Sei carino

Ultimamente ho iniziato a notare una cosa, da un certo punto di vista un po’ preoccupante. Per altri versi no, per altri versi ben vengano i complimenti. Però insomma… se fossi una donna, penso mi preoccuperei. O meglio, mi sentieri un po’ delusa. Sapete che mi capita? Che le persone mi dicano: “ma sì, vedrai che inizierai a lavorare bene qui, che sei carino, e quelli carini fanno strada in fretta.” All’inizio non ci avevo fatto caso, ma quando te lo dicono due volte in una giornata poi ci pensi. Innanzitutto penso: sono carino? Il termine “caro” mi ricorda le amiche di mia mamma, come mi chiamavano da piccolo “caro bambino” o simili. Carino è il diminutivo di caro. Sono carino. Canino? No, no: carino. Ah, beh, se sono carino avrò successo. Ma sono bravo anche? Lavoro bene? Per il mio lavoro l’aspetto fisico è importante. Buffo. Le persone carine fanno strada. Mica posso decarinizzarmi però, anche perché la mia carineria, questa specie di termine che mi hanno appioppato addosso in più d’uno e d’una, penso non risponda solo ad una carineria fisica. Almeno spero. Spero che sia anche il fatto che sorrido. Non che sorrida come uno scemo. Forse sorrido come uno che se la ride delle cose che vede, forse sorrido come uno che è felice, però sorrido parecchio. Rido anche, faccio battute e forse questo mi rende carino. O sarà il visino, il corpicino, carino? Dilemma.

Non so, mi trovo dilaniato da dubbi da prima donna, oppure è anche questa una questione di genere, inversa però, dove io, uomo, mi ritrovo per le mani strani apprezzamenti legati al mio lavoro…

…posso? Mi vien da ridacchiare anche di questo!

Giulio

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