I parenti e i serpenti

Scena 1
La mia coinquilina ha 24 anni e un debito di 30 000 euro, che dovrà rimborsare a partire da ottobre. Si è laureata, ma non ha ancora trovato lavoro. E’ preoccupata: “Qualsiasi cosa succeda, da ottobre dovrò dare alla banca 600 al mese… ti rendi conto?”
“Eh, insomma…”
“Ma sai qual è la cosa che mi fa più rabbia?”
“…”
“E’ che avrei potuto evitarlo!”
“Ah sì?”
“Sì, perché mio padre non avrebbe avuto problemi a pagare le tasse universitarie… e invece ha preferito che mi indebitassi”.

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Scena 2

Un amico maliano mi confida che quest’anno non tornerà in Mali, perché non se lo può permettere.
“Eh, immagino che il volo costi parecchio…”
“Mah, alla fine neanche più di tanto… non è certo quella la spesa maggiore”
“…?”
“Beh, la spesa più grossa è quella per i regali. Quando si torna, bisogna fare dei regali a tutti”
“Intendi alla famiglia?”
“Sì, alla famiglia. Ma da noi la famiglia non finisce mai…”

Arianna

Foto: Provenza 2013

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Babylon

Legge che governa,
ora il vassallo
si atteggia da Re:
l’economia impera.

Il Re attonito
lascia che accada
è sceso dal trono
non se n’è accorto.

Come può l’uomo
governare Dio?
Come può l’economia
regnare sull’uomo?

La natura
sbalordita
osserva
questo
assurdo,
il denaro
ne si atteggia
a padrone.

Giacomo

Le cinquemilalire

Domenica dalla nonna. La nonna mi da una mancetta, cinquemilalire. Io sono felice, ma sono piccolo. Qualche giorno dopo vado in chiesa. Mi ricordo dei valori insegnatimi: l’elemosina, la carità, l’aiutare il prossimo. Mi dirigo alla cassettina e verso le mie cinquemilalire alle casse pontificie. Torno a casa, lo dico alla mamma, con orgoglio. La mamma mi sgrida. Mi dice: hai sbagliato, dovevi dare millelire. Ma io sono piccolo e non capisco il valore dei soldi. La mamma telefona alla nonna e racconta l’accaduto. Anche la nonna conferma, hai esagerato. Ma io sono piccolo, mi sforzo di capire, non capisco. Però ho sbagliato. La domenica successiva la nonna mi prende da parte. Mi da altre cinquemilalire. Mi dice di non darle in elemosina. Io dico: si. Utilizzo le cinquemilalire per comperarmi sedici pacchetti di figurine di lupo alberto. Io sono piccolo ed adoro le figurine. L’album adesso è quasi completo, altri sedici pacchetti ed è fatta.

Ieri al parco. Una bambina fa il percorso due volte. Per dissuadere le altre quindici bimbe della colonia a fare il secondo giro, dico la verità: guardate che il secondo giro bisognerebbe pagarlo! Le bimbe chiedono: quanto? Io dico: cinque euro. Le bimbe se ne vanno. Passano cinque minuti. La prima bambina ritorna. Apre la cartella, apre il portamonete di barbie e mi dice: ecco le mie cinquemilalire. Io dico: ma no, tienile, non c’è problema. Lei dice: no davvero, prendile, è giusto. Io dico: ma guarda, usale per altro. Lei dice: no è giusto e fa per appoggiare le cinque monete da un euro per terra davanti a me. Io dico: va bene, grazie. Lei mi da le monetine nella mano. Dice: grazie, ciao! E’ felice ed è piccola, non conosce il valore dei soldi. Io mi fermo e ricordo quando da piccolo diedi cinquemilalire in elemosina e venni ripreso dalla mamma e dalla nonna.

Giulio

Faccialibro ed i verdoni

Me ne andavo esplorando il misterioso mondo di Faccialibro, quando questo pomeriggio mi sono imbattuto in un giochetto, in una applicazione davvero carina, in cui ci si costruisce la propria cittadina. In sostanza, bisogna fare soldi e con quei soldi costruire case, edifici di ogni genere e quant’altro. Interessante innanzitutto lo schema della vita proposto. Si possono costruire edifici per accrescere la popolazione, altri per accrescere la felicità (materiale) della popolazione stessa, altri ancora per decorare la cittadina. E’ tutto qui, anche nel digitale la gente abbisogna di “panem et circensem” come nell’antica Roma. Ma c’è una cosa anche peggiore e cioè che i soldi virtuali si possono comperare…con i soldi veri! Tramite Visa, paylpal o quant’altro, è possibile acquistare soldi in un mondo fittizio depauperando il proprio conto in banca. E’ buffo. La vita reale è sempre più fittizia e la vita virtuale sempre più reale. E’ come se questi due mondi avessero qualche tempo fa iniziato a convergere ed adesso la differenza non sia poi così netta.

Con il mio lavoro ottengo del denaro (un numero in banca più alto, che non è da nessuna parte e non corrisponde a nulla). Questo denaro però lo posso prendere ad una macchinetta e con quello, se vado dal macellaio, mi da la carne! Per certi aspetto questo ha dell’incredibile, sebbene venga percepito come normale. Ma peggio. Quello stesso denaro che posso utilizzare per comperare della carne, che mi serve per mangiare e vivere, lo posso utilizzare anche per il piacere, per il cinema, per andare a battone, per ubriacarmi con gli amici…insomma, per fare il pieno di emozioni. Questo è il punto: ci cibiamo di emozioni. Di vario genere, ma sempre emozioni. Allora capite bene che, se una realtà virtuale è capace di donarmi emozioni senza passare attraverso la materia e cioè senza darmi, fisicamente, nulla, io sono disposto per quelle emozioni a comperare denaro in un gioco su facebook, utilizzando il mio denaro contante. Il giorno che sarà possibile collegarsi ad un dispenser di piacere con un cavo piantato direttamente nel plesso solare, quel giorno spenderemo i nostri soldi per questo.

Questo Faccialibro non lo sa, questo lo sanno però coloro che guadagnano sul nulla. A chi vanno infatti i miei soldi quando compro denaro, irreale a non coniato da nessuna banca, su facebook? Chi li guadagna? Cerco le risposte. Certo è che, nel frattempo, se il faccino che indica lo stato di benessere del mio popolo fittizio è triste…quasi quasi…il denaro virtuale lo compero. Così qualcuno mi pianta un palo nel culo, con una musichetta innoqua ed una faccina disegnata a mo’ di cartone animato, assai triste.

Giulio