Il bosco coetaneo

Sapete com’è fatto un bosco d’abete rosso? Se salite per le pendici del Bondone, qualche chilometro da Trento, ve ne renderete conto. E’ fatto di piante… tutte alte uguali, grosse uguali, diritte uguali. E’ un bosco coetaneo, piantato tutto nello stesso anno, cresciuto insieme, su a prendere la luce, nella concorrenza, nella fame di divorare il cielo. Le fronde degli abeti sono verdi solo in alto, lontano. Scendendo giù tra i rami secchi l’occhio cade a terra, dove tra le foglie, rimane una magra ombra di sottobosco.

Il sottobosco muore, strozzato da chi, là in cima, si è preso tutta la luce. Nessun altro abete può crescere, nessuna pianta giovane ha possibilità di arrivare a quelle cime poiché la luce le viene concessa con il contagocce, quando una fronda vecchia ondeggia, per un attimo.

Ecco, la mia generazione è quel sottobosco. Quel sottobosco morente, che si dimena, che brucia ma fatica a salire verso l’alto, perché una generazione di vecchie piante, ormai quasi anziane, gli prende la vita, le opportunità, le possibilità. Una generazione avara, che ha dovuto ottenere da sola ciò che poteva ottenere e ora come Mazzarò non vuole cederla. “Roba mia viettene con me!”. Così fanno, i nostri abeti rossi, che sono anche i nostri genitori, dopotutto, o i loro amici.

A volte penso che l’unico metodo sia quello valido anche per le piante: il boscaiolo.

Giulio

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