Melina (parte I)

“La vita è una cosa così”   Clown Masino

Avvertenze per i lettori che hanno più di 10 anni di età (per i più piccoli non è necessario):

–          questa è una fiaba, dunque una storia assolutamente vera, non abbiate paura

–          in questa fiaba ci sono tanti colori, non abbiate paura

–          in questa fiaba succedono cose magiche, non abbiate paura.

–          Insomma, non abbiate paura

Bene, ora possiamo cominciare.

Parte prima

Melina era una bambina di 10 anni, con capelli neri lunghi lunghi ed un colorito della pelle che passava dal bianco marmoreo estivo ad una quasi trasparenza invernale. Alta un metro e una scatola di corn-flakes, portava sempre delle scarpette viola. Viveva in una cittadina in mezzo ad una pianura che non si capiva esattamente fin dove si spingesse, anche perchè spesso le giornate erano appannate da una nebbiolina sottile e tenace, la cittadina si chiamava Qua, ma noi per intenderci meglio la chiameremo Là.

I genitori di Melina (che per praticità chiameremo Bi e Bo) non erano severi (la sgridavano solo se la combinava veramente grossa e questo accadeva raramente) ma non erano neanche dei genitori modello (per esempio, non le raccontavano mai nessuna storia): erano dei genitori così così.

Se incontrate Bo, il padre, per strada lo riconoscete sicuramente perché è arancione, di quella tonalità che spesso hanno i trattori; Bi, invece, è  verde, verde lampione.

La famiglia si completava con Bu, il fratello minore, la cui occupazione principale era rotolare per la casa emettendo strani versi.

Anche Melina era una bambina così così, non si può dire che fosse triste, ma certo non era nemmeno felice. Quando le chiedevano come stava o come andava lei faceva quel segno con la mano rotandola prima in giù e poi in su per un po’ di volte e non c’era bisogno di molte parole.

Una sera Melina, il pigiamino grigiolino indosso, andò a dormire (erano le 22e30 come d’abitudine) e sognò.

Sognò uno strano personaggio vestito in frac, molto ma molto rotondetto.

“Sono il mago Baba”  le disse.

“Babbà?” fece la bimba che non aveva capito e subito le era venuta una golosa acquolina.

“No, Baba.”

“Ah, occhei, scusa”

Il Mago Baba roteò la sua bacchetta magica a forma di baguette e Melina fu catapultata in un congegno che sembrava molto simile a quei tunnel pieni di spazzoloni rotanti dove si lavano le automobili. Inizialmente si spaventò, poi fu tutto un piacevole solletico e uno strofinio e si lasciò cullare…

Melina si svegliò. Erano le 8.00 del mattino.

Fine parte prima

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Senza nome

Il mondo non ha nome. Ascolta l’acqua.
Non ha nome la montagna.
E nemmeno il cielo ha nome.
…guarda la luna…
Non ha nome il tuo sorriso.
Nessun nome ai tuoi occhi e ai tuoi molteplici sguardi.
Non ha nome il vento. Ascolta il vento.
Il suono non ha nome.
Io sono-senza nome.
Dici molte cose belle,
ma non esistono più.
Quando dici per affermare, stai dormendo.
Quando dici per toccare, sei nel cuore che non ha nome.
Nessun nome al sangue e alle tue emozioni.
Nessun nome a questo giorno di festa, sorto con un’alba senza nome e che è andato a dormire nel silenzio.
Non dirmi le cose per convincermi perchè non amo la matematica.
Parlami con la musica, parlami rimanendo in silenzio. Ascolta il silenzio.
Sei senza nome, per me. Ogni giorno, ogni istante… una scoperta!
Il mondo non ha nome, sai?… e queste parole galleggiano sul nulla. Ascolta il vuoto e..
Abbracciami, se vuoi.. questa è verità!
Ma non dire, ti prego, che questa è verità.
Nessun nome al mio respiro che ancora mi tiene alzato…
 
Raji

In fondo

Non fa una grande differenza. I palazzi stanno al solito posto, dritti come di consueto, e pure gli alberi (quei pochi) son gli stessi di sempre. Fiori non se ne vedono – è vero – ma neanche prima, in fondo.
Il traffico del centro sembra, in fondo, lo stesso, e ai lampioni identica pesa la fatica dei giorni, da sudare fino a sera. L’asfalto non piange quei piedi che han smesso di corrergli dietro, né i semafori conoscono la nostalgia dei passaggi andati.
Le maniglie non lamentano la perdita delle dita, che le stringevano con dolcezza, o rabbia. Cosucce – queste ultime – di cui, in fondo, nemmeno s’accorgevano. Alle sedie non manca il calore d’un tempo, né i letti si disperano per il vuoto troppo leggero, d’un corpo che non torna.
Soltanto una minoranza tra gli esistenti si affligge per le cose passate ad altro stato (se migliore o peggiore, in fondo, non fa differenza). Ma quei pochi farebbero bene a imitare i molti: la maggioranza vince e, in fondo, con ragione.

