Questo punto

IMG_4226Quando com’è che
si arriva al punto a questo
punto
quando
(ma allora un tempo e non un luogo?)
quand’è
che si sente si dice si fa
qualcosa
si diventa, ecco, si diventa
(tutti o in parte?)
qualcosa
con
(riempiti o rivestiti)
cose, cose
al punto
che a volte, a quel punto
(un altro punto, dopo questo)
si pensa: “Ma come?
Come è arrivato?”.

Questo punto.

Foto: Lanzarote 2015

Annunci

ciclamino

petali rossi
al vento.
rugiada di sangue
sugli steli d’erba
silenzio
i soldati hanno chiuso gli occhi.

camminavo adagio
un ciclamino in mano
se Dio ha un profumo
è certamente questo
che come una spada
tra la vita e la morte
cala e fende ciò che appesantisce il mio cuore
e gli toglie il senso.

rimango così vuoto
sopra la valle
tra l’anemone e il cristallo
ciò che cambia e che rimane per sempre
così mi chiedo in lacrime
da dove vengono poi
quei petali rossi
a quale fiore siano mancate
quelle volteggianti gocce di sangue.

Giacomo

Translation

red petals
in the wind.
Dew blood
on the stems of grass
silence
The soldiers have closed their eyes.

I walked slowly
a cyclamen in hand
if God has a scent
This is certainly his
and as a sword
between life and death
drops and splits the weighs that loads my heart
and takes away its sense.

I remain so empty
above the valley
between the anemone and the crystal
what changes and that remains forever
So I ask in tears
where they are then
those red petals
which flower has been plucked
of those twirling drops of blood.

Un cerotto ed un fucile

Perché ogni giorno
ci si muove sulla giostra
io non so.
Fuori dal sonno può tutto,
comunque,
lunga fila di sì e di no.

Qual è il senso
di un cerotto e di un fucile
io non so.
Sì che si va in basso,
nel branco,
spesso,
caprioli.

Giacomo

Parole e Poesia

Le parole.
Da piccolo, non le capivo proprio.
Eppure mi piaceva scrivere poesie.
Un bel giorno una donna poetessa mi chiese, seduti ad un tavolo a Castel Gandolfo: “Che cos’è una poesia per te?”
Risposi: “Un modo difficile per dire qualcosa di semplice”.
Fece un’espressione contrariata. “La poesia è arte!” Disse, fiera.
Semplice è il contatto diretto con le cose.
Non ha bisogno di alcuna parola per vivere, per essere sentito.
“E’ il quello che è delle cose” direbbe Qualcuno che conosco.
La parola tende a limitare l’Esperienza Unica ed Immediata con la realtà in un cassettino a contenuto standard.
La vincola in qualcosa di definito. Ma, ma, ma tutto si muove e tutto cambia come ci insegna il buon Eraclito, nulla è definito in natura. Tre mele non sono tre mele qualsiasi. Se ho tre mele davanti a me. Quelle mele sono Quelle mele e non altre tre mele.
E il gusto di Quella mela è irripetibile, come la sua immagine del resto. Ecco che allora la poesia cerca di dire questa cosa semplice, eppure assai difficile da tradurre in parole.
Vuole catturare Quel Qualcosa su cui la nostra vista esterna ed interna (bagaglio emotivo) poggia in quell’istante o in quella manciata di istanti donando alla ‘carta’ una sfumatura di ciò che è stato per noi. Perché è sempre e solo una sfumatura ciò che ci può dare un insieme di parole. Una sfumatura di significato, di emozioni, di anelito verso l’alto. Una sfumatura. Un “zic”!
Ricordo con un sorriso quanto mi disse una persona a me cara quando gli dissi che ho portato un libro sulla testa per un tratto camminando nel bosco..
“Quella è la sua migliore utilità!”.
Gli aironi di carta per volare devono prima cibarsi del Sentire.
Cartesio direbbe: “Sento,quindi scrivo” ;o)
Raji

Quando mi sveglio


Quando mi sveglio mi sento lontano,
un guardare al mondo che mi satellita
intorno come un bimbo che ammira
un acquario o guarda un film alla tivù.

Mi succede di svegliarmi da sveglio
e vedere il sogno finto in cui nuotavo
con entrambi gli occhi aperti, mi sento
passare in un mondo parallelo dove
vuoi dare un senso a ciò che ti circonda.

E forse quel significato che mancava
al sogno, che non ci si chiedeva
nemmeno e che si viveva così, tanto
per riempire il tempo, lo ritrovo invece
di qua, dove alle domande mancano le risposte.

Giacomo

Sole dimenticato

Soffice come.
Non la completo
questa similitudine.
Non ha più senso oggi
ma scrivo lo stesso.

Delirio? Arrangiati.
Funziona così ora:
o ci si risveglia da soli
o si continua a vivere nei sogni:
ma tutto è invertito
e si fa sesso con l’abitudine
sognando che non esista
la sofferenza e la morte.

