Lettera aperta ai dentisti

Stimati dentisti,

vi scrivo per porvi alcune domande dettate da un’esigenza di comprensione della vostra categoria professionale e del suo orientamento valoriale. Premetto che mi sottopongono regolarmente e senza eccessivo timore alle vostre cure e che presumo abbiate scelto la professione che esercitate mossi – in primo luogo – da una genuina passione per l’odontoiatria.
Ho suddiviso le domande che vorrei porvi in due categorie: domande di ordine oggettivo (conoscenza di fatti) e domande di ordine soggettivo (le vostre interpretazioni dei fatti).

Domande oggettive:

  1. Siete a conoscenza del fatto che alcuni dei vostri pazienti si indebitano per pagare le cure da voi dispensate?
  2. Siete a conoscenza del fatto che alcuni dei vostri pazienti alla domanda: “Andrete in vacanza?” rispondono “No, quest’anno ci va il mio dentista”?
  3. Siete a conoscenza del fatto che alcuni dei vostri pazienti non possono permettersi le cure odontoiatriche che voi suggerite e restano pertanto senza uno o più denti?
  4. Siete a conoscenza del fatto che i pazienti di cui sopra (cfr. domanda 3) non vivono su un altro pianeta, né in un altro continente, bensì a pochi km di distanza dai vostri studi e dalle vostre abitazioni?

Domande soggettive:

  1. Ritenete onesto chiedere ai pazienti se vogliono ricevere la fattura del pagamento e poi, sulla base della loro risposta, modulare il prezzo del trattamento?
  2. Ritenete giusto che tutti – a prescindere dal ceto sociale, dall’età, dal genere, dalla nazionalità… – abbiano accesso a cure odontoiatriche? Se sì, quali azioni intraprendete/avete intenzione di intraprendere per andare in questa direzione?
  3. Vi sentite in colpa se confrontate la vostra situazione economica con quella dei vostri pazienti (di alcuni di essi, in particolare)? Se sì, come affrontate il senso di colpa?
  4. Siete orgogliosi di essere dentisti, e del modo in cui lavorate?

Grazie,

Una paziente