Apocalypse now


E cade la neve.

Stendendo silenzio al silenzio che già copre ogni cosa.

Un velo bianco ricopre macerie e corpi di uomini e donne.

Come pietà avvolge un’umanità ormai smarrita,

piegata dalla Natura che assassina non è.

Innumerevoli fiocchi bianchi si innalzano al Cielo,

simili a mantra recitati col cuore.

Tutt’attorno morte e dolore.

E cadeva la neve.



Demetrio

I tacchi di Marta

Marta non amava i tacchi. Continuava a chiedersi perchè tutte le donne avessero quel tipo di scarpe. Chi aveva imposto a tutte di sembrare più alte? Chi aveva imposto a tutte di camminare in punta di piedi? Più guardava le riviste più le sembrava che le caviglie delle indossatrici fossero piegate in avanti in modo quasi anormale. Le faceva quasi impressione. – Dio ci aveva fatto il tallone per errore? – si chiedeva. Tempo prima aveva provato ad indossare i tacchi a spillo, e quell’esperienza fu talmente forte che ancora se la ricordava perfettamente, come una specie di incubo. Di fronte alla piazza centrale, tutta pavimentata in bolognini, si era trovata impotente, come un bimbo di fronte ad un fiume in piena, incapace di attraversarla. Aveva quindi cercato un’altra strada ma si era accorta che quel tipo di pavimentazione era molto frequente e che avrebbe dovuto camminare e camminare per trovare la strada adatta a lei,  l’unica possibile in quel gigantesco labirinto. Stremata, due ore dopo, si era messa a piangere, aveva chiamato un taxi ed era tornata a casa. – Basta, coi tacchi ho chiuso! – pensava dentro di sé – tacchi a spillo o quel che sia! Questa è la mia altezza, e la mia caviglia ricomincerà a piegarsi in modo normale! – e gettò le scarpe fuori dalla finestra.

Luca era seduto su una panchina, in via Pozzi, e si chiedeva quale donna, tra tutte quelle che vedeva passeggiare, potesse essere quella giusta per lui. La cercava, ma non sapeva chi fosse, dove fosse. Per questo si guardava intorno, osservava, valutava. Ad un certo punto  notò un particolare che lo fece ridere! Tutte le donne avevano la borsetta. Non è che fosse una novità per lui, ma constatare effettivamente che non c’era nemmeno una donna senza la borsetta era tutto un altro paio di maniche. – Se prendi una donna prendi anche una borsetta – pensava sorridendo – come se le borsette fossero una parte del loro corpo, una parte del loro modo d’essere, di vivere. E a pensarci  bene – si diceva – anche i tacchi sono molto frequenti, forse non come le borsette, ma davvero sono tante quelle che…

In quell’attimo una scarpa con un bel tacco spesso gli colpì la testa come una sassata. Il suo urlo attirò l’attenzione di tutta la gente nella piazza e una ragazza, con un fare molto timido, si affacciò alla finestra per vedere cos’aveva combinato.

Giacomo

Ad libitum

I moti in Egitto e Tunisia, un po’ meno quelli in Albania, sono acclamati dal giornalismo internazionale come la rivoluzione che ci doveva essere. Ma è facile fare i rivoluzionari con le rivoluzioni degli altri, tanto quanto fare i comunisti con i soldi degli altri. In Italia mi pare che accanto all’entusiasmo vi sia una neppur-tanto-leggera paura di quello che avviene sull’altra sponda del Mediterraneo. In Italia, si sa, l’altra sponda è sempre vista un po’ male, di qualunque cosa si parli. La sponda albanese desta la preoccupazione di un Belpaese che ha sempre goduto della connivenza con il potere vigente nel Paese delle Aquile, un po’ per interessi economici (una bella sottomissione economico-mediatica), un po’ per interesse patriottico – finché dalle coste illiriche è giunto il nemico ad alimentare il senso della (i)nazione. Forse preoccupa che un paese che vede la nostra televisione sia arrivato finalmente a mobilitarsi, ad assumere una risonanza extra moenia: forse lo scarto fra il sogno italiano e la realtà albanese ha spinto a tutto ciò? Rimane da capire cosa si intende per sogno italiano, perché lavoro non ce n’è, ma gnocca ad libitum a manetta. Ah, ecco cosa potrebbe essere. Alla fine, dal ratto delle Sabine in poi, ha sempre tirato più un pelo di che un carro di.

Consiglio la lettura di questo articolo di oggi.

