L’illusione del ritorno

Il ritorno non esiste. Torni, ma se pensi di tornare t’illudi. Parti e arrivi. Questo sì. E ti capita – dopo qualche partenza e qualche arrivo – di arrivare nel primo luogo da cui sei partito. Ma non è vero che sei tornato.
Il ritorno è un’illusione del tuo io che si immagina coerente, intatto, immutabile. Ma sai che si sbaglia: la persona che eri non torna, non esiste più. E molte altre le cose perdute: un amico si è trasferito, la cartoleria è diventata un negozio di fiori, l’edicolante è andato in pensione.
Le strade sembrano le stesse, ma se guardi attentamente nulla è come prima. I lavori in corso sul ponte e le lamentele della gente, osserva bene: sono diversi. Naturalmente gli operai stanno ai loro posti ma forse non sono gli stessi, hanno chiuso al traffico la corsia di destra, e aperto quella di sinistra.
Un bambino è nato, e anche una bambina, due donne – le conosci – sono mamme, un’altra è malata, più di prima. La casa in cui abitavi non esiste, sembra uguale ma i profumi sono cambiati, c’è più tristezza o più allegria, il gatto del cortile è più affettuoso, sembra dimagrito.

No, questa non è la città che ricordo.
E io non sono tornata: sono nuova, appena arrivata.

Arianna

Nell’intorno del limite di sopportazione

Suona strano dirla cosi’ papale papale, ma nella vita mi pare che le soluzioni arrivino sempre quando si sta per ragiungere il limite di sopportazione. Tutto si concentra in quell’intorno del limite dove nasce la Possibilita’ che qualcosa cambi, che si risolva una situazione scomoda, difficile o insopportabile, qualunque essa sia. E’ difficile ammetterlo, ma spesso quello che bisogna patire per arrivare vicino al limite e ottenere il cambiamento, e’ davvero tanto. Tuttavia vige sempre la legge che piu’ uno sacrifica piu’ uno guadagna. E percio’…Si continua su questa strada che credo sia anche la sola che ci e’ data di percorrere per fare dei passi avanti.

Giacomo

Profumi nuovi

Il mercato del giovedì mattina, cammino tra le bancarelle mentre nell’aria colgo un suono di altri momenti, rumori che mi riportano ad altri luoghi. Mi volto: un commerciante arabo gesticola animatamente, sposta e ricolloca alcuni vestiti. Dal lato clienti due donne grassocce con il capo coperto ridacchiano e si confrontano, valutando la merce. Profumo di…Marrakech. La loro conversazione, i loro modi ed i loro gesti sono perfettamente marocchini, eppure alzo gli occhi e lì in alto se ne sta, il campanile del Duomo. Profumo di una città che cambia, sotto gli occhi di tutti.

Ora di pranzo, mi dirigo alla fermata del bus in piazza Fiera e nella luce del sole verso di me cammina una famiglia. Un uomo panciuto in abiti semplici ed una barba lunga e curata, una donna con il velo che spinge un passeggino, di fianco un altro bimbo che saltella ovunque. Li ascolto…anche loro, squisitamente arabi nelle parole e nei gesti. Poi alzo gli occhi, stanno attraversando l’arcata di pietra a sinistra del Torrione. Profumo di una città che cambia.

Pomeriggio, taglio diritto per piazza Italia ed affianco due signore velate che sghignazzano tra loro, camminano placide, mentre una delle due spinge un ragazzo disabile sulla sedia a rotelle. Lui ha uno sguardo perso e quel tipico copricapo musulmano. Parlano arabo. E’ una passeggiata nel centro cittadino della loro città, una passeggiata nel centro di Trento. Profumo di una città che cambia.

Giulio