Chi vuol saltare
non salta,
perché salta solo
chi sta saltando.

Son frasi lontane
che non s’afferrano,
la mia vita è felice
e scontenta assieme,
e si è dimenticato
il cuore.

Il vuoto mi annulla
e dentro reclama
oggetti da metter sotto la macina.
Ed il grano rimane nei campi
che nessuno lo miete.

So chi sono
ma non so il mio nome,
o forse so il mio nome
ma non so chi sono…
Ma ha importanza?

Per questo mi siedo
sul giorno che scorre
con le domande che mi scivolano,
lacrimando,
nel pozzo.

Giacomo

Alla ricerca del tesoro

Ci sono domande nella vita che sembrano non avere risposta.
Ci sono.
Le avete.
Ma avete anche smesso di farvele.
Sono, erano, domande intriganti.
Dei veri e propri rompicapo che appaiono senza via d’uscita.
Oggi sembra che siano passate di moda.
Ti chiedi chi sei e ti rispondono che pensi troppo.
Ti chiedi il senso della vita e ti dicono che devi stare coi piedi per terra.
Ti chiedi perché sei venuto al mondo e ti dicono che è più importante fare il tuo dovere.
Ti chiedi cosa sia la felicità, l’amore, e ti dicono che sono solo utopie, di non cercarle che non esistono, e di accontentarti che sei già fortunato così.

Siddarta partì alla ricerca. Mi piacque quel libro. Oggi è divertente perché te lo usano contro.
“Ma vuoi fare la fine di Siddarta che gira e rigira per mezzo mondo e poi capisce che poteva starsene a casa? Che quello che cercava era l’amore? Ma dove vuoi andare? Ma stai qua che l’amore è qua!”
Eccezionale.
Oggi le risposte ce le danno i libri.
Insomma, ci sono queste domande che rodono dentro un poco perchè non hanno risposta, e la gente che fa? Reagisce, ovvio, e nei modi più grotteschi.
C’è chi le ignora, fa finta che non esistano. (e poi si sveglia e cade dalle nuvole)
C’è chi ne cerca le risposte solo per la prima parte della vita, finchè non si scontra con un mondo che gli fa perdere tutte le energie di cercare, ed allora diventa pessimista
(e sono i peggiori perché si sentono in fondo in fondo dei falliti, disillusi della vita, tristi che hanno perso il lloro sogno più grande per strada, e sfogano la rabbia repressa sugli altri cercando di trascinarli nella loro stessa situazione).
Poi ci sono quelli furbi. Non si sono dimenticati le domande, o hanno deciso di non dimenticarsele, e siccome senza risposte si sta male, le trovano da soli per quanto stupide ed incongruenti esse siano. Si autoprendono per il culo pensando di aver trovato la soluzione, e guai a te se cerchi un confronto di idee con loro perchè non vorranno mai e poi mai ritornare nella situazione di “disagio” (così da loro percepita) di chi ancora è in ricerca.
Sono questi che ti ribaltano il significato del Siddarta, e ti dicono, che cazzo cerchi se tanto le risposte sono qui? E’ l’amore, no, il senso? E glielo leggi negli occhi che non sanno di quel che parlano.

Insomma, sono importanti queste risposte?
Dicono che devi stare coi piedi per terra, pensare alle cose che veramente sono importati.

Cioè, chi sei, perché sei qua e che senso ha ciò che vedi e vivi non è importante, non lo è affatto, nemmeno il come lo realizzi, perché a quanta felicità o amore tu possa aspirare è già stato deciso in partenza.
Altre sono le cose importati, vero?

Pazzesco.

Anzi, ottimo! Continuiamo così!
Tanto non troveremo mai delle risposte. Perché farci allora le domande? Qui bisogna guadagnare tempo! Se sai che non riesci a scalare una montagna perché provarci? Tempo sprecato, no? Sarà ben tempo speso meglio quello passato in altro modo piuttosto che ricercare queste cose, no? Perché, finché non arrivi, ad una conclusione intendo, sempre SE ci arrivi, è tempo buttato, no!?

Io dico no.
Per me è importante e mi gioco la scommessa, deridetemi pure, prendetemi per visionario, sprecherò una vita forse e non arriverò alle risposte…
Però almeno ci avrò tentato, mi basta questo.
E’ già un sogno che mi tiene vivo, con gli occhi che brillano, come di colui che cerca traboccante di speranza il tesoro più prezioso e più segreto che sia mai esistito.
Sono innamorato. Ricercare è essere innamorati. E mi piace.

Io parto, vado all’avventura, vado alla ricerca del tesoro, sarò il vostro visionario, utopico, sognatore, disperso amico. Voi fate un po’ quel che vi pare, state pure a casa davanti alla tv, però siatene felici.

Giacomo