elogio dell’outsider. una storia.

Ieri sera ho assistito al concerto di una cantante che molti giudicheranno antiquata, vintage nel migliore dei casi: Alice, quella di Per Elisa, I treni di Tozeur, Il vento caldo dell’estate solo per dire alcuni titoli. 

In Morire d’Amore, racconta la passione di Giovanna D’Arco. Durante il concerto, io penso…

Anni del liceo. Le interrogazioni di Storia e quelle di Filosofia erano programmate, dando la possibilità a noi studenti di preparare un approfondimento su un tema da esporre. Una sorta di preparazione/impostazione preuniversitaria, si potrebbe dire. 
Io preparai, per una delle interrogazioni di Storia del terzo anno, un percorso sulla figura di Giovanna D’Arco tra mitologia, leggenda e fatti storici della guerra tra Inglesi e Francesi. Di certo non se ne parlava nei programmi ministeriali. Per Filosofia, mi tenni sul classico e cercai di approfondire l’esistenza di Socrate, aspetti della vita privata in relazione al suo pensiero (non ebbi molta fortuna, nell’ingenuità di affidarmi a fonti non riconosciute). Negli anni successivi, approfondii questioni cartesiane da un lato e storia dell’indipendenza dell’Irlanda dall’altro; le vicende di Giordano Bruno. la felicità nel pensiero di Schelling e la sconosciuta storia di Cuba. Logicamente un bell’approfondimento su Spencer e la nascita della sociologia. 

Durante il concerto, io penso…

Tutte cose fuori dal tracciato ministeriale, istituzionale. La maturità, poi, con quella nuova cosa della tesina, la feci su Dino Campana, quello dei Canti Orfici. La intitolai Malattia mentale ed emarginazione sociale: il caso di Dino Campana. Poeta crepuscolare (ma solo per collocazione storica, temporale), ma che nessun programma inseriva nella storia della letteratura italiana. Un altro outsider

Durante il concerto, io penso che ho disegnato tutto il mio percorso su figure, storie, principi fuori dal reticolato della conoscenza comune. Penso che non avrei potuto non fare quello che ho fatto. Penso anche alla scelta delle mie opzioni: il corso di sociologia della cultura sulle differenze di genere (e la tesina sul neoterico nel transgenderismo); quello di sociologia della devianza minorile; la prima delle tesi su carcere e minori in termini di stigma; da Milano alle montagne trentine; i corsi a scelta di criminologia e criminologia applicata; la conseguente tesi sul disegno urbano. 

Penso che ho cercato sempre, nelle mie scelte (studiare il tedesco come prima lingua alle scuole medie, dove la mettiamo?) di dare voce all’outsiderness – e per restare in argomento, invento adesso questo termine. A quello che sta fuori o al margine degli interessi dei più. 

Penso che il mio destino di outsider si sia disegnato nella compagnia di cui mi sono sempre circondato. 

Poi beh, c’è il presente da inside man, ma è tutta un’altra storia, un’altra *voluzione. 

Chi è artefice di chi

Faber est suae quisque fortunae. Però anche il contrario, in fondo.
Ché a volte il destino ti capita e basta. Il destino ti plasma come non ti avrebbe plasmato un altro, un destino diverso. E poi hai voglia a raddrizzare, ricucire, rattoppare.

Per molte cose, semplicemente, è andata così.

Arianna

Prendi un altro

Un fatto, m’han detto, ma dai, che roba, è successo, un dolore, che vuoi, chissà dentro, mi spiace, e dire, tu pensa.

Ti spiace?
Mi spiace, certo, mi spiace.
Sollevata, però, sospiro: “A me, a noi, non capiterà”.

Poi, il nome.
Mia figlia, mia madre, io.

La disgrazia, di colpo, tragedia.
E guarda quanti, lì a guardare!

Ah, perché proprio io?
Se solo un altro, un altro qualsiasi!

Sarebbe diverso?
Sì, sarebbe diverso.
Per me, sarebbe meglio.