Arianna

Buon compleanno

Te li faccio lo stesso, gli auguri di compleanno.
Perché oggi ti penso più forte, e perché il 17 novembre resterà sempre il tuo compleanno, l’anniversario del giorno felice in cui sei nata.
La seconda data – quella che nei vivi si omette – non cambia il significato della prima: 28 anni fa, all’improvviso, esistevi. Questo rimane vero anche oggi, che è da allora il primo 17 novembre senza di te.

Ti mando l’augurio di sempre, immutato nel mutare degli stati, dei passaggi ad altre forme. Ti auguro di sentirti bene dove stai, di vedere il senso e la bellezza, di poter esprimere il meglio di te stessa, e di esserne consapevole.
Invio quest’augurio a quel che ora sei diventata, alle parti di te trasformate in terra, funghi, nuvole. Per esser certa di non tralasciare nessuna molecola, nessun atomo dei tuoi, mi rivolgo a tutti i viventi, e a tutto quel che esiste: buon compleanno. 

Arianna

Che cos’è il caldo del cappuccino appena fatto?

Questa mattina ho sorseggiato il mio tiepido cappucino al bar Pasi e mi sono soffermato ad occhi chiusi sulla sensazione di calore che lambiva la lingua, il palato e la gola, nonché lo stomaco. Insomma mi sono osservato, gustando appieno il percorso, la discesa della sostanza liquida quale è il caffè all’interno del mio corpo. E’ accaduto, in un certo momento, di dimenticare quel che stavo facendo, ero – come dire – tutto assorbito nella sensazione di calore…
quella sensazione senza nome, non era nulla che conoscessi già. E si è fatta grande…
Non era un cappuccino, non era un idrante, non era una foresta incazzata, né l’alberello Pino..
Era una dolce novità! Solo sensazione…
Spegnendo la mente-che-definisce (che i guru indiani amano chiamare la mente-che-mente) per qualche istante, solo il nuovo esiste… è un fatto moooooooolto interessante! In effetti, anche da un punto di vista scientifico, non esistono due cose uguali tra loro… basti pensare ai fiocchi di neve:  identici-appaiono e differenti-nella sostanza!
E che bom che l’è stà QUEL cappuccino!  Slurp! Peccato (o fortuna) che non tornerà più… identico!
Raji

Come il cielo

Cielo,
Non ha senso negare i tuoi Volti.
Vorrei assomigliarti,
Li indossi con disinvoltura e totalità,
e cambi come cambia la marea,
in silenzio.
Il temporale è passato,
L’aria è pulita.

Raji

Dal vecchio al nuovo

Oggi ho parlato con mio nonno; dei tre, quello ancora vivo. Una situazione apparentemente confusa. Io credo sia enormemente importante ridare, quando possibile, speranza agli anziani. Troppo spesso sento il mondo accusare “i giovani d’0ggi” relegarli al ruolo di bambinoni troppo cresciuti adatti solamente ai videogiochi, a facebook ed altre amene cazzate di quest’epoca. No. Tra i giovani d’oggi si nasconde il seme della pianta futura e proprio tra di noi, soprattutto tra quelli che meno te lo aspetti, ci sono i futuri grandi uomini che comporranno la società del domani. Se il mondo deve cambiare rotta, sono i giovani a dover decidere come muovere il timone e non gli anziani. Soprattutto perché i nostri centri di potere non sono guidati dalla saggezza, ma dall’egoismo e dalla procrastinazione della disparità e dell’ingiustizia.

I tempi forse saranno maturi. Quando questa crisi benedetta crescerà ancora, quando davvero tutti inizieranno ad interrogarsi su come e dove stiamo andando, allora saranno i giovani a dover dire basta, ad opporsi con decisione e vigore a tutto quanto nel mondo è sbagliato e privo di senno. Potranno farlo solo ascoltando dentro di sè quella sensibilità peculiare che a loro appartiene. Se i tempi saranno maturi, forse assisteremo ad una rivoluzione che parta dai singoli e che, dopo aver cambiato la società, ritorni ad essi come un dono da parte di questa per averla sanata. Ci vorrà forza, iniziamo a raccoglierne.

Mio nonno mi dice che è necessario adattarsi alla corrente, sennò questa ti inghiottirà. Ma tra i giovani non ci sono solamente i gamberetti di fiume e le trote, ci sono anche i salmoni e soprattutto i castori, che modellano quel flusso a loro piacimento, che non permettono all’acqua di trasportarli ovunque la corrente sospinga. Gli ricordo tutto questo e nuovamente gli fornisco una speranza, deve fidarsi di me, deve fidarsi di chi davvero vuole cambiare le cose con vigore ogni giorno nuovo. In questo modo chiedo agli anelli della catena da cui siamo stati generati il permesso di andare oltre, di superarli. Anche questa è rivoluzione.

Giulio