Cose che cambiano le cose

Un vicino di casa è in cassa integrazione.IMG_2731
Dice che l’ha scelto lui.
Per far lavorare chi ne ha più bisogno.
Sua moglie lavora e sua figlia è andata a convivere.
Dice che può permetterselo.

Ecco, sono queste le cose che mi commuovono.
Sono queste le cose che cambiano le cose, muovono le ombre e le luci e cambiano, ai miei occhi, la visione di quella realtà, che non ha bisogno di noi, per esser vista.

Arianna

Foto: Roma 2014

Agnizione

Che cosa cambia,
nel presente,
se il passato
di colpo
è diverso, se cambiaIMG_2103
perché ora si conosce,
si viene a sapere.
Non so perché
ma cambia.

Cambia tutto
per un po’
e poi qualcosa
per tanto tempo.

Arianna

Foto: Provenza 2013

 

Nascita (1)

“Da ateo posso dire che nascere è un miracolo”
scrisse un amico appena diventato papà.IMG_2499

Conosco alcune pance, grosse, con dentro bambini e bambine: nascituri.
I (quasi? già?) genitori mi parlano di curiosità.
E di paure.
Dicono: “Boh! Cambierà tutto… non sappiamo come!”.

Nascita vuol dire che comincia a esistere qualcosa di nuovo.
Proprio nuovo nuovo, roba mai vista prima.

Siamo tutti nati, almeno una volta.

Arianna

Foto: Guimaraes 2013

Maschile plurale

Un amico mi ha inoltrato un’email dell’associazione Maschile plurale. Che mi è piaciuta molto.
Per esempio, mi è piaciuto leggere cose come:

“Il nostro percorso di riflessione e trasformazione maschile si è confrontato e tuttora inevitabilmente si confronta con il problema della violenza nelle sue molteplici manifestazioni, anche perché è un dato di fatto che la violenza nella grande maggioranza dei casi viene esercitata dagli uomini.
Questa assunzione di responsabilità maschile è, almeno in Italia, relativamente recente e mira a riconoscere le radici profonde che il fenomeno della violenza ha nella nostra società, così segnata dalle forme e dalle abitudini di un sistema patriarcale in crisi ma ancora in grado di condizionare fortemente le vite individuali e la dimensione collettiva”.

Ecco. Per esempio.  Poi mi è piaciuto anche leggere che per cambiare bisogna partire dai desideri, così come mi è piaciuto  leggere che il pensiero e le pratiche delle donne hanno aperto la strada al cambiamento, e al tempo stesso che è importante, per gli uomini, aprire altre strade, le loro: ma sempre in relazione a, nel confronto, nelle differenze dei percorsi e degli approdi.

Insomma: qualche ragione di speranza ce l’abbiamo.
Grazie, Maschile Plurale.

Arianna

 

 

Femminilità (al maschile)

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Ieri sono passato in città insieme ad un ragazzino macedone che conosco. Ho incontrato due amici: ciao! più un sorriso ed una mano che si agita nell’aria. La domanda del ragazzo è stata: Giulio ma perché saluti come un frocio? Ma come saluta un uomo? Gli chiedo. E me lo fa vedere. Un ciao secco, duro, con le mano in tasca e un piccolo movimento di scazzo all’altezza delle spalle, una contrazione che “fa uomo”.

Il maschio sta cambiando, se ne accorgono i ragazzini macedoni che vengono dalle montagne. Sta cambiando in un modo che lo mette a contatto con la sua parte più femminile. Spesso si dice che la donna abbia acquisito un modello prettamente maschile per riuscire nella società, ma si tace sull’uomo. Mio padre tutte le mattine si spalma di creme di bellezza. Ho sempre pensato che fosse un comportamento da femmina.

Siamo pronti, oggi, noi uomini, a toccarci? Siamo forse pronti per farci una carezza tra i capelli – tra uomini, siamo pronti a spalmarci la crema solare al mare, siamo pronti ad essere sensibili e fragili, siamo pronti ad essere “deboli” e non “forti” in ogni situazione?

E le donne, ci vogliono così? O ci vogliono maschi, che le si prenda e si dica loro “cose da uomini”, almeno nel letto? Abbiamo ancora voglia di possedere una donna? O la vogliamo amare con rispetto e dedizione? E le donne sono pronte a non essere possedute?

Vibra il cellulare, del ragazzino. Mi fa vedere un sms di una ragazzina di sedici anni con cui esce. C’è scritto: ieri mentre scopavo con il mio ragazzo, pensavo a te. E tu che le rispondi? – gli chiedo. Chi se ne frega – dice lui – se vuole scopare basta che mi chiami e io vado.

Siamo più fragili, più femminili o più uomini?

Giulio

fotografia di Roberto La Iacona

Elena Medi

Tremula voce vocata all’azione

che vai pel mondo delle anime pure

e il dono fortuito dello stupore

coltivi in vita anche verso la fine.

