Piccola violenza domenicale

Montagna, neve, una domenica come le altre. Un rifugio lassù, più o meno lontano a seconda delle gambe di ognuno. Fuori dal rifugio, una famiglia. Mamma, papà e tre bambini, il piccolo che razzola intorno alla madre, i grandi che cercano la pendenza perfetta per scaraventarsi giù col bob dalla breve discesa.

Mamma e papà, donna e uomo, siedono su uno slittino. Pare mangino qualcosa. I bimbi trovano il pendio, oltre lo steccato. La neve è bianca, inondata di sole. Si preparano a partire e due voci li rincorrono.

Mamma dice: non di là – attenzione – pericoloso – cadere – caduta – ripido!

Papà dice: buttatevi – forza – dai dai – tienilo – mollalo – vai!

È a questo punto che la donna, seduta accanto all’uomo e sotto i miei occhi, si gira verso di lui e di scatto lo afferra per l’orecchio, glielo torce.

È un attimo, finisce subito.

L’uomo fa finta di nulla, il padre è più zitto di prima.

Una piccola violenza famigliare domenicale, una violenza da nulla, su cui soprassedere.

Papà insiste: tre, due, uno…!

 

Giulio

Duty free

Se ci pensate, l’amante può essere considerato uno stagista dell’amore. Si tratta di una forma di relazione regolata da un contratto atipico che non prevede diritti, né doveri particolari. Ma soprattutto, l’amante non ha il diritto di sentirsi tradito, mai; va contro la sua stessa definizione: non si può tradire un amante. Così, ci possono essere casi in cui si scelga l’atipicità ancora prima della regolarità: avere un amante senza avere un partner. Logicamente, senza rimborso spese.

Gianmarco