Khyra (parte 2 di 2)

Volute d’incenso aleggiavono nella calda camera, e strani canti provenivano da lontano, da qualche stanza dell’edificio. A Khyra sembrava di sognare, ma quando scese dal letto e iniziò a camminare lungo la stanza capì velocemente di essere sveglio.
In un angolo, seduto su un tappeto a gambe incrociate, un uomo di mezza età stava preparando del tè con gesti eleganti e dosati. Quasi incantato Khyra rimase in piedi a osservare. “Vieni avanti, o hai ancora il cervello congelato?” risuonò una calda e profonda voce. E lentamente l’uomo si girò verso il ragazzo sondando i suoi occhi con uno sguardo profondo.
Khyra fu come attraversato da una scarica elettrica; quegli occhi lo stavano chiamando. Lentamente si avvicinò al tavolo, si sedettè per terra e prese la tazza di tè che l’uomo gli porse. “Qual’è il tuo nome?” gli chiese il monaco, sorridendogli . “Mi chiamo Khyra.” rispose velocemente il ragazzo, prima di bere la calda bevanda. “E da dove vieni? Cosa cerchi quassù?” gli domandò il monaco. “Se non ti avessi visto stanotte, adesso saresti parte della montagna!”, concluse l’uomo, accennando un lieve sorriso.
Il monaco sembrava divertito, e Khyra lo comprese subito. Si sentiva a suo agio. “Niente! Non sto cercando niente…” cercò di rispondere il ragazzo, senza completare la frase. “Non so nemmeno io cosa sto cercando…voglio solo stare lontano dal mondo, dal mio villaggio, da tutti…” disse fra sé e sé Khyra, fissando il tè fumante nella tazza.
L’anziano monaco prima di proseguire il discorso, sorseggiò lentamente del tè, appoggiò con grazia la tazza sul tavolo e iniziò a parlare. Il suo volto aveva mutato espressione, e Khyra si accorse che qualcosa era cambiato nell’aria.
“Se cerchi ciò che penso, scalare la Sacra Montagna appare simile a una passeggiata. La via che forse vuoi imboccare rappresenta il sentiero più difficile che un uomo possa calcare. Vi sono persone che contengono dentro di loro un anelito verso qualcosa che, inizialmente, non riescono a definire. Ma per raggiungere infine quella meta devi cambiare te stesso, figlio mio. Non si cambia proprio niente e nessuno se prima non forgi te stesso…e non esiste luogo più bello di ciò che già contieni dentro… Tuttavia queste che ti dico rimarranno per sempre belle parole: occore realizzarle. E non vi sono infiniti modi per farlo…”
Khyra non capiva; era confuso. Un senso di fastidio cominciò a emergere dentro di lui. Aveva girato in lungo e in largo lontano dal suo paese, dalla sua famiglia, dai suoi amici, dalla sua donna, e forse in qualche modo stava rifuggendo sè stesso. Le parole di quel vecchio monaco che lo guardava con aria quasi divertita, continuavano a risuonargli dentro. “Per raggiungere quella meta devi prima cambiare te stesso, cambiare te stesso, cambiare te stesso…”.
Bevve un pò di te, quasi per darsi coraggio prima di parlare. Poi, cercando di sostenere lo sguardo del monaco, gli chiese con forza: “E quali sarebbero questi modi per farlo?!”.
“Come ti ho detto prima” riprese il lama “nel tempo sono stati aperti molti sentieri per raggiungere ciò che, forse, cerchi. Puoi anche immaginarli come dei mantelli, ognuno dei quali ha un colore particolare, un ricamo specifico ed un materiale differente. Tuttavia ciò che ricoprono non cambia in essenza. Ma puoi anche pensare alla via come una ricetta. Vi sono molte locande e molti cuochi…”
Il ragazzo ascoltava con un attenzione assoluta. Non aveva compreso molto di quel discorso, tuttavia quelle parole avevo sfiorato qualcosa dentro di lui. “E tu che riso cucini?” Non si era nemmeno reso conto di aver pronunciato quelle parole, che quasi per magia le erano uscite dalla bocca. Il volto del lama rimase perfettamente immobile. Ripose la propria tazza sul tavolino, e in un lampo fu in piedi. La postura nobile evidenziava maggiormente l’alta e massiccia figura dell’uomo. Con un movimento secco ma fluido, fece segno a Khyra di alzarsi. “Vieni! Forse il riso che io cucino potrebbe piacerti…”

