Collage N.2

Pezzi e frammenti ritagliati dai giornali di una vita, staccati, immortalati, riposizionati per un dipinto di parole, un collage appunto, se si vuole. Accozzaglia forse, forse un frullato, dolce a volte amaro, avaro spirito, che resta, che è, immagine-suono di un momento, una camera magmatica per uno spruzzo di parole a schizzo, scoppio estrusivo sulla mia Pompei.

Strano, son qui che mi chiedo
cosa succede all’uomo slancio
che ha perso il vento, vela sgonfia,
ma non i remi né la goletta.

Su per la collina il sole si tuffa
mi svuota il cuore che non sa
gioca l’amaro del piombo
a ridestarmi dai sogni, son qua.

Prendi un nastro, pellicola di videocassetta, quelle che non ci son più. La guardi, un tipo si sveglia, si stiracchia, fa colazione, cereali dell’orso balù. Apre un libro, poi non si sa, righe nere, lo schermo salta, “valà”, si riaggiusta, e di nuovo ricomincia, così pare, stessa scena, lo stesso tipo si sveglia, fa colazione, di là. Indugia già il baluginare incomprensibile d’eventi melliflua continuità, però… è vestito diverso, forse un altro giorno. Apre un libro, poi lo schermo salta, eccolo là, e di nuovo da capo, uffa, è così, ma dei dettagli sempre diversi ce li ha. Un collage di secondi, primi minuti di ogni giorno. Lui si risveglia costantemente, lentamente, diversamente, è così, coraggiosamente, deludentemente, svogliatamente, energicamente, gioiosamente, tristemente, dal sonno lento letargo soporifera sabbionara mobile di una vita, questa qua per perdersi in una giornata, evviva, goccia dall’otre: rubata mistica realtà.

Giacomo

Collage N.1

Chiatta sul rivo, le sponde lontane
il grido di un gabbiano, lo seguo.

Uragano maelstrom blu grigio d’acqua
un vivo spirito animale ne è ricoperto;
ulula morde e si difende, irrazionale,
dal sole, sfera d’oro, indicibile pacatezza.

Scelgo parole, compongo la scena:
immagine astratta che vivo, confuso,
da sole e da animale, ripetutamente,
costruendo e combattendo quel vortice.

Tra gli universi un falco vola:
lacera i confini dei mondi,
li cuce assieme, ago che congiunge.

I giorni si susseguono in un lancio di dadi
tra le rose le spine e il sonno, noia a tratti
a tratti nostalgia e odio, verso gli altri
verso me stesso, verso tutti: te compreso.

Perchè sei di nuovo qui?

Mi alzo al mattino e ho quarant’anni
voglio un figlio, voglio un lavoro, una vita.
Annuso l’aria di città, oggi è diversa.

Com’è che il vino ha perso il suo gusto?

Riesco a guardare una goccia di rugiada
su una foglia, sorridere al riflesso del sole,
all’immagine distorta del mondo attraverso quell’acqua
e poi sventrare un pesce per cena,
i miei piedi per terra,
la mia fantasia nelle scarpe.

Giacomo