La responsabilità del benefattore

Laddove sei ferito, un po’ di balsamo ti dà sollievo. Ma, allo stesso tempo, può renderti dipendente da chi lo dispensa. Il benefattore, dunque, si assume una grande responsabilità nei confronti del ferito e deve stare attento a dosare le attenzioni, per non fare promesse (o far pensare a eventuali promesse) che non può mantenere. Nel momento in cui qualcuno fa sorridere qualcun altro che non ha proprio voglia di sorridere, o gli fa arrivare un po’ di affetto nel momento in cui le sue ferite urlano vendetta sta creando un legame. Il rischio, però, è che il benefattore si trasformi in carnefice, perché qualunque legame – una volta creato – non può essere sciolto senza dolore.

Arianna

Nella stanza del malato

Prima di entrare, ti devi lavare le mani, bene. Devi sfregare per 15 secondi almeno, e fare attenzione ai punti di confine, tra le dita. Poi devi asciugarle tamponando, con un panno da gettare dopo l’uso. A quel punto, sei pronto.
Il tuo amico è sempre lui, riconoscibile tra i tubi che escono, ed entrano. Ti puoi avvicinare, ma devi stare alle sue regole: devi parlargli in un certo modo, toccarlo in un certo modo e, soprattutto, ti devi concentrare. Su di lui.
Dopo un po’, arriva il cambio, lasci il posto al prossimo visitatore. Prima, però, ti devi lavare di nuovo le mani, bene. E asciugare tamponando, con un panno da gettare dopo l’uso. A quel punto, sei pronto.

Forse dovremmo compiere queste operazioni sempre, quando entriamo nelle zone buie, e proviamo a prenderci cura della parte ferita, malata delle persone che amiamo. Lavare bene, asciugare tamponando, concentrarsi.

Arianna

Responsabilità, rispetto, cura

Ansvar, respekt, omsorg

In una scuola in Danimarca, in tutte le aule, i corridoi, la biblioteca, la palestra, i bagni: ansvar, respekt, omsorg.
Responsabilità, rispetto, cura.

Responsabilità: abituarsi a compiere delle scelte e ad assumerne le conseguenze. Se non ho voglia di seguire una lezione, l’insegnante mi dice: “Scegli: o stai in classe e partecipi attivamente, oppure vai fuori e fai quel che ti pare. Se scegli di uscire, sai che dovrai passare l’intervallo nella stanza degli insegnanti”. 
Rispetto: la mia libertà di azione non deve limitare quella degli altri. Posso ascoltare musica mentre lavoro individualmente, ma devo tenere il volume basso per non disturbare i miei compagni. Posso mangiare durante la lezione, ma in silenzio e facendo attenzione a non sporcare il banco.
Cura: a prescindere dal motivo (per colpa o per destino), ci sono alcune persone che sperimentano maggiori difficoltà rispetto ad altre. Cura significa guardarmi intorno e capire chi ha bisogno di una mano, e poi dargliela. Ma significa anche non aver paura di chiedere aiuto, se sono io a trovarmi in difficoltà.

Ecco cosa imparano i bambini danesi a scuola. O, per lo meno, imparano che questo è quello che dovrebbero imparare, imparano che questo è ciò che i loro insegnanti reputano davvero importante.

 
Arianna

Fero, -s, tuli, latum, ferre

Niente. Volevo condividere alcuni pensieri.

Che, almeno nelle lingue che conosco, i verbi più irregolari sono quelli che si usano di più: essere, avere, andare, vedere, dire, mangiare (in italiano questo no, lo so), venire, i verbi servili volere, dovere, potere, e altri. Insomma, sono verbi da regola, da uso regolare, ma sono irregolari nella regolarità.

Che per quanto possa capirne, la pubblicità la fanno i pubblicitari e quelli che la pensano, ma soprattutto la fanno i destinatari, perché qui ad esempio le pubblicità di una nota compagnia telefonica rossa sono geniali e se non lo sai che è la pubblicità di quello, fino alla fine è una storiella divertente da dire “il piacere della pubblicità”, e così per altri intermezzi di altri prodotti.

Che l’aloe cura tutti i mali, tranne la dipendenza da essa. Cioè, tutto può essere droga, e sempre si tratta di misurare le dosi. Come i telefilm, che guardi per caso un episodio una sera che  ti annoi e non hai di che distrarti, e la settimana dopo reincontri il programma e ti dici “perché no?”, che è soltanto una tecnica di neutralizzazione (cfr. Matza, Becoming Deviant).

Che a volte hai bisogno di condividere i pensamentos più stupidi.

Gianmarco