I nonni su Skype

Sul pullman, madre e figlia (3-4 anni), latinoamericane.

“Anch’io voglio avere i nonni”
“No, ma tu i nonni ce li hai… solo che non sono qui. Li vedi in Skype, però!”
“…”
“Ti mancano i nonni?”
“Sì”
“Li andiamo a trovare, eh?”
“Quando, domani?”
“No, il prossimo anno…
il prossimo anno”.

Arianna

Foto: Marsiglia 2013

 

 

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La giusta distanza

E’ quella che ti fa immaginare come si sta, ma fino a un certo punto.
Fino al punto che non ti fa paura.
IMG_1953Ti fa stare con i piedi per terra, a fare discorsi campati in aria… tanto i piedi da lì non si muovono.
E’ una cosa tra l’immedesimazione e il distacco.
Una cosa tipo andare a trovare qualcuno che è malato – e qualcuno io lo conosco – però solo alcuni giorni, non proprio tutti tutti. Andarlo a trovare, stare ad ascoltare, non dare consigli, immaginare senza cercare di capire (“tanto tu non puoi capire”… oltretutto).

E lasciare una finestra aperta.
Se vuole… ma senza insistere.

Arianna

Foto: Parigi 2013

 

Silenzi, presenze

“Ari?”IMG_2068
“Sì?”
“Ah ci sei!”
“Certo! Ti stavo ascoltando…”
“Eh però, Ari, al telefono devi dire ogni tanto ‘Sì’, ‘Mmh’… Non puoi stare zitta tutto il tempo! Altrimenti come faccio a sapere che sei ancora lì?”.

Per quanto mi costi ammetterlo, mia mamma ha ragione.

Tra le tante cose che necessitano della co-presenza fisica va annoverata la possibilità di rimanere in silenzio.

Arianna

Foto: Provenza 2013

Tipologia

Tipo che… Oggi a Barcellona nevica.
Tipo che… Non succedeva da trentacinque anni.
Tipo che… Sono qui da una settimana e mi sembrano anni.
Tipo che… Ho ripetuto anni e nonostante ciò suona bene.
Tipo che… Prima di scrivere la frase precedente ho dovuto cambiare le impostazioni della tastiera.
Tipo che… Qui hanno tutti gli accenti acuti.
Tipo che… È come dire che se la pensano acuta.
Tipo che… Talmente tante cose, che non hai più di che scrivere.
Tipo che… Non puoi scrivere di tutto, sempre.
Tipo che… Succede che con troppi stimoli ti ritrai e assumi un atteggiamento blasé.
Tipo che… Conosco Simmel.
Tipo che… L’atteggiamento blasé è quello che ti permette di non essere un turista.
Tipo che… Ti permette di essere un flâneur.
Tipo che… Ho letto molto Bauman.
Tipo che… Diverse cose.
Tipo che…

Gianmarco
o il vostro corrispondente da Barcelona

Summa performativa

La distanza. Che cos’è la distanza? C’è un modo per prepararla? Altrove ho già parlato dell’essere diasporico, ma è un discorso che non ha fine. Non può averne. Le domande sono troppe, e interessanti assai: ci si può preparare alla distanza? Si può preparare la distanza? Il segreto di una relazione, affettiva su più livelli, dilatata nello spazio, qual è? Se consideriamo la relazione come una performance, basata su un’idea di fiducia e reciprocità ritualizzate (ma non per questo semplice vuoto contenitore), dobbiamo considerare importante e quanto importante la localizzazione del suo svolgimento?

Personalmente credo che la distanza abbia un effetto notevole sulle relazioni, soprattutto quando questa distanza viene riempita di significati inerenti alla distanziazione, all’estensione e all’allontanamento, ossia quando il suo annullamento è celebrato riempiendo il tempo della compresenza di specialità legate all’evento. La strategia può quindi essere quella di disimpegnare la distanza, vivere il riavvicinamento (d=0) in uno spirito di quotidianità, salvando dell’eventualità del momento le cose buone.

È difficile, so, passare dalla distanza alla compresenza senza pensare che sia un evento. Però il fatto che sia un evento in sé non necessariamente ha da tradurre in un evento continuo. E baggianate varie

Forse è solo un modo di pararsi il culo dalle nostalgie future. Sì, ho detto culo.

Gianmarco

Ricordo

Sera.
Stai seduto alla scrivania
le spalle curve
gli occhi rossi di stanchezza
è tardi
devi ancora lavorare.
“Mi dispiace, credevo di finire prima”
La finestra che ricordo
cioccolato e caffè.

Mattina.
La sveglia suona troppo presto
ancora
due minuti
ti alzi
le camicie da stirare.
“Già le sette… devo uscire”
La stanza che ricordo
doccia e caffè.

Sera.
Torni a casa
pensi a quello che ti resta
il frigo vuoto
non hai tempo
ti chiedi cosa cucinare.
“Hai tanta fame, vero?”
La credenza che ricordo
insalata e caffè.

Mattina.
Il treno da rincorrere
panini in tasca
libri, coincidenze, attese
vorresti
camminare.
“Sai, ecco, scusa… forse non potrò”
La stazione che ricordo
biscotti e caffè.

Sera.
Qui
silenzio, disordine, ritardo
buio
mal di testa.
Le voci della strada arrivano attutite
la tua
non la ricordo.

Arianna