pulita, ma che contiene già l’autunno, il vento e i primi freddi. Alcuni dicono che l’estate sia già finita, ma io non ci voglio credere, perchè il tempo mi passa troppo in fretta che non me ne accorgo più, e solo a fine stagione mi rendo conto che è andata davvero. Eh sì, perché si aspetta con tanta ansia per tanti mesi di mettersi la maglietta a maniche corte, anche alla sera, di far respirare i piedi senza calzini, nei sandali, di prendere un po’ di sole, di lasciarsi alle spalle tutti quei mal di gola e raffreddori dell’inverno, di asciugarci fuori l’umidità dalle ossa. E quando è già l’ora non ci sembra vero, non l’abbiamo goduta abbastanza ci sembra e ci si aggrappa all’autunno, con tutte le forze, nel disperato tentativo di restare un po’ più a lungo al caldo, almeno di giorno, sotto il sole, ma anche quello inesorabilmente è destinato a lasciarci e farsi ricoprire dalla neve. Così come le stagioni anche le persone vanno e vengono e per quanto si sforzino di fermare il tempo non possono fare a meno di vivere, in un modo o nell’altro, e vivere i giorni, le settimane, i mesi, almeno finché stanno qua. Così il tempo ci aiuta tutti alla fine, che sia inverno o estate, perché scorre e si rinnova sempre, dandoci l’esempio, senza paura di andare avanti, di rialzarsi una volta di più, perché ieri ormai è passato, e quello che è successo è ormai accaduto, e oggi è un nuovo giorno, diverso dagli altri, ancora da scrivere, pieno di vita se riusciamo a vederla, e sarebbe un peccato credere di saper già come va a finire, o non aver più voglia di esserci, di fare, di combattere, di stupirci, di sorridere e di piangere, perché è proprio l’ignoto che ci vibra nell’anima e che ci fa sentire vivi, è proprio grazie all’ignoto se abbiamo sempre, ancora, e ancora, un’altra possibilità di essere felici.

Giacomo

Voice over

Il mondo del doppiaggio è un mondo che sto scoprendo piano piano. Non come diretto portatore di voce, ma come suo ligio correttore. E può capitare di dover correggere anche la più bella e precisa traduzione: capita che sfuggano al più abile traduttore espressioni gergali, frasi idiomatiche, combinazioni di termini che letteralmente  significano ben poco e racchiudono invece l’evocazione di un’immagine.
Oggi vi insegno che to be in the weeds, letteralmente “stare fra le erbacce”, rimanda alla situazione in cui si hanno talmente tante cose da fare in un tempo finito, che non si riesce a portarle a termine tutte, se non provocando un qualche disastro o provocando un qualche danno a qualcuno. In altre parole, essere nella merda, essere incasinati in maniera inverosimile, in troppe faccende affaccendato.
È una cosa che si può capire anche se non si è laureati in Lingue straniere.

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Il meteo è più semplice da dirsi nella stagione estiva, l’inverno è molto più mutevole, aldilà dell’immaginario collettivo che associa al freddo qualcosa di immobilizzante e di silenzioso e al caldo il movimento. Cosicché il freddo è male e il caldo è bene, ma io non ci credo.

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«Non posso sempre comportarmi bene per essere gentile» vuol dire, nel suo apparente nonsense, che si può, ad un certo punto, rifiutare di tentare di fare andare le cose nella maniera che abbiamo pensato fosse la migliore per il bene collettivo o di una persona in particolare. Ossia, quando il sacrificio non ha riscontro nella pratica della vita quotidiana, ci si può benissimo ritirare dal campo di battaglia senza dover per forza decretare un vincitore, bensì affermando semplicemente che ci si esonera da ogni tentativo ulteriore di una convivenza nello spazio delle relazioni che abbia un effetto diverso dalla semplice registrazione della presenza altrui nel mondo.

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Il voice over è un doppiaggio in cui si sente sotto il parlato originale.

Gianmarco

Scirocco

È la mia terra, di odori secchi e colori bruciati.
La montagna in fondo ci cinge le spalle accompagnandoci per ogni percorso.
Il profumo di pomodori e carne combinati nelle case aperte sulla strada, il legno violentato dalla luce sulle porte.
La ricerca di un sollievo sociale.
È un eterno pomeriggio di sole sibilante.
Anime nere di un mondo fatto di una morte così compiuta, così perfetta, da essere principio di una vita silenziosa.
La strada è una lingua di fuoco grigio, scintille rombano nell’eterno pomeriggio.
Soffia un vento d’Africa che nega il respiro dell’aria sulla pelle, porta acqua da dentro i corpi.
Sono tornato, come sempre, alla terra bruciata dei padri.

Gianmarco

Calda torrida estate

Il caldo strozza il cervello. Per questo motivo gli autori di questo blog, scrivono di meno. Per lo stesso motivo i lettori di questo blog, leggono di meno. E’ un fatto, il caldo torrido ci fa venir solo voglia di lago/mare/piscina/doccia, voglia di acqua che lavi via il sudore, voglia di vivere nudi sulla nuda terra. Il buonsenso ci trattiene dal non andare in giro ancora più svestiti di così. Così ce ne andiamo in giro, soprattutto fatti di carne, di pensieri carnali, votati all’esterno, al guardarsi attorno. Tutti stanno fuori la notte. La vicina si lamenta per i ragazzetti che vengono sotto casa alle due a chiacchierare e fumare di nascosto. A volte suonano i campanelli. Alle una la città è ancora in piedi, ma solo una parte. Cammino alle due per le strade deserte, passo davanti a sociologia e vengo invaso da un mare di persone che…bevono? Fanno festa? Studiano di notte? Ci provano? Non lo so, non ho ancora capito che ci facciano tutte quelle persone a sociologia una notte a settimana. Però ai giovani piace stare lì. Sembra una città più giovane, l’estate.

I vecchi sono rintanati nelle loro case, con le persiane abbassate per non far entrare il caldo. Si svegliano quando i nipoti vanno a dormire. Alcuni muoiono da soli, nell’indifferenza e nella solitudine. Non guardo i telegiornali, ma credo lo dicano anche i notiziari serali. I vecchi spesso sono poveri, hanno lavorato tutta la vita e si ritrovano con una micropensione, poca famiglia accaldata al mare e la televisione. Eccoli lì, davanti alla televisione, quando suona un venditore di condizionatori truffaldino che estorce loro tremila euro per un pinguino de longhi. Se ne va e l’anziano rimane con il suo pinguino, pensa che è meglio aspettare che ritorni il figlio per farsi spiegare come accenderlo.

Il mio cane ansima tutto il giorno. Non so perché il creatore li abbia fatti in modo che possano sudare solo dalla lingua. Sta tutto il giorno ad alitare nel vuoto, sdraiato. La notte, se viene in camera mia, non riesco a dormire. Smette di solito dalle tre alle sei del mattino. Erano quattro estati che non stavo qui in città, che non vivevo la fine di luglio nella mia cittadina. Volevo proprio ricordarmi come fosse, come fossero le albicocche, come fosse la montagna di notte. In estate rimangono solo pensieri estivi, privi di consistenza, aeriformi, vaporizzati dalla canicola.

Giulio