Il coraggio di non

IMG_3526Se non me la sento, se ho paura, forse non per forza, forse non è detto.
Dico solo non è detto. Che sempre e naturalmente ma anche positivamente e fiduciosamente possa e debba andare oltre, buttarmi, non farmi condizionare e forse condizionata scegliere quel che pare più accettato socialmente: il coraggio inteso come “io vado”, “andiamo”. Nonostante me, nonostante te, nonostante tutto il resto attorno, nonostante noi, come stiamo, pensando tanto vale, in fondo o adesso o mai più e mai dire mai.
Dico solo a volte, può essere, in ogni caso non escludendo… chissà, forse è coraggio anche quello.

Il coraggio di non.

Arianna

Foto: settembre 2014

Credo

Credo nello scorrere del tempo, che molte volte aiuta.
Credo nella musica che aiuta sempre e non tradisce mai.
Credo nei tramonti visti in solitaria e nelle ordinarie giornate passate in compagnia.
Credo negli amici, la cosa più cara che ho.
Credo nelle mie capacità.
Credo nella forza della parola scritta, che sia essa usata come forma di denuncia, di semplice racconto, o di evasione dalla realtà.
Credo nelle persone coraggiose.
Credo nel sempre e nel mai perché rappresentano una certezza.
Credo nel cielo che rimane sempre al suo posto ma è ogni giorno diverso.
Credo nell’aiutare e nell’essere aiutati.
Credo nella bontà delle persone che nella vita non hanno avuto momenti felici.
Credo che le persone che ci lasciano con la morte, siano sempre accanto a noi e quando le nominiamo con tristezza, ridono; ecco cos’è il fruscio tra gli alberi.
Credo nella famiglia, quella che tutti almeno una volta odiamo.
Credo nel passato, perché se non sai chi sei, non sai nemmeno chi potresti diventare.
Credo nella solitudine, rifugio dell’anima e riposo della mente.
Credo nel mare che tra un’onda e l’altra ci dà una carica di energia, e con il suo “va e vieni” ci mostra la dote più bella che una persona possa avere: la perseveranza.
Credo nel sapere perché l’intelligenza è l’arma migliore.
Credo nei sorrisi di chiunque e negli specchi, che non mentono mai.

Si ringrazia per la collaborazione

Eleonora Pascai

Easy, sia quel che sia

Ho sempre saputo dentro di me che essere contemporaneamente in due posti diversi è letteralmente impossibile. Sempre saputo che tutto non si riesce a fare, che occorre fare delle scelte, prendere delle direzioni, perché da tutte le parti non si può andare. Ovvio no? Come 1+1=2! Ho arrogantemente sempre criticato quelli persi in un intrico di strade incapaci di scegliere quale prendere.

E ora…

Ironia della sorte…

Il 2011 mi ha visto protagonista della parte opposta. Sarà il Karma (eh dagliela con ‘sto Karma!) ma mi son ritrovato a capire come per magia che è possibilissimo ritrovarsi ad un bivio, fermi come coglioni (un anno fa  almeno mi sarei dato del tale). Sarà il Karma ma ho  capito come per magia che è possibilissimo aver preso una strada, e dopo pochi passi già domandarsi se sia quella giusta.

(Qui si potrebbe aprire una parentesi – come ho appunto fatto –  per chiedersi se veramente esiste una scelta giusta e una sbagliata, o se qualsiasi scelta della vita sia semplicemente una scelta, né giusta né sbagliata, ma solo un dato di fatto di come vanno le cose.  Beh, richiudo la parentesi subito) – ecco fatto –  perché ne potremmo discutere troppo a lungo e non vorrei  tediarvi oltre andando off topic.

