Famiglia

Quando uno di casa, intimo, viene a mancare, muore,
crea un vuoto così grande e naturale
che chi resta, per forza di cose,
è come attratto da una forza centripeta
su quell’assenza.
La mancanza svela il possibile,
mostra l’insperabile.
Su quel vuoto ci si riconosce famiglia.

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In coda,
per entrare all’interno del Giardino del Requiem eterno.
Come quando c’è la coda al supermercato.
Come quando in ospedale c’è sovraffollamento per le nascite.
Cappotti grigi e neri in attesa tra auto e corone di fiori,
ciascuna che racchiude un dolore privato,
una mancanza,
un vuoto che non si colmerà più.
E sulla soglia di ingresso,
tra chi entra e chi esce,
l’incrocio di sguardi tra sconosciuti
portatori di dolori diversi
abitati dall’unico dolore.
Ci si riconosce famiglia.

Nadia

Del più e del meno

Di fronte alla morte, uno potrebbe anche parlare di cose serie, serie nel senso di profonde, quelle cose che “solo chi ha conosciuto il dolore, allora…”. Ed eccolo lì il dolore: sulle ferite, i lividi d’un volto caro, un figlio, un fratello, una madre.

Invece di fronte alla morte si parla della vita v minuscolo, cose così, niente di speciale. Di fronte al dolore che ti si appiccica addosso non sai bene come ma, se conti, sai da quanto, di fronte al dolore inghiottito e non ancora digerito, si parla del tragitto del tram, il due, che fa un giro enorme (pare), si parla del caffé della macchinetta (zuccherato non è male), si parla di chi è il medico di turno stanotte (se ha gli occhiali allora non può che essere, eh no, l’altro è nettamente più giovane), si parla di quanto ha fatto il Toro, della marca delle sigarette, di come sono belli i pantaloni della ragazza (c’è una piccola macchia, mi spiace, ma si figuri, forse sono stata io), si parla di cose come “hai mangiato”, “hai dormito”, “mettiti il pigiama adesso”, “non vedi che stai sudando”, si parla del taglio di capelli (ah, ma guarda che è sempre lo stesso), si osservano le orecchie intatte, piccole e ben disegnate, attaccate alla testa come se niente fosse. Si prova sollievo e invidia allo stesso tempo (beate quelle orecchie).

Poi, quando una voce ti chiede: “Cosa posso fare?”, si sta zitti, pensando a qualcosa, ma niente. “Una passeggiata, signora, cammini fino al fondo del corridoio” oppure, e forse è peggio: “Pazienza, signora, porti pazienza”.

Arianna

Dolore a metà

Fino a ieri mi era indifferente.
La sua storia non tangeva la mia.
Poi la notizia.
E’ abitato da un dolore.
Si squarcia il velo, che scopre
la carne viva.
Che riconosco carne mia.
Ma nello squarcio l’abisso:
il dolore degli altri
è dolore a metà

nadia

Maldestri

Chiusi in una stanza, al buio, cerchiamo l’uscita. Nient’altro.

Ma la stanza è piena, e pure disordinata: mobili, quadri alle pareti, oggetti d’ogni tipo sparsi per terra. Sbattiamo contro gli spigoli, inciampiamo. Ricoperti di lividi, chiediamo scusa alle cose, ci preoccupiamo per gli angoli taglienti urtati per sbaglio, confusi speriamo in un perdono che  – ci sembra – non meritiamo.

Poveri mobili, quadri alle pareti, oggetti d’ogni tipo sparsi per terra! Ah, quanta sofferenza inutile!

Arianna

lentischio

potrei per sempre
essere fiore in un vaso
ma sarei finto
o invecchierei secco

o tutto o niente
e questo mi distrugge
peggio della morte
l’addio per sempre

Giacomo

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translation

I could forever
be flower in a vase
but I would be fake
or I would age withered

all or none
and that destroys me
worse than death
a goodbye forever

nell’urlo, la rabbia

sasso nel dirupo
e s’avvia, frana,
slavina di nervi,
indomabile tigre,
bestia da schiaffi,
ti vedo ti sento
seme dell’odio,
che mi consoli,
mi accompagni,
mi difendi
violento;
rabbia:
vecchia amica
ti rincontro,
inconscia,
strega,
e sotto il velo,
lentamente,
dopo tanta fatica,
scorgo il tuo volto:
…e nell’urlo
riconosco me stesso.

Giacomo

translation:

rock in a gorge
it begins, landslide,
avalanche of nerves,
untamed tiger,
beast made to be slapped,
I see you I feel you
seed of hatred
you that consul me,
you that accompany me,
you that defend me
violent;
anger:
old friend
we meet again
unconscious,
witch,
and under the veil,
slowly,
after so much effort,
I see your face:
…and in the shriek
I recognize myself.

Giacomo

ciclamino

petali rossi
al vento.
rugiada di sangue
sugli steli d’erba
silenzio
i soldati hanno chiuso gli occhi.

camminavo adagio
un ciclamino in mano
se Dio ha un profumo
è certamente questo
che come una spada
tra la vita e la morte
cala e fende ciò che appesantisce il mio cuore
e gli toglie il senso.

rimango così vuoto
sopra la valle
tra l’anemone e il cristallo
ciò che cambia e che rimane per sempre
così mi chiedo in lacrime
da dove vengono poi
quei petali rossi
a quale fiore siano mancate
quelle volteggianti gocce di sangue.

