Chi ha paura dello sfigato?

Oggi non mi sono piaciuta. Per niente.
Chiacchieravo con un collega, ad un certo punto si avvicina un’altra insegnante, che non gode di una buona considerazione sociale all’interno della scuola. Gli altri insegnanti e gli allievi mi hanno fatto capire che è un po’ “strana”, forse non è il suo mestiere, oppure sta attraversando un periodo di sofferenza, non so, ma si vede che non sta bene. Non è una brava insegnante, a quanto sembra. Inoltre, non è una bella donna (secondo i canoni dominanti) e poi è impacciata, vestita con abiti che sanno di vecchio, tristi. Insomma, interpreta il ruolo della “sfigata”.
Ora: come mi sono comportata io nei suoi confronti?
L’ho ignorata. Ho continuato a parlare come se lei non ci fosse, non ho cercato di coinvolgerla nella conversazione fino al momento in cui lei ha attirato a sé l’attenzione in maniera esplicita, rivolgendosi direttamente al collega, per parlare della classe in cui entrambi insegnano.
Domanda scomoda: mi sarei comportata diversamente con una persona non etichettata come “sfigata”?
Risposta ancora più scomoda: sì.
Domanda difficile: perché?
Risposta possibile: perché ho paura di trovarmi nella sua condizione e perché voglio essere considerata positivamente all’interno della scuola e in qualche modo devo aver pensato che parlare con lei non sarebbe stato interessante o, peggio, che avrebbe reso anche me un po’ “sfigata” (non è detto che io non lo sia, del resto).
Conclusione: c’è molto lavoro da fare…

Arianna

Annunci