La vita altrove

Ieri mattina, entrando in ufficio, mi sono accorta che hanno violato la mia identità, il mio profilo virtuale, la mia pagina yahoo. Ci sono entrati dentro e hanno disposto della mia rubrica. Oltre a violare me hanno cercato di fregare i miei amici, usando la mia identità. Hanno sorpassato indebitamente un confine, di fatto, inesistente, che non esiste da nessuna parte nella realtà reale, ma esistente in una realtà virtuale. E mi sono sentita violata nell’intimo di me medesima corporale. Ho cambiato password. E cambiando password, improvvisamente, si è cancellata la mia identità passata. Tutti i miei contatti perduti, tutta la corrispondenza persa. Come se fossi rimasta sola al mondo, come se fossi sparita per il mondo. Mi è mancato il respiro e mi sono sentita letteralmente venire meno. Eppure respiro, eppure fisicamente sto bene. Eppure gli amici non sono spariti, anzi!!

Nadia

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Il limite

Il confine è all’ordine del giorno, il confine è sui giornali. Moltissimo della nostra vita si riassume in una continua guerra al diverso, dettata da una xenofobia quasi ancestrale, quasi non-umana per la sua complessità, per il suo radicamento e la sua frequenza in ognuno.

A livello fisico, mentale, emotivo, a livello della personalità, a livello di società quasi tutto l’atteggiamento umano si riassume nella paura del diverso.

Così, con il confine ed il muro, teniamo gli altri lontani e al contempo delimitiamo ciò che siamo davvero. Siamo “di qua” rispetto al “di là”. Siamo belli e non brutti, simpatici e non stronzi, bianchi e non neri, forti e non deboli, israeliani e non palestinesi, umanisti e non scienziati e tutti i contrari e tutti gli opposti. E gli altri stanno fuori. Non sappiamo dove, ma fuori.

Il confine ci delimita, segna la geografia della nostra nazione, ma anche della nostra personalità e della nostra vita. Attraverso la distanza dall’altro prendiamo coscienza di noi stessi. Sono convinto che se arrivassero gli “alieni” saremmo d’improvviso più consapevoli di essere “esseri umani”. Quelli però tardano e noi ci scanniamo.

Più il nostro confine è chiuso vicino al nostro centro, più si manifesta la nostra piccolezza. Il confine rappresenta il limite della nostra mente. Questo oggi mi è chiaro. Per ogni essere umano che teniamo fuori, per ogni emozione, ogni sfaccettatura che guardiamo come altro, per ognuna di queste cose, noi siamo più piccoli, sempre più piccoli.

Sempre più piccoli, più piccoli, più piccoli. Sempre più piccoli…

Giulio

Sogno un ritorno a Pangea

La terra, il nostro pianeta, non ha limiti, non ha bandiere, non ha confini di stato.
La terra ci nutre, ci disseta.
La terra ci ospita, e non ci chiede alcun affitto.
La terra si dona, e non ha un libretto di istruzioni.
La terra è per noi, e non ci dice cosa possiamo fare e cosa no.
La terra si fida di noi…

…e noi?

Noi ci spartiamo i pezzi di terra versando sangue, facendo guerre, noi dichiariamo con non so quale diritto – questo è nostro, quello è vostro, e guai se ci metti piede se non ti ho dato il permesso, piuttosto stai nel tuo paese e muori di fame! –
I più forti riescono a stabilirsi su terre fertili, buone, redditizie. Gli altri…rimangono là come dei fessi. Degli altri non ci interessa, non siamo noi, sono altrove. Peggio per loro. Dimentichiamoli, se nessuno li considera non fanno nemmeno notizia. I nostri giornali non ne parlano, i telegiornali non ne parlano, quindi si dimenticano.
Abbiamo inventato la politica, con la quale decretiamo cosa è giusto e cosa è sbagliato, manco fossimo degli dei. Qualcuno dirà che è necessario avere le leggi perchè l’uomo ha bisogno di essere guidato, perchè senza leggi andrebbe tutto a rotoli. Le leggi le abbiamo nel CUORE e da SEMPRE, e chi dice di non sentirle è un FALSO e mente a se stesso. Non serve scriverle per interpretarle male. Sarebbero troppe, e le parole non basterebbero per esprimere un sentimento di giustizia. Sarebbero sempre insufficienti. Creare le leggi è far sì quindi che esista l’ingiustizia.
I confini di stato sono recinti fasulli e inutili. Manco fossimo delle bestie che devono essere rinchiuse!
Grazie alla loro esistenza persone stanno male e altre stanno bene.
Grazie alla loro esistenza in una parte del pianeta si può inquinare, in un’altra no, dimenticando che l’aria è sempre la stessa e se ne infischia dei confini, lei va dove vuole, dove “tira il vento”.
Confini, limiti.
L’aria non ha limiti, se il mio vicino inquina io respiro la stessa aria.
L’acqua non ha limiti, se il mio vicino inquina un fiume, o un mare, io berrò la stessa acqua, la stessa acqua evaporerà e pioverà sulla mia terra, farà crescere le mie piante avvelenate, fonte del mio cibo.
Che senso ha avere gli stati? Avere politiche diverse?
Che senso ha avere confini di stato?
Che senso ha sentirsi proprietari di fare ciò che si vuole sul “proprio stato”?
L’Italia non è nostra, è del mondo.
L’Australia è anche nostra, come è nostra l’africa intera, con i suoi problemi e la sua fame.
Prendiamone atto, cominciamo a pensarla in grande, da Aironi.
Un unico stato, ritorniamo a Pangea.

Giacomo