Le vedi là, le bolle di sapone

traslucide sfere senza spessore

sparse lì intorno invisibili e chiare

diletto per te e i tuoi occhi di pane.

E di bello hai che non è il tuo sorriso

quello di bimba beata di favole

ma di donna matura adusa alle regole

che lungo la via non hai condiviso

e che per cambiare hai dato le ore

le rughe, i gesti e tutto l’ardore.

Giulio

Viaggiare: grande possibilità e grande pericolo

Guardi dall’oblò la terra avvicinarsi, senti il carrello abbassarsi, poi il grande uccello di latta tocca l’asfalto e comincia a frenare. Ci siamo, ti dici.
Sono arrivato.
E qualcosa dentro di te già si agita, una strana trepidazione prende spazio e si insinua nel tuo inconscio.
Stai per cominciare un nuovo capitolo della tua storia.

Viaggiare offre una grande Possibilità e nasconde al contempo un grande pericolo.

Si dice che gli altri siano degli specchi che usiamo per vedere noi stessi. Utilizziamo il loro feedback come strumento di autovalutazione del nostro essere. Se le persone che ci stanno attorno ci guardano con interesse o fanno degli apprezzamenti sul nostro aspetto fisico otterremo delle conferme del fatto che siamo belli. Questo vale anche col nostro carattere: negli altri analizziamo in continuazione, in modo consapevole o inconsapevole, la risposta se siamo simpatici, divertenti, riflessivi, pensierosi, inopportuni, educati…
Per questo, nel momento in cui ci si trova in un ambiente completamente nuovo, ci viene offerta un’incredibile opportunità di crescita, perchè le persone nelle quali ci specchieremo non conoscendo noi e il nostro passato, ci daranno una risposta nuova, un’immagine di noi stessi diversa, ma che più corrisponderà al vero perchè più libera dalle catene del passato, dai nostri sbagli, dalle etichette che nel corso della nostra vita ci siamo attirati addosso.
Per questo viaggiare ci permette di scoprire lati di noi che non immaginavamo avere, ci conferma il nostro cambiamento, ci conferma che il passato rimane tale e che il futuro è tutto da scrivere. Ci fa sentire nuovi, rinnovati, liberi.
E se questo è il più grande dono del viaggiare è anche il suo più grande pericolo. Perchè se da una parte ti viene data la possibilità di vederti e specchiarti in un modo nuovo, scoprendo parti di te stesso che ancora non conoscevi, dall’altro ti viene data anche la possibità, o il sogno, di scappare dalla tua vecchia vita, cancellare gli errori, i problemi, le cose che non vanno. Ti si mostra l’allettante possibilità di non risolvere ciò che andava risolto, di non fare quella fatica, e di ricominciare semplicemente di nuovo tutto, da capo. Così viaggiare può diventare invece che crescita, involuzione. Un modo per vivere facile e non affrontare la vita, scappando dalle decisioni difficili e dalle scelte sofferte del nostro cammino.

Giacomo

Melina (terza ed ultima parte)

Parte terza  

Era proprio vero. La stanza brillava della luce del mattino e Melina non poteva più dubitare di quel che vedeva riflesso di fronte a sè.

“Sono diventata una bambina colorata, caspitina!”

Effettivamente la pelle di Melina era tutta un intrecciarsi di colori caldi e luminosi, che si modificavano continuamente; a tratti sembrava fosse immersa in un mare di coriandoli, altre volte i colori si disponevano in losanghe e bandeggi più ampi (come il costume d’Arlecchino).

Melina sorrise contenta e lo specchio le restituì un sorriso arcobaleno.

Corse subito in cucina.

“Ta-dàn!”

Bi, Bo e Bu alzarono lo sguardo dalle tazze e rimasero esterrefatti.

“Sei bellissima” disse Bi.

“Sì” annuì Bo.

“Ng-ng-ng” fece loro eco Bu.

“Sì, sono bellissima” affermò radiosa Melina.

Mentre andava a scuola pensò un po’ spaventata a come l’avrebbero accolta, ma quando arrivò:

–        Gino il bidello le sorrise

–        Quelli della prima, seconda, terza A, B e C le sorrisero

–        Il maestro di matematica le sorrise

–        Praticamente fu accolta con un sorriso da parte di tutti quanti

–        E quando la maestra le chiese come stava, la risposta non fu il solito “Così così” ma “Molto bene, grazie, maestra”

Sembrava proprio che oltre ai colori avesse ricevuto in dono la capacità di rallegrare e rasserenare, forse i colori emettevano dei raggi magici, una cosa così insomma.

Fu ricevuta dal Presidente della Repubblica che le disse:”Brava figliola, continua così”.

