Epifania d’una ferita

©Nadia Lambiase

Le ferite, a volte, non si vedono. Si manifestano attraverso sintomi, però la ferita in sé, la causa, resta nascosta. E così sorge il dubbio di sbagliarsi, ci s’illude di poter ridurre tutto a una questione di volontà, “se solo ti impegnassi di più…”. Insomma: c’è davvero una ferita da curare? Oppure si può far finta di niente e andare avanti in modo “normale”? E ancora: questa ferita famosa, si trova davvero lì dove si crede? Quanto è profonda?
Difficile, soprattutto, quando si tratta di ferite altrui: la tentazione è infatti quella di negare la ferita, perché non la si vede, e di puntare il dito sui sintomi soltanto:
“Quante storie!”
“E che sarà mai, dai, non te la prendere!”
“Non ti sembra di esagerare?”
“Come fai a non capire?”.
Ma se si considerano i sintomi senza tener conto della ferita che, probabilmente, li ha causati, è come se si dicesse a qualcuno che accusa un dolore a un organo interno: “Ti fa male? Eppure, che strano, io non sento niente, e non vedo niente di diverso in te… non è che ti stai inventando tutto?”.

Arianna

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Nella stanza del malato

Prima di entrare, ti devi lavare le mani, bene. Devi sfregare per 15 secondi almeno, e fare attenzione ai punti di confine, tra le dita. Poi devi asciugarle tamponando, con un panno da gettare dopo l’uso. A quel punto, sei pronto.
Il tuo amico è sempre lui, riconoscibile tra i tubi che escono, ed entrano. Ti puoi avvicinare, ma devi stare alle sue regole: devi parlargli in un certo modo, toccarlo in un certo modo e, soprattutto, ti devi concentrare. Su di lui.
Dopo un po’, arriva il cambio, lasci il posto al prossimo visitatore. Prima, però, ti devi lavare di nuovo le mani, bene. E asciugare tamponando, con un panno da gettare dopo l’uso. A quel punto, sei pronto.

Forse dovremmo compiere queste operazioni sempre, quando entriamo nelle zone buie, e proviamo a prenderci cura della parte ferita, malata delle persone che amiamo. Lavare bene, asciugare tamponando, concentrarsi.

Arianna

Primum non nocere

“Dài, non fare così: non volevo offenderti!”
“Massì, son cose che si dicono… perché, mi avevi preso sul serio?!”
“Non m’ero accorto che ci stavi male”
“Vabbé, ora non esageriamo: non l’ho mica fatto apposta!”
“L’ho detto senza pensarci”

Beh, no: non basta. C’è chi muore, di leggerezza, di ferite inflitte di passaggio, con le unghie nel morbido, che t’accoglie e sembra non avere fine, allora quasi quasi t’addentri ancora un po’, è caldo, fa piacere… beh, no: stai lacerando la carne viva d’un altro essere umano.
Quel che ti pare poco, può essere troppo. Non volevi, certo, ma non volere non basta. Devi ascoltare, osservare, restare. Lì, dove sei.
Ogni tanto, chiedere scusa e poi, però, cambiare.

Arianna

Delicatezza

Parole gridate
ma controvento
se vuoi, non ascoltare.

Coltello tagliente
ma chiede il permesso
se vuoi, non glielo dare.

Passi alla porta
ma esitanti in attesa
se vuoi, falli aspettare.

Matita su un foglio
ma appena lo sfiora
se vuoi, puoi cancellare.

 

Arianna