Giacomo

Translation

red petals
in the wind.
Dew blood
on the stems of grass
silence
The soldiers have closed their eyes.

I walked slowly
a cyclamen in hand
if God has a scent
This is certainly his
and as a sword
between life and death
drops and splits the weighs that loads my heart
and takes away its sense.

I remain so empty
above the valley
between the anemone and the crystal
what changes and that remains forever
So I ask in tears
where they are then
those red petals
which flower has been plucked
of those twirling drops of blood.

Apocalypse now


E cade la neve.

Stendendo silenzio al silenzio che già copre ogni cosa.

Un velo bianco ricopre macerie e corpi di uomini e donne.

Come pietà avvolge un’umanità ormai smarrita,

piegata dalla Natura che assassina non è.

Innumerevoli fiocchi bianchi si innalzano al Cielo,

simili a mantra recitati col cuore.

Tutt’attorno morte e dolore.

E cadeva la neve.



Demetrio

La banda dei sogni interrotti

La banda dei sogni interrotti sta accumulando seguaci in tutto il mondo, ogni giorno, sempre di più. Chi è privo di addestramento verrà sicuramente convinto ad entrarvi. Preparatevi. E’ possibile che giungerà anche il momento della vostra prova. Voi rimanete saldi aggrappati al timone. Non cedete. Conservate la speranza.

Cronaca: Mercoledì 24 gennaio 2010.

Marco. 22 anni. Verona. Studente in Economia e Commercio. Innamoratissimo di Luisa fanno coppia da 4 anni.
Ilaria. 25 anni. Pisa. Studentessa di Agraria, innamoratissima di Giorgio, 27 anni, Pisa. Fanno coppia da 8 anni.
Giovanni. 19 anni. Salerno. Studente di Liceo scientifico innamoratissimo di Camilla, 19 anni, Salerno. Fanno coppia da 1 anno.
Roberta. 33 anni. Como. Impiegata innamoratissima di Luca, 38 anni, Varese. Fanno coppia sposata da 5 anni.

  • Marco torna a casa. Lucia trova il coraggio e gli confessa che alla festa del mese scorso, quella con le sue amiche, si è ubriacata talmente tanto che si è svegliata il mattino seguente nuda in un letto con due quarantenni sconosciuti. Forse è incinta. Lucia si mette a piangere, Marco va in bagno a vomitare.
  • Ilaria una sera, mentre il suo ragazzo è fuori, scopre una cartella sul suo computer che non aveva mai visto. La apre e trova un filmino amatoriale porno dove il suo ragazzo e Gabriele, un suo amico, fanno sesso a tre con Giulia, una cara amica di Gabriele. Il filmino si interrompe quando entra nuda un’altra coppia per aggiungersi al gruppo e chi riprendeva gli va incontro per salutarli. Lei rimane ferma immobile davanti al monitor per 15 minuti, poi si alza, prende il computer e lo scaglia fuori dalla finestra. Vomita sul tappeto, poi comincia subito a preparare la sua borsa.
  • Giovanni finalmente trova il coraggio e il momento di dire quelle due parole magiche alla sua ragazza: “Ti amo”. Lei sorride, e gli risponde: “Ti amo”. Il giorno dopo Giovanni tornando a casa attraversando il parco sorprende Camilla su una panchina che si bacia con un ragazzo mai visto. Le urla “Sei una falsa stronza puttana del cazzo” e scappa via. Lei non si fa più risentire.
  • Ogni settimana Luca va fuori città per lavoro. Ogni giorno dorme in un posto diverso a parte venerdì sera che rincasa fino al lunedì mattina. Dopo aver fatto l’amore lei gli ripropone l’idea di avere finalmente un bambino e suo marito comincia ad urlare e le confessa che non riesce più a vivere così, che frequenta altre 3 donne diverse, una per città che visita nel suo giro d’affari, le fa vedere le foto, i messaggi che gli scrivono, le ricevute dei ristoranti dove le ha portate. Poi si alza, si veste, e se ne va dicendo:” Chiama pure i miei avvocati”. Lei piange per tutta la notte poi si addormenta sul divano.

Marco, Ilaria, Giovanni e Roberta non saranno più gli stessi. A seguito delle loro disavventure sono entrati nella numerosissima banda dei sogni interrotti. Il loro ideale di amore, di purezza, di dolcezza, di sincerità è stato infranto per sempre. Non crederanno mai più nell’amore perché il sogno interrotto fa più male di qualsiasi altra cosa. Disillusi di tutto e della vita ora vegeteranno incapaci di provare spontanee e profonde emozioni. Forse un giorno, forse, la loro ferita si rimarginerà, e riusciranno di nuovo a fidarsi delle persone, ad amare liberamente.  Forse invece non sarà mai così perché l’hanno giurato a se stessi: ad ogni costo non si faranno fregare di nuovo.

Giacomo

è lei, Primavera

Senza parole e senso
lacrime contorta
anche lei,
come tante
ma come tutti,
quando è.

Così in quei frammenti
l’abbraccio,
la stringo
che la spezzo
o gli spacco via il dolore,
quando è.

Sempre così,
dall’inizio credo,
un consolarsi continuo
straziante
da soli o in tanti,
irrimediabile
tristezza.

Non è verosimile
che sia condanna,
perforazione di massa.

La siepe è di rovi densa
che m’accuccio
un raggio vince lo spesso e passa
ed ecco dietro una valle,
– passi –
sorrido,
è lei, Primavera.

Giacomo