Melina divenne più indaffarata di una rock-star: ogni lunedì andava a trovare i bimbi negli ospedali, il martedì parlava con un gruppo di nonnini, il mercoledì…

e poi ricevette inviti da tutti i paesi del mondo,

e poi organizzarono un grande incontro a cui parteciparono tutti i pittori più famosi, dentro il Louvre, per ammirarla e trarre ispirazione.

E poi il famoso pianista Mussorggisky compose una sinfonia che si chiamava “Colori ad un’esibizione”.  E così insomma.

Ho incontrato Melina qualche settimana fa, stava danzando, mi ha riconosciuto, mi ha sorriso e mi ha detto “Saluta tutti quelli che leggeranno la mia storia” e poi, leggera, ha ripreso il suo giro di valzer.

Qualche giorno fa ho scoperto che Melina si è sposata col Clown Masino, il figlio di Arlecchino.

Fine

Melina (parte II)

Parte Seconda

Erano le otto. La sveglia suonò, faceva il rumore di un picchio che becchetta la corteccia di una sequoia canadese (così le aveva detto la nonna Ba regalandogliela).

Melina si destò e prima ancora di aprire gli occhi sentì che c’era qualcosa di strano. “Molto stranissimissimo” pensò.

In genere al mattino si sentiva così così, invece quel giorno avvertiva tutta una energia dentro che la faceva stare bene.

Per andare al bagno passò davanti allo specchio e di sfuggita le parve di avere delle macchie sulla pelle.

“Ohibò” sobbalzò “non mi sarò mica presa il morbillo o la varicella?”
Ma questo pensiero di malattia contrastava col suo benessere (che pian pianino si diffondeva sempre più nel suo corpicino).

Alzò la tapparella e ritornò a guardarsi allo specchio.

“Mah… ma…mah ???”

Melina si stropicciò ben bene gli occhi un paio di volte, poi tornò alla finestra per fare ancora più luce.

“Melina ti sei svegliata? Fai tardi a scuola”, sentì sua mamma Bi che la chiamava, intenta a preparare la colazione.

Tornò davanti allo specchio.

“E’ proprio vero. Mannaggia!” pensò la bimba.

E le sue labbra si schiusero in un largo sorriso che lo specchio le restituì tutto intero.

Fine parte seconda

Melina (parte I)

“La vita è una cosa così”   Clown Masino

Avvertenze per i lettori che hanno più di 10 anni di età (per i più piccoli non è necessario):

–          questa è una fiaba, dunque una storia assolutamente vera, non abbiate paura

–          in questa fiaba ci sono tanti colori, non abbiate paura

–          in questa fiaba succedono cose magiche, non abbiate paura.

–          Insomma, non abbiate paura

Bene, ora possiamo cominciare.

Parte prima

Melina era una bambina di 10 anni, con capelli neri lunghi lunghi ed un colorito della pelle che passava dal bianco marmoreo estivo ad una quasi trasparenza invernale. Alta un metro e una scatola di corn-flakes, portava sempre delle scarpette viola. Viveva in una cittadina in mezzo ad una pianura che non si capiva esattamente fin dove si spingesse, anche perchè spesso le giornate erano appannate da una nebbiolina sottile e tenace, la cittadina si chiamava Qua, ma noi per intenderci meglio la chiameremo Là.

I genitori di Melina (che per praticità chiameremo Bi e Bo) non erano severi (la sgridavano solo se la combinava veramente grossa e questo accadeva raramente) ma non erano neanche dei genitori modello (per esempio, non le raccontavano mai nessuna storia): erano dei genitori così così.

Se incontrate Bo, il padre, per strada lo riconoscete sicuramente perché è arancione, di quella tonalità che spesso hanno i trattori; Bi, invece, è  verde, verde lampione.

La famiglia si completava con Bu, il fratello minore, la cui occupazione principale era rotolare per la casa emettendo strani versi.

Anche Melina era una bambina così così, non si può dire che fosse triste, ma certo non era nemmeno felice. Quando le chiedevano come stava o come andava lei faceva quel segno con la mano rotandola prima in giù e poi in su per un po’ di volte e non c’era bisogno di molte parole.

Una sera Melina, il pigiamino grigiolino indosso, andò a dormire (erano le 22e30 come d’abitudine) e sognò.

Sognò uno strano personaggio vestito in frac, molto ma molto rotondetto.

“Sono il mago Baba”  le disse.

“Babbà?” fece la bimba che non aveva capito e subito le era venuta una golosa acquolina.

“No, Baba.”

“Ah, occhei, scusa”

Il Mago Baba roteò la sua bacchetta magica a forma di baguette e Melina fu catapultata in un congegno che sembrava molto simile a quei tunnel pieni di spazzoloni rotanti dove si lavano le automobili. Inizialmente si spaventò, poi fu tutto un piacevole solletico e uno strofinio e si lasciò cullare…

Melina si svegliò. Erano le 8.00 del mattino.

Fine parte prima