Passione per insegnare o passione per la materia insegnata?

Ci sono due qualità importanti per un insegnante: la passione per la materia oggetto di insegnamento e la passione per la didattica, ovvero per l’insegnamento in quanto tale. Detto questo ci sono 4 tipi di insegnanti, quelli che non possiedono nè l’una nè l’altra, quelli che ne possiedono solo una, e quelli che le possiedono entrambe. Direi però, se volessi scremare, che la passione per l’insegnamento e la didattica è il prerequisito per questo lavoro, in quanto essa, essendo la passione per la professione esercitata, è il punto di partenza, fondamenta solide per questa carriera. Mi dispiace un po’ che oggi, questa passione, non venga considerata più di tanto, nè ai colloqui, nè ai test od esami abilitanti, sebbene gli studenti possano indicare con estrema precisione quali sono gli insegnanti che ne sono dotati. Non saprei fare statistica, nemmeno ad occhio, su quanti siano i docenti carenti di tali passioni, so per certo però, che averle entrambe, equivale ad essere un grande insegnante, un grande Maestro.

Giacomo

Il gossip nella fisica

Tutti i giorni racconto una fettina di storia dell’astronomia. Se c’è una cosa che adoro, di quella storia, sono i gossip. Mi piace raccontare una versione un po’ obliqua e meno barbosa di Galileo, più umana anche, una versione più criptica e alchemica di Newton, qualche chiacchiera su Hewish e sul nobel più o meno fregato alla Bell. Mi piace dire una frase dissacrante su Aristotele, che non aveva capito un cavolo di com’era fatto l’universo ed è pure bello il contropiede, raccontare alle persone come mai sono di un certo segno zodiacale e poi invece spiegargli che non sono affatto di quel segno. Stamattina c’era un bambino del segno dell’Ofiuco, ha riflettuto per tutto il resto della visita. E voi, siete di sicuri di sapere qual è il vostro segno?

La storia della scienza è assai interessante, è la didattica classica a renderla pallosa. I fisici di tutti i tempi sono personaggi caratteristici, a volte furbi, a volte mistici, a volte egoisti, altre uomini asserviti ad un principio più alto. Solo che di loro si raccontano solo le formule, che sono il succo della fisica, ma che senza gli uomini dietro non ci sarebbero. Imparare così è divertente, anche i bulletti lo capiscono. E fanno meno gli spacconi, ascoltano di più; perché Galileo è un po’ come loro, quando chiese ad un amico di chiudere le frontiere di Venezia e reinventò il cannocchiale proprio mentre un collega olandese con la stessa invenzione per le mani se ne rimaneva fuori dai confini della Repubblica di Venezia, in attesa del visto.

Le vecchiette mi dicono che ai “loro tempi” la fisica gliel’hanno fatta odiare, che si sono dimenticate tutto, ma che vedere il tubo di Newton è tutta un’altra cosa. E ci credo! La comprensione passa attraverso la sperimentazione diretta, sempre. Cento esercizi sulla legge di gravitazione universale non faranno mai capire bene le cose come quel tubo con le sue belle piumette e le sue palline. Costa molto certo, ma quanto? Dire, fare, toccare, baciare, lettera, testamento: nella fisica bisogna metterci le mani, così come ce le hanno messe tutti gli scienziati.

Hooke è quello della legge della molla.
Newton quello della legge di gravità.
Quando il primo è morto, il secondo lo ha fatto dissotterrare e gettare in una fossa comune, tanto si odiavano.

Questo è il particolare piccante, la gravitazione e la molla diventano più umane, affascinanti.

Giulio