Gianmarco

Farsi baciare i piedini – su Bazar

Voglio concludere l’anno solare con uno degli articoli più buffi degli ultimi tempi. Ieri sera mi sono messo a leggere “Bazar – settimanale di annunci gratuiti” della nostra ridente cittadina; sfogliando son passato da annunci riguardanti lampade, letti, specchiere, serramenti, bambole, aspirapolvere, gabbie, cani&gatti, cordless, case e quant’altro. A pagina 35 però inizia qualcosa di assolutamente nuovo e rivoluzionario, una vera ventata di cambiamento nel giornale. Inizia la sezione “relazioni sociali: contatti e messaggi”. Tenetevi forte. Vi cito alcuni estratti.

SONO un 44enne, di professione faccio l’agricoltore, vivo in un paesino a 20km da Trento e cerco una ragazza 33.37enne sincera, che ami le cose semplici per amicizia e poi si vedrà.

BEL maschio sportivo e attraente ti cerca in zona Bolzano/Trento per amicizia/relazione, età max 40 e pari requisiti (maschio).

TERESA è una 40enne mozzafiato!Bionda, occhi celesti, bel fisico, colta, economicamente indipendente. Ha una casa di proprietà, ed è divorziata. Voi direte, tanti pregi, nessun difetto? Il suo difetto è che non si accontenta di avere una relazione con la tanto per non stare da sola. Vuole l’uomo con la U maiuscola. Colto, affascinante, serio, interessante.

45ENNE cerca donna per regalare fiori e baci. Ti voglio passionale e senza tanti tabù per baciarti ovunque, ospito e mi sposto in regione. Non importa età e colore dei capelli, ma solo tanta voglia di trascorrere ore liete con i miei baci.

ALLEGRA ragazza capelli fucsia dolce maggiorata morbidosa, statuaria, bel fondoschiena, tacchi a spillo. Fotomodella per hobby diponendo tempo libero valuta offerte di collaborazione e-o servizi.

ANNUNCIO per ricerca di una donna emancipata disposta a farsi baciare i piedini. Sono un uomo 46enne pulito e discreto. Non cerco sesso di alcun tipo. In cambio? Chiedi tu cosa.

CERCO una donna con caratteristiche fisiche particolari, se sei curiosa scrivimi che ti spiego.

Beh, io mi sono sganasciato dal ridere. Nell’anonimato emergono le pulsioni più strane, il commercio dei desideri più nascosti e soffocati. Implicitamente anche il commercio dei corpi e probabilmente lo sfruttamento della prostituzione. Dietro a questi annunci malcostruiti e ridicoli ci vedo il lato nascosto della natura umana, quello che non si esplicita se vi mettete a osservare le persone che camminano in città. Avrei quasi voglia di chiamare per conoscerle, queste persone, dar loro un volto normale, integrarle nel quadro di questa società e forse forse baciare i loro piedi, vedere se ho quelle particolari caratteristiche, se davvero hanno una quinta misura e una casa di proprietà, se posso farmi regalare fiori e baci, e tutto il resto.

Forse nessuno di noi è davvero oltre queste pulsioni, tuttavia due risate non guastano. In caso qualcuno fosse interessato ai numeri o alle e-mail di questi annunci, mi contattati in via privata. Oppure comperatevi Bazar.

Giulio

Liberamente in libero corpo

C’è una cosa che non capisco.
Ed è questa: perché alcune mie “amiche di Facebook” giocano a imitare le modelle, pubblicando foto che le ritraggono in pose ai limiti del pornografico? E perché altre “amiche” ma, soprattutto, “amici di Facebook” si prodigano in prevedibili apprezzamenti, moltiplicando i “mi piace” e i commenti su quanto “figa”, “gnocca”, “bona” o più tradizionalmente “bella” sia la fotografata? Perché ci riduciamo a utilizzare Facebook come vetrina per mostrare culi, seni, gambe nude ma anche pettorali, addominali scolpiti, scimmiottando veline e tronisti? Il fatto di mettere in mostra pezzi del nostro corpo deriva dal bisogno di venire rassicurati che sì, suscitano l’effetto sperato, piacciono? Se così è: perché continuiamo a drogare questo bisogno (indotto) invece di provare a liberarcene?

