Epifania d’una ferita

©Nadia Lambiase

Le ferite, a volte, non si vedono. Si manifestano attraverso sintomi, però la ferita in sé, la causa, resta nascosta. E così sorge il dubbio di sbagliarsi, ci s’illude di poter ridurre tutto a una questione di volontà, “se solo ti impegnassi di più…”. Insomma: c’è davvero una ferita da curare? Oppure si può far finta di niente e andare avanti in modo “normale”? E ancora: questa ferita famosa, si trova davvero lì dove si crede? Quanto è profonda?
Difficile, soprattutto, quando si tratta di ferite altrui: la tentazione è infatti quella di negare la ferita, perché non la si vede, e di puntare il dito sui sintomi soltanto:
“Quante storie!”
“E che sarà mai, dai, non te la prendere!”
“Non ti sembra di esagerare?”
“Come fai a non capire?”.
Ma se si considerano i sintomi senza tener conto della ferita che, probabilmente, li ha causati, è come se si dicesse a qualcuno che accusa un dolore a un organo interno: “Ti fa male? Eppure, che strano, io non sento niente, e non vedo niente di diverso in te… non è che ti stai inventando tutto?”.

Arianna

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Dopo

Dopo
stare a spiarsi
attorcigliare consigli
che adesso
ma prima – dico –
prima: si capiva?

Dopo
stare a spiegarsi
cercare cosa
cose che
se pure – dico –
se anche: fa differenza?

Arianna

Illustrazione di Elisabetta Bernardi

Basta poco

Basta poco
per trovarsi
poco
per perdersi.

Basta poco
per respirare un’aria diversa
riposarsi leggeri poco
per urlarsi dolori lontani
– lontani, dici? –
stare a sentire.

Basta poco
per proteggersi troppo
poco
proteggersi troppo
basta poco
per nascondere la paura
nel giudizio
non ti capisco.

Basta poco
per cercare una cosa
diversa
l’urgenza la stessa
sta’ attento perché
sei diverso sei
lo stesso.

Basta poco
per trovarsi
poco
per perdersi.

Arianna