Arianna

Il vulcano Puyahuè
Il vulcano Puyahuè

Acquerello di Niccolò Da Ronco

Nel mezzo del cammin di nostra vita

Partire.
Restare.

Voglia di partire.
Voglia di restare.

Come due cavalli che tirano la biga in direzione opposta ella resta ferma, aspettando una terza forza, esterna, che la smuova, che rompa quell’equilibrio, quello stallo generato dalle prime due forze, opposte.

E si attende il fatto, quel fatto scatenante, la scintilla sulla benzina, la spinta definitiva di quel masso, sull’orlo del burrone. Affinchè il moto avvenga bisogna rompere quella situazione d’indecisione, quella è la battaglia da vincere, vincere l’indecisione, e passare finalmente all’azione.

Forse, mi dico, non è nemmeno importante cosa si sceglie, ma basta scegliere. Imparare a scegliere: la cosa più difficile. Che si parta o si resti, poco importa, l’importante è agire in un verso o nell’altro, e non rimanere bloccati a quel bivio, guardando i cartelli, per degli anni.
Al bivio non ci si stabilisce, non c’è vita ma solo sospensione della stessa.

Vivere al bivio è vivere nella propria incapacità di vivere.
Eppure, talvolta, una sola scelta diventa la cosa più difficile da fare.
Talvolta si preferirebbe qualsiasi cosa pur di non scegliere.
Eppure al bivio non si può stare.

Giacomo

Gli acceleratori del Destino

Così trovai scritto su una vecchia pergamena…

Ci sono persone che per loro natura d’essere aprono i cancelli della Possibiità. Persone che vivendo si ritrovano costantemente di fronte a bivi importanti, davanti a numerose scelte da fare. Più sono tante le scelte che una persona può fare più ha questa potere sul destino. Più sono le opportunità che una persona può intraprendere più il futuro diventa non-scritto e la vita colma di sorprese.
Ancora di più se siamo convinti che la Scelta da fare può cambiare la vita anche di altre persone. La Vastità delle Possibilità offerteci nella vita è il Potere che abbiamo per cambiare il corso degli eventi. La Possibilità che ci segue ogni giorno è diversa da uomo a uomo, la sua ampiezza varia di continuo e determina la variabilità del futuro stesso, per noi e per gli altri. Equivale, in altre parole, a maggiori possibilità di cambiamento personale, del mondo e di chi ci sta intorno. Esseri che detengono la Possibilità sono Esseri che accelerano il destino e il corso degli eventi. Non si conosce il motivo ma vivono continuamente nello spaziotempo abile per operare una Scelta che si ripercuoterà sugli eventi. Acceleratori temporali hanno la chiave per far accadere ciò che altri non hanno.

Giacomo

La grande tela

Ogni tanto capita che la vita mi sembri un teatro nel qual palcoscenico ci si ritrovi a recitare una storia, inconsciamente, percependo chiaramente che è già stata scritta. Eppure siam liberi di recitare le parti che più ci aggradano o di smettere di recitare o di scendere dal palcoscenico, eppure è sul palco che tutto accade e talvolta, davvero, nulla avviene a caso, c’è un significato, un senso, tutto è collegato e tessuto in una trama davvero speciale. E’ come se noi fossimo i fili, ognuno di un colore diverso, che percorrono zigzagando le trame di un telaio immenso, incontrandosi ed intrecciandosi l’un l’altro, e ci sembra avvenga quasi per caso, inconsci che ad ogni movimento, ad ogni svolta o piccola curva, qualcosa di importantissimo è accaduto affinché questo disegno troppo grande per essere capito possa prendere forma. In ogni secondo qualcosa di essenziale è accaduto affinché il tessuto si possa realizzare. E inconsapevoli dei bellissimi ricami che ne stanno nascendo, talmente perfetti che non sono di quaggiù, continuiamo questo intreccio che pare caotico ma che vive di una poesia e raffinatezza incommensurabili. Non vi nego che mi emozionano profondamente.

Giacomo