Dolore a metà

Fino a ieri mi era indifferente.
La sua storia non tangeva la mia.
Poi la notizia.
E’ abitato da un dolore.
Si squarcia il velo, che scopre
la carne viva.
Che riconosco carne mia.
Ma nello squarcio l’abisso:
il dolore degli altri
è dolore a metà

nadia

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Giro di nomi

Fra Massimo, frate francescano
suor Enrica
don Francesco, diocesano
suor Maria Pia, clarissa
suor Maria Bruna, clarissa missionaria del bambin Gesù
suor Monica, clarissa delle missionarie di Cristo
Nadia.
Nadia cosa?
Sono meno io se non porto un abito che mi presenta
o un etichetta che mi definisce?
Non sono mamma, non sono sposata
e se non fossi neanche fidanzata?
Cosa sono?
Cosa è che fa di me me?
La mia carne e il mio cuore.

Nadia

Ginepro di carne

Così.
Quel ramo di spine e di bacche
che una vipera gli striscia le radici
cocciuto che non molla la presa
lassù, coi denti, il ginepro tra le rocce.

Eppur ha freddo e beve di rado,
coraggioso arbusto che resisti
che il sole bacia più da vicino
che il silenzio del vento prima avvolge.

Così.
Che nel mondo resisti e contempli
che soffri e stringi i pugni
per quel raggio al mattino presto
che ti evapora le lacrime di rugiada.

Fatto che stai là e che vivi
che non lasci che ti si viva
che la comprensione presto ti nutre
l’amore d’aria della fotosintesi.

Giacomo

Scirocco

È la mia terra, di odori secchi e colori bruciati.
La montagna in fondo ci cinge le spalle accompagnandoci per ogni percorso.
Il profumo di pomodori e carne combinati nelle case aperte sulla strada, il legno violentato dalla luce sulle porte.
La ricerca di un sollievo sociale.
È un eterno pomeriggio di sole sibilante.
Anime nere di un mondo fatto di una morte così compiuta, così perfetta, da essere principio di una vita silenziosa.
La strada è una lingua di fuoco grigio, scintille rombano nell’eterno pomeriggio.
Soffia un vento d’Africa che nega il respiro dell’aria sulla pelle, porta acqua da dentro i corpi.
Sono tornato, come sempre, alla terra bruciata dei padri.

Gianmarco