Demetrio

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Spazio-tempo

In questo blog spesso si dichiara di voler cambiare il mondo.
Si osserva l’attuale società notando come faccia acqua da tutte le parti. E sono molti gli autori che fanno acute osservazioni.
Vi partecipo questa mia (provocante, e un pò semplificata forse) riflessione.

In questo nostro mondo del 2000 una persona che vive nella parte morbida del pianeta non ha spazio-tempo per pensare ai problemi del mondo, al senso della propria esistenza. Egli deve infatti studiare per diventare qualcuno; poi deve crescere professionalmente per fare carriera o quanto meno guadagnare più soldi possibili; e comunque diventare “qualcuno”.
Chi possiede ricchezza deve gestirla e possibilmente accrescerla.
L’uomo di potere deve preoccuparsi di mantenere il proprio status e soddisfare le richieste di chi lo sostiene.
L’homo economicus deve agire costantemente mettendo in cima ai propri pensieri la produzione, il profitto, lo sviluppo.
Il cittadino medio deve farsi il mazzo per pagare affitto, mutuo o finanziamento per questo o quell’altro bene di consumo durevole, e insomma sbarcare il lunario.
L’uomo di fede deve ubbidire alla dottrina e sottostare ai dogmi, in modo da perpetuare il potere secolare della propria religione, e convertire più gente possibile.
Il mafioso deve espandere il proprio narcotraffico e cucire pazientemente collegamenti con la cosiddetta società civile.
Il vip vive nella propria realtà fatta di successo, soldi e tv immerso in un circolo vizioso che conduce spesso a far perdere la propria indentità.
L’intellettuale deve masturbare la propria mente e partecipare alle orgie intellettuali a quella o quell’altra università, a questo o a quest’altro convegno.
L’uomo e la donna sensibili utilizzano il proprio spazio-tempo per sopravvivere emotivamente ed intellettualmente ai veleni del mondo moderno.

Dall’altro lato una persona nata nella parte scomoda del pianeta non ha spazio-tempo sufficiente per poter pensare ad altro, se non a sopravvivere fisicamente. Sopravvivere alla fame, alla guerra, alle malattie, alle dittature e a tutte le altre miserie di questa umanità.
Egli è apparentemente impossibilitato, nella stessa misura dell’uomo “benestante”, a qualsiasi possibilità di migliorare concretamente il mondo e realizzare sè stesso.
Chi possiede dunque dello spazio-tempo per cambiare questo mondo e renderlo un posto felice dove ogni uomo e donna possano condurre un’esistenza felice?
Chi riesce a urlare innanzi a questa notte senza luna?

Tutti coloro che, nonostante tutto, si pongono seriamente delle domande sul senso profondo della propria esistenza, e agiscono di conseguenza in modo più consapevole possibile facendosi il mazzo, rimanendo a volte controcorrente, passando per spoggiolato, per sognatore o idealista.
A volte cercare di cambiare se stessì può risultare la cosa più difficile di questo mondo. Ma questi pazzi credono che sia l’unico modo per provocare un cambiamento anche all’esterno. Là fuori dove tutto sembra che vada come non dovrebbe.
Essi credono fermamente che modificando il proprio microcosmo trasformeranno il macrocosmo… e si dedicano ogni giorno a questo obiettivo.
Dei pazzi forse? Ma chi vive da vero pazzo, poi?!

Demetrio