–  ora riprendo il discorso, abbiate pazienza –

Questo mondo è talmente grande vasto e vario che ti invita ovunque, ti corteggia, ti conquista. Il mondo, quello che vedi, ti ammalia e poi si fa desiderare, si svela poco a poco e non ti si concede mai del tutto (il bastardo), mai ti si dona come lo avevi desiderato, come lo avevi infantilmente immaginato, e ostinato (il mondo) ti obbliga a rinunciare a qualcosa ogni giorno per averne un’altra.

– sarà veramente così? vi convince?-

Può capitare che si viva spensierati ma che lentamente con gli anni ci si arrugginisca, ci si “inquini” per così dire e si perda lentamente quello slancio infantile ma così puro e spontaneo che sembrerebbe il segreto per vivere meglio, senza paura del futuro e delle conseguenze delle nostre scelte. Può capitare che si cominci a dover schivare i pensieri amari, quelli sciocchi e inutili ma che bussano saltuariamente da autentici rompicoglioni tra i pochi neuroni rimasti che si sono salvati da una gioventù trascorsa probabilmente un po’ troppo allegra (succede). Può capitare che questi si presentino al pensatoio, senza essere invitati, pronti a farti sentire il peso di una scelta, a riproporti la possibilità di ritornare indietro, a valutare nuovamente le conseguenze, le possibilità a cui stai rinunciando. Si ripresentano nella tua mente pronti a farti vivere un poco nel passato, a toglierti energie dal presente. E ti invecchiano con le loro domande:”E’ la tua strada questa? Avrai fatto bene a fare così? Hai deciso il meglio per te?”. Così schivare questi pensieri quando si presentano è come schivare un pugno tirato da un angolo cieco. Ti beccano sempre, ma puoi almeno farci il callo e limitare i danni appena li sai riconoscere.

-sarà veramente così? ve lo richiedo…-

Ecco, quello è il momento in cui si diventa adulti, istante in cui si perde la spontaneità, lo slancio folle di intraprendere una scelta senza paura delle conseguenze. Si è vissuto abbastanza per conoscere infatti la paura di perdere qualcosa, di soffrire.

Mi piace pensare però, in via ottimistica, che gli adulti non siano quelli che si fermano a questo punto, ma che vanno ancora più avanti, che la sconfiggono ‘sta paura di merda e che sereni vivono ogni giorno, easy, sia quel che sia.

Giacomo

Criceti

Mi dici. È che fai paura.
Mi dici. È il tuo entusiasmo.
Perché? Non sai risposta.
Mi dici. È che la mia porta: si apre solo dall’interno.
Mi dico. La mia porta è socchiusa, hai il coraggio?
Mi dico. L’entusiasmo, ora non è che un difetto.
Perché? Non sai risposte.
E hai soltanto citofonato.

Gianmarco

Nel mezzo del cammin di nostra vita

Partire.
Restare.

Voglia di partire.
Voglia di restare.

Come due cavalli che tirano la biga in direzione opposta ella resta ferma, aspettando una terza forza, esterna, che la smuova, che rompa quell’equilibrio, quello stallo generato dalle prime due forze, opposte.

E si attende il fatto, quel fatto scatenante, la scintilla sulla benzina, la spinta definitiva di quel masso, sull’orlo del burrone. Affinchè il moto avvenga bisogna rompere quella situazione d’indecisione, quella è la battaglia da vincere, vincere l’indecisione, e passare finalmente all’azione.

Forse, mi dico, non è nemmeno importante cosa si sceglie, ma basta scegliere. Imparare a scegliere: la cosa più difficile. Che si parta o si resti, poco importa, l’importante è agire in un verso o nell’altro, e non rimanere bloccati a quel bivio, guardando i cartelli, per degli anni.
Al bivio non ci si stabilisce, non c’è vita ma solo sospensione della stessa.

Vivere al bivio è vivere nella propria incapacità di vivere.
Eppure, talvolta, una sola scelta diventa la cosa più difficile da fare.
Talvolta si preferirebbe qualsiasi cosa pur di non scegliere.
Eppure al bivio non si può stare.

Giacomo