“Sei solo invidiosa, perché non hai bellezze da mostrare”, potrebbe dirmi qualcuno. È vero: anche a me piacerebbe poter esibire un corpo simile ai tanti che appaiono in televisione, negli inserti pubblicitari, sui profili Facebook. Però non voglio assecondare questo desiderio. Non voglio passare i miei pomeriggi in palestra, comprare creme anticellulite o rifarmi il seno. Vorrei invece liberarmi dalla dittatura del modello (modella) da seguire e vorrei smetterla di relazionarmi al mio corpo in maniera strumentale. Il corpo come mezzo per ottenere stima, apprezzamento, riconoscimento, forse anche – ci illudiamo – una pallida parvenza d’amore. Un bel culo, un bel seno, belle gambe, bei pettorali come chiave per aprire la porta del successo sociale e chiudere quella della solitudine, del senso di inferiorità, dell’insoddisfazione. Ma la felicità non è direttamente proporzionale alla bellezza. Se anche riuscissimo nell’impresa di assomigliare al modello, non diventeremmo per questo più felici. La bellezza del corpo non dura per sempre, invecchieremo tutti, ci ammaleremo. Inoltre, pensare la bellezza al singolare è un inganno: ciò che esiste sono le bellezze, molte e diverse, a cui però dobbiamo fare spazio. Perché non proviamo a smantellare i meccanismi che ci incatenano a un certo modello da imitare e da desiderare? Perché non proviamo a cercare la felicità anziché una sola, predefinita bellezza, nella consapevolezza che quest’ultima non è condizione necessaria né sufficiente per raggiungere la prima?

Se vogliamo, possiamo liberarci. E potremmo cominciare da qui. Cancelliamo (donne e uomini) dai nostri profili Facebook quelle foto che ci ritraggono in pose seducenti, come fossimo veline o tronisti, ed evitiamo (donne e uomini) di elogiare i corpi che più somigliano al modello dominante. Poi, quando saremo un poco meno inquinati, proviamo a cercare la bellezza laddove ci dicono che non c’è: nei corpi vecchi, malati, troppo grassi o troppo magri, deboli, sfiniti. “Lasciamo le belle donne agli uomini senza fantasia” (e viceversa).

Arianna

Donne in saldo

Ne avevo sentito parlare, ma non le avevo mai viste.
E invece stamattina è successo.
È periodo di saldi e, così, un negozio di intimo ha pensato di attirare i clienti esibendo manichini in carne e ossa. Due giovani donne hanno trascorso qualche ora della loro vita in piedi dietro un vetro trasparente, in mutande e reggiseno, in equilibrio su un paio di tacchi a spillo.
Ho provato disagio, per loro e per me. Avrei voluto chiedere: “Perché lo fate? Non vi sembra umiliante?”. Incrociare il loro sguardo è stato imbarazzante, anche per loro, che l’hanno distolto immediatamente, sorprese e forse infastidite dal fatto che io cercassi un contatto. Quando si è avvicinato un giovane uomo, invece, hanno sorriso, lui le ha fotografate e poi ha mosso la testa in segno di approvazione, come a dire: “Complimenti!”. Complimenti: avete un bel seno, un bel culo, belle pance, belle gambe? Complimenti: siete in saldo, disponibili, a portata di mano, posso avervi? Questo voleva dire?
Mi sono vergognata. Ho proseguito oltre e, quando mi sono nuovamente trovata davanti a quella vetrina, ho tenuto gli occhi bassi.

Arianna

Strafiga ma…una tipa vuota

I maschietti hanno già capito di che scrivo. Perché scrivo di loro. Mi fa sempre un sacco ridere quando sento un uomo, e vi assicuro mi è capitato moltissime volte in vita, affermare guardando una ragazza semplicemente molto bella e sorridente “E’ una strafiga, ma dentro non c’è niente.” Uhuh, dentro qualcosina in me ride. Ride perché è chiaro che quel commento è un pregiudizio che nasce da ragioni interne, dal fatto ciò che una donna bella fisicamente, emotivamente e mentalmente spaventa l’uomo medio manco se lo divorasse dopo il rapporto a mo’ di vedova nera. Abbiamo paura. Abbiamo paura del potere della donna, paura del fascino che subiamo, impossibile da gestire a livello razionale. L’ometto si ritrova a dover frenare una tempesta emotiva ed ormonale…ed ecco che si convince “una tipa vuota”. Ma tutto il vuoto, ce lo mettiamo noi come il bollino alle banane, perché rompere lo schema è difficile e soprattutto…ci costringerebbe a confrontarci con ciò che di noi vogliamo fingere non esista. Il desiderio. Balbettiamo il modello alla Marilyn, non possiamo fare altro. Questi discorsi gli uomini li fanno solo tra uomini, per questo che ci incappo e quindi butto lì due frasi ingenue che nascondono questo mio pensiero che porto qui. “Dai, ma la conosci?” “Eppure a me non sembra proprio cretina sai…” Insomma, vere risate interiori.

Qualche altra idea